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Martedì, 14 Luglio 2020

Il carisma inconfondibile di Teresa Timpano...: Ai giovani artisti calabresi auguro di 'contaminarsi'

“La mitologia non è una bugia, la mitologia è poesia, è metafora. E’ oltre le parole”, diceva Joseph Campbell.

Inoltre, per William Somerset Maugham “La tendenza al mito è innata nella razza umana. È la protesta romantica contro la banalità della vita quotidiana”. Tale protesta romantica, appassionata, viscerale, paragonabile al potere che le Muse conservavano e con cui donavano agli uomini la possibilità di parlare, di cantare, di creare, la ritroviamo nel carisma inconfondibile di Teresa Timpano, attrice di teatro, direttrice di Scena Nuda che torna con una nuova edizione del Festival Miti Contemporanei, dedicato all’arte del Teatro e del Mito greco.

Una cascata di capelli neri, morbidi e intrisi di delicatezza, in contrasto con la profondità di due occhi da dea guerriera.

 Ed è in quello sguardo che è possibile costatare l’amore di Teresa per il Teatro, ma da dove nasce questa forte passione?

“L’amore per il Teatro nasce fin dalla tenera età: ero molto piccola, avevo sette anni, vivevo a Gioia Tauro e con gli scout ho iniziato ad interpretare il personaggio Don Lolò Zirafa ne La Giara di Luigi Pirandello. Da lì è iniziato tutto. Ricordo di aver scritto su un diario segreto <<Io da grande farò l’attrice, ma di Teatro!>>. Avevo già dieci anni quando scrissi questo desiderio su quel diario, poi - man mano - crescendo, ho frequentato il teatro greco di Siracusa grazie alla mia famiglia e lì sicuramente è nato in me il grande amore per il Mito. Questo me lo sono portato dietro ad ogni mio passo, fino a quando a diciassette anni ho incontrato il Maestro Antonio Salines, a Reggio Calabria, grazie a un grande progetto delle Università che aveva organizzato l’Ardis al Teatro Siracusa: un laboratorio teatrale su Antigone, dove io interpretai proprio Antigone. Da lì partì tutta la mia formazione professionale poiché Salines mi preparò per entrare in accademia, anche se aspettai tre anni durante i quali ho conseguito una laurea in Scienze Agrarie e poi – appunto – sono partita per entrare all’Accademia Nico Pepe di Udine, dove mi diplomai qualche tempo dopo”.

Quanto dell’identità della nostra terra, della nostra città, ha contribuito ad avvicinarti all’arte del Teatro?

“Credo che l’identità della nostra terra, per me, corrisponda all’identità della mia famiglia e credo che abbia contribuito molto. C’è un grande amore per l’arte nel mio nucleo familiare e questo ha sostenuto sia me che mio fratello in questo grande slancio verso l’arte stessa. Sicuramente, poi, c’è una necessità interiore che nasce con me, che è un fuoco interno inspiegabile, visto proprio come una forza propulsiva che ti innerva, che rende l’arte indispensabile per la tua vita, per la tua esistenza”.

La collaborazione con la Grecia; quanto siamo simili e quanto siamo differenti nell’ambito artistico?

“Ho trovato molte similitudini con il mondo contemporaneo greco. È vero anche – però – che l’Italia ha sviluppato un rigore che la Grecia ancora non ha. C’è un bellissimo lavoro che, come gli italiani, gli attori greci dedicano allo studio dell’azione, del mestiere dell’attore, però c’è tutta una parte che riguarda la forma dell’attività in teatro che gli italiani hanno indubbiamente sviluppato meglio. La Grecia, come noi, ha una grande capacità di accoglienza, ma possiede – rispetto al mio sguardo – un punto in più. Confrontandoci con Atene, la capitale, è oggettivamente una città più cosmopolita, più avanzata ed è anche normale rispetto a Reggio Calabria. Abbiamo grandi possibilità di crescita e naturalmente il confronto con loro ci porta ad aprire ancora di più la visione. Possiedono un pubblico che per cultura va a teatro, che quando la sera esce va prima a teatro e poi a bere, quindi c’è un modo diverso di vedere questa grande arte, di sentirla. C’è questa routine di andare a teatro almeno una volta a settimana. In questo possiamo imparare da loro e continuare a sperare. Nel cuore ho una grande speranza, e questo tiene vivo tutto ciò che facciamo con Scena Nuda e anche come individui soggetti artistici”.

Un messaggio per i giovani artisti calabresi, sia a chi è andato altrove sia per chi ha deciso di restare?

“Agli artisti calabresi auguro sempre di contaminarsi molto, di essere responsabili, rigorosi e di formarsi quanto più possibile, all’estero e nella parte nord dell’Italia (da Roma in su), poiché vi sono le grandi accademie nazionali. C’è molto da fare, ma ci sono già soggetti molto importanti che si relazionano con grandi teatri internazionali, e io guardo il loro lavoro con ammirazione. Credo che i giovani, qui, possano avere un punto di riferimento in noi o in altri soggetti, ma poi debbano - almeno per alcuni anni - formarsi all’esterno della città per poi ritornare per ridare e creare, perché la città in questo momento non può offrire un’alta formazione e quindi i giovani devono essere spinti – almeno nel campo del Teatro – nell’istruzione esterna. È giusto non illudere i giovani, ma – contemporaneamente – dobbiamo permettergli di volare alto nella loro realizzazione per poi scegliere anche di tornare e continuare ad operare nella propria città. Solo l’alta formazione porta a grandi cose e solo il confronto, che destruttura e che rompe presunzioni, atteggiamenti formali, può portare a una profonda conoscenza di sé, alla costruzione di un’identità personale, ad un punto di vista forte che possa poi portare alla costruzione di qualcosa di unico, riconoscibile, senza paura”.

Tra dieci anni dove ti vedi?

“Tra dieci anni mi auguro di essere direttore di un teatro, non so se nella mia città o meno. Credo d’immaginarmi anche dentro produzioni molto importanti e con grandi investimenti artistici ed economici. Scena Nuda farà la sua parte. Certamente tenteremo di essere sempre più forti, soprattutto se sostenuti da Regione e Ministero. Anche dalle nostre forze istituzionali del territorio che sempre di più cresceranno e che potranno aver fede nel nostro lavoro artistico”.

Il Festival “Miti Contemporanei” è da poco partito e già vanta i primi grandi risultati.

“Il festival quest’anno ha fatto un’altra svolta: la qualità è aumentata. L’incontro con il teatro contemporaneo di Atene e la sua capostipite, Marianna Calvari, che è una delle esponenti del teatro contemporaneo nazionale greco, ha fatto la sua parte. Inoltre, all’interno c’è una grande artista che copriva il ruolo di Solange che è la direttrice dell’accademia nazionale di Atene, anche lei grande protagonista della scena nazionale greca. Poi La Tempesta di Shakespeare ha permesso a Scena Nuda e al Festival di aprire una relazione nazionale molto importante, dato che il Teatro stabile di Napoli è uno tra i più importanti nel panorama italiano e l’idea di continuare con loro ci stimola molto e ha un rilievo altissimo. Il Balletto di Roma ha creato una nuova possibilità: esplorare gli spazi come la Pinacoteca Civica con un altro stimolo. Quest’anno – devo dire –siamo riusciti ad avere un ottimo colloquio con le istituzioni locali, dando vita a nuovi livelli di relazione. Queste ultime hanno un ruolo di rilevante importanza per il sostegno di un Festival come questo, poiché basato molto sui beni storici della città di Reggio Calabria. Finalmente un incontro con persone che stanno in ascolto, che comprendono, che vogliono lottare insieme a noi, con le stesse forze, per ottenere risultati di alta qualità. Questo è un plauso anche a loro e un ringraziamento. Poi la Regione Calabria ha un grande funzione grazie al suo cofinanziamento. Fondamentali il direttivo e tutto il team di Scena Nuda, ai quali va detto un grande grazie. Lavoriamo tutto l’anno per ottenere un risultato importante come quello che stiamo riscontrando sui siti, quasi tutti in sold-out”.

 

*Foto “archivio fotografico Scena Nuda”