Un confronto ricco ha accompagnatola presentazione del volume dedicato a una delle personalità più significative del panorama architettonico del Novecento italiano.

L’incontro al Polo Culturale "Mattia Preti"
Si è svolto nella Sala Polo Culturale “Mattia Preti” di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria, l’incontro dedicato alla presentazione del volume di Rocco Romeo Stefania Filo Speziale. Conversazione con un’ombra di luce. L’iniziativa ha posto al centro dell’attenzione una delle figure più rilevanti del panorama culturale e architettonico del Novecento italiano.
A moderare l’appuntamento è stata la giornalista Marcella Giustra di Reggio Today, che ha accompagnato il confronto tra i relatori, offrendo al pubblico un’occasione di approfondimento sul profilo umano e professionale di Stefania Filo Speziale, prima donna laureata in Architettura all’Università degli Studi di Napoli Federico II.
I saluti istituzionali
Nel corso dell’incontro, a portare i saluti istituzionali è stato il capo di gabinetto Carmelo Nucera, intervenuto in rappresentanza del presidente del Consiglio regionale della Calabria Salvatore Cirillo. Nel suo intervento, Nucera si è soffermato in particolare sul rapporto tra architettura, formazione e territorio, richiamando il valore della presenza della storica Facoltà di Architettura a Reggio Calabria e sottolineando l’importanza di iniziative culturali capaci di rilanciare il legame tra sapere accademico, memoria e sviluppo della comunità. Un plauso è stato espresso per appuntamenti come questo, che contribuiscono a mantenere viva l’attenzione su figure e temi di grande rilievo.

Il dialogo con l’autore
Accanto a Rocco Romeo, hanno dialogato Franco Arcidiaco, presidente della Fondazione Corrado Alvaro, Paola Colace, già ordinario di Filologia classica all’Università degli Studi di Messina, Giovanna Caminiti, presidente della Commissione Pari opportunità dell’Ordine degli Architetti Ppc Reggio Calabria, e Francesco Rao, sociologo e docente universitario dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
Dai loro contributi è emersa la complessità di una figura che ha saputo unire rigore progettuale, sensibilità culturale e capacità di visione, affermandosi in un contesto accademico e professionale ancora largamente segnato da una prevalenza maschile.
Un volume tra ricerca e narrazione
Il libro di Rocco Romeo è stato presentato come un’opera che va oltre il perimetro del semplice studio tecnico, collocandosi in uno spazio di dialogo tra saggio, narrazione e racconto evocativo. Rientra nel novero delle cosiddette "interviste impossibili" a grandi personalità della cultura e delle professioni, già al centro della collana "Palepolis" della casa editrice Armando De Nigrisi editore.
Già nel titolo si coglie la volontà di restituire profondità a una presenza che, pur avendo avuto un ruolo determinante nella storia dell’architettura italiana, non ha ancora trovato un pieno riconoscimento nella coscienza collettiva. Attraverso documenti, testimonianze e un’attenta lettura critica, il volume ricostruisce il percorso di Stefania Filo Speziale, allieva di Marcello Canino e interprete autorevole della Scuola Napoletana di Architettura.
Il valore di una testimonianza femminile e civile
Nel corso dell’incontro è emerso con forza il profilo di una progettista capace di coniugare misura, equilibrio e originalità, dando forma a un linguaggio architettonico saldo e riconoscibile.

La sua vicenda personale e professionale è stata letta anche come simbolo di emancipazione intellettuale e civile. In questa prospettiva, Stefania Filo Speziale si conferma non soltanto come protagonista dell’architettura del suo tempo, ma anche come esempio di libertà, determinazione e visione.
Napoli e l’architettura come linguaggio umano
Nel dialogo con l’autore, i relatori hanno evidenziato come Napoli, nel libro, non sia soltanto uno sfondo, ma un organismo vivo, attraversato da contrasti e armonie, entro cui l’opera di Stefania Filo Speziale si radica e prende forma.
Ne è emersa l’idea di un’architettura intesa non solo come disciplina tecnica, ma come linguaggio umano, culturale e civile, capace di tenere insieme tradizione e modernità.

