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Martedì, 07 Dicembre 2021

Il Sud che salva l’Italia

Il Sud d’Italia ha in questo momento due problemi principali. Il primo è il lavoro che non c’è. Il secondo è un racconto che lo vede sempre come una palla al piede e non come una opportunità di crescita di tutto il Paese.

Il lavoro che non c’è dipende un po’ dalla storia, un po’ dalla geografia, un po’ dalla politica, un po’ dai meridionali. La storia è l’unità d’Italia fatta a danno del Sud. La geografia è una marginalità acuita nel tempo in cui si è affermata una concezione nordica della vita legata alla produttività come principale valore. La politica è quella serie infinita di decisioni e di scelte che hanno sacrificato il Sud sull’altare dello sviluppo del resto del Paese cui accodarsi come un vagone alla locomotiva. Meridionale è la incapacità di opporsi a questo disegno, il patto fra i ceti industriali del Nord e ceti politici del Sud per scambiare assistenza contro voti.

Il risultato di tutto questo sono le due Italie. E un divario, ai danni del Sud, del 40 per cento di prodotto e del 40 per cento di infrastrutture, col triplo della disoccupazione al Sud e il quadruplo della disoccupazione intellettuale, oltre al doppio delle famiglie a rischio di povertà. E con 80 mila giovani meridionali, quasi tutti diplomati o laureati, che ogni anno continuano il dramma dell’emigrazione cominciato a fine 1800 con <partono i bastimenti per terre assai lontane>, continuato verso le <terre al sole> durante il fascismo e con le <valigie di cartone> nel secondo dopoguerra.

Così si ha anche una differenza del 20 per cento nel tasso di occupazione fra Nord e Sud, cioè al Nord c’è la piena occupazione e al Sud un 20 per cento della popolazione che vorrebbe lavorare, potrebbe lavorare, sarebbe estremamente utile per tutto il Paese che lavorasse ma non lavora.

Su questo venti per cento si dovrebbe basare un nuovo racconto che non considerasse il Sud un parassita che vive alle spalle degli altri ma la riserva d’energia e di sviluppo dell’intero Paese, l’Eldorado di una nuova possibilità, la Terra Promessa in cui c’è una prateria di cose non fatte e di cose da fare, il West verso cui andare per rimettere in moto un’economia sfiatata. In due parole, il futuro d’Italia.

Un Paese che non vivesse sul rancore fra le sue due parti dovrebbe farlo, considerando anche che si sposta l’ombelico del mondo. Nel Mediterraneo passa il trenta per cento dei commerci del pianeta, sulla sponda meridionale del mare nostro  le <primavere> di Tunisia, Libia, Egitto non hanno portato l’attesa democrazia ma hanno rimesso popoli in cammino, con 160 milioni di giovani di meno di trent’anni che chiedono di tutto, dai prodotti alla formazione.

Ecco perché bisogna ricominciare da Sud, ecco perché solo il Sud potrà salvare l’Italia. Ecco perché prima lo si capisce meglio è per tutti. Ma lo devono capire anche i meridionali, e farlo capire agli altri. Si muovono fermenti nella società civile del Sud, si attivano gli intellettuali, sembrano sordi i politici. Così rischia di chiudersi di nuovo il cerchio chiuso da 150 anni.