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Mercoledì, 01 Dicembre 2021

Donne, storie di violenza e di silenzi

Claustrophobia courtesy di Loredana Guinicelli



Ci sono storie di quotidiana violenza sulle donne. In Calabria ce ne sono tante, forse troppe. Sono storie private. Di dolore, solitudine e paura. Paura soprattutto di raccontare, di denunciare, di subire ritorsioni ancora più gravi delle molestie e delle botte. Come quella di perdere tutto, anche i propri figli.
Non c’è un osservatorio sul fenomeno in Calabria, perché i casi sono e rimangono sommersi. Come nel resto d’Italia, fotografata da un’indagine Istat condotta nel 2006 attraverso interviste telefoniche. Dai dati emerge che le violenze sfiorano i 7 milioni, non denunciate nel 93,8% dei casi e replicate nel 67,4%. Inoltre, il 30,5% delle vittime non ne parla con nessuno.
Il percorso verso l’emersione e l’abbattimento di questo fenomeno è complesso ed ha molte sfaccettature. Parte dall’intimo di un’anima violata e non si infrange se il muro di solidarietà non è più forte della violenza subita. E’ un percorso che richiede impegno. E soprattutto credibilità giuridica, politica e sociale. Le donne devono sentire che possono trovare protezione nelle istituzioni. Che vivono in una società che sostiene le proprie scelte, coraggiose. Che possono ottenere giustizia.
Con questo obiettivo, in Calabria, è scesa in campo la Commissione Regionale Pari Opportunità, che ha proposto e sottoscritto una convenzione con l’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria in base alla quale le donne, dopo aver presentato denuncia per aggressione, fisica o psicologica, potranno rivolgersi all'Ordine per ricevere assistenza gratuita. Alla firma del protocollo erano presenti, insieme alla presidente della Commissione regionale, Giovanna Cusumano, anche i prefetti di Catanzaro e Reggio Calabria, Antonio Reppucci e Vittorio Piscitelli e i magistrati Adriana Fimiani, Filippo Leonardo e Rodolfo Palermo. “Abbiamo coinvolto la magistratura e la prefettura per rivestire di ulteriore autorevolezza il progetto – spiega  Cusumano – per la sua valenza sociale e perché segna l’avvio di un tavolo tecnico per l’attuazione di azioni collaterali finalizzate all’emersione del sommerso.Il Consiglio regionale ha accolto la nostra proposta di costituirsi parte civile nei processi contro le violenze. Adesso dobbiamo assumerci la responsabilità di avvicinare le istituzioni alle vittime non solo nella condivisione del percorso processuale, ma anche con azioni sinergiche in grado di incidere con forza nella nostra cultura sociale”.

Anima courtesy di Loredana Guinicelli



Già, perché l’evoluzione legislativa della repressione, seppur recente, non è stata seguita da una parallela evoluzione della società. “Il caso di Anna Maria Scarfò è l’emblema della nostra arretratezza culturale - continua la Presidente - la comunità di San Martino di Taurianova si è schierata in difesa degli stupratori. Segno che la nostra è una realtà dove ancora vengono sabotate le indagini e le donne vengono messe a tacere. La magistratura deve intervenire con forza nella repressione e le istituzioni devono fare la propria parte perché le vittime possano uscire dal silenzio che le soffoca”.
La Commissione avrà il compito di segnalare il caso, prenderlo in carico, monitorare e garantire l’applicazione della convenzione. Fungerà da trait d'union tra la società e la magistratura. Il protocollo è pilota anche per gli altri ordini calabresi, già invitati a redigere una convenzione con lo stesso oggetto. Grande attenzione verrà riposta alla professionalità degli avvocati. In venti, in Calabria, hanno completato il corso, coordinato da Stella Ciarletta, consigliera regionale di parità, organizzato dalla Fondazione dell’Avvocatura Italiana in attuazione del protocollo d’intesa col Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Adesso si potrebbe avviare un ciclo virtuoso, con i professionisti formati che diventino formatori di nuovi adepti”, conclude  Cusumano. E magari, si potrebbe immaginare che lo sviluppo delle competenze diventi complice di una nuova presa di coscienza. “La più grande debolezza della violenza è l'essere una spirale discendente che dà vita proprio alle cose che cerca di distruggere. Invece di diminuire il male, lo moltiplica”: Martin Luther King.