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Lunedì, 18 Ottobre 2021

Le donne calabresi e i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza

L’inserimento dell’endometriosi nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) schiude nuove tutele e cure gratuite per le donne affette da questa patologia cronica e invalidante. Se ne è parlato al convegno “La salute è un diritto di tutti: le donne L’inserimento dell’endometriosi nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) schiude nuove tutele e cure gratuite per le donne affette da questa patologia cronica e invalidante. Se ne è parlato al convegno “La salute è un diritto di tutti: le donne calabresi e i nuovi LEA”, promosso dalla dott.ssa Margherita Iellamo (responsabile UNC Salute e Benessere - Endometriosi e dolore pelvico) e dall’ottima équipe della Casa di Cura “Villa Aurora” di Reggio Calabra dove, da più di un ventennio, esiste un importante punto di riferimento sanitario, diretto dal dott. Rosario Idotta.lea
Una occasione per fare il punto - alla presenza di rappresentanti delle Istituzioni,  della dirigenza sanitaria territoriale, dei medici e del personale del comparto - sui passaggi amministrativi necessari per rendere pienamente operativa in Calabria la nuova disciplina introdotta dal Governo nazionale. Una disciplina che è l’esito di più di quindici anni di dure ed intense battaglie da parte delle associazioni dei pazienti impegnate a sensibilizzare la comunità sull’endometriosi (da endo=dentro e metra=utero) e ad innalzare il livello di conoscenza della malattia nonché degli strumenti medico-diagnostici più all’avanguardia per una migliore qualità della vita della donna sotto i diversi profili: personale, familiare, professionale, sessuale.
Ci troviamo infatti dinanzi ad una patologia sottovalutata nei suoi diversi risvolti e implicazioni, rispetto alla quale, per molto tempo, è mancata la giusta informazione.
I dati sono significativi: ne soffrono oltre 3 milioni di donne in Italia, 150 milioni nel mondo.
Patologia cronica e invalidante, l’endometriosi è una malattia difficile da diagnosticare che coinvolge gli organi riproduttivi, ma che può propagarsi con le sue “metastasi” fino a raggiungere, talvolta, i polmoni e il cervello.
Importante far riferimento a centri specializzati come quello di “Villa Aurora” dove opera un team ormai collaudato e ben affiatato diretto dal dott. Rosario Idotta (Responsabile Chirurgia Ginecologica - Esperto in prevenzione e cura dell’endometriosi), e composto anche dai dottori Angela Puntorieri (biologa patologa clinica), la quale ha evidenziato “l’importanza dell’ascolto della donna e della nuova diagnosi clinica con l’utilizzo e la lettura di marcatori che indirizzano all’individuazione della patologia”; Paolo Scopelliti (ginecologo ecografista) che “ha sollecitato le Istituzioni perché si adoperino a realizzare percorsi diagnostici a favore delle donne affette da Endometriosi” ed Eva Gerace (psicologa, autrice di un libro nel quale vengono individuati i principali segnali premonitori dell’endometriosi, al fine di una diagnosi precoce).
Questa realtà sanitaria opera in stretta sinergia con la responsabile UNC Salute e Benessere - Endometriosi e dolore pelvico, dott.ssa Margherita Iellamo. Una “squadra” al servizio delle donne che si occupa di prevenzione, autoconsapevolezzae autogestione della patologia, oltre ovviamente al percorso di diagnosi e terapia chirurgica e farmacologica.
Il convegno informativo è stato, fra l’altro, occasione per un confronto con il neo Direttore generale dell’ASP di Reggio Calabria, dott.re Giacomo Brancati sui diritti delle donne affette da questa patologia.
Esenzione ticket, prestazioni gratuite garantite e relativi iter burocratici per esercitare quel diritto alla salute, sancito dalla Costituzione italiana in una regione come la Calabria in cui l’endometriosi è una scomoda compagna di viaggio alla stessa stregua di quanto vivono le altre donne nelle diverse regioni del Paese. Con una differenza sostanziale però: le realtà più virtuose e avanzate possono contare su strutture più efficienti, su una migliore organizzazione e una multidisciplinarietà piena ed attenta, e soprattutto su una comunicazione a 360° tra medici e istituzioni al servizio del cittadino.
Nel suo intervento, il Commissario Brancati ha evidenziato “la non attuazione delle prestazioni spettanti, in mancanza del decreto attuativo della Giunta regionale. A creare disagi - ha dichiarato - è soprattutto una cattiva organizzazione sia centrale che periferica dei luoghi deputati al servizio del malato. La Calabria, commissariata per sforamento delle spese sanitarie, ad oggi non ha potuto investire in prevenzione su nuove patologie per mancanza di fondi. Quindi, si trova indietro rispetto alle regioni virtuose in materia di screening preventivi, come peraltro si evince dai dati forniti dal Ministero della Salute, riferiti all’anno 2014. Servirà pertanto recuperare il tempo perduto per garantire a tutti i calabresi la prevenzione, come stabilito dall’aggiornamento dei LEA, ed in tal senso, sarà necessario l’interessamento di tutti gli attori coinvolti”.
Anche il tema del divario tra Nord e Sud, è stato al centro dell’incontro che ha visto la partecipazione, fra gli altri, del consigliere comunale dott.re Valerio Misefari, il quale “ha garantito la disponibilità dell’amministrazione Comunale sebbene esistano limiti giuridici di operatività nel settore sanitario”; del dott. Francesco Battaglia neoprimario del reparto di Ginecologia del Grande Ospedale Metropolitano B.M.M. di Reggio Calabria che “ha lamentato l’insufficienza di personale rispetto ai carichi di lavoro - raddoppiati dopo la soppressione dei punti nascita della provincia di Reggio Calabria - di un reparto che dispiega il suo impegno anche sul fronte della prevenzione e della terapia delle patologie dell’apparato genitale femminile”; della pedagogista, dott.ssa Francesca Cartellà che “ha evidenziato le conseguenze della malattia sulla psiche, sulla vita di coppia, sul lavoro e sulle vita relazionale”; della farmacista dott.ssa Simonetta Neri e del dott. Saverio Cuoco presidente regionale UNC Calabria.
Il messaggio veicolato è stato anche quello della battaglia contro il dolore, nemico numero uno della donna, assieme all’importanza della prevenzione, prioritaria nel lavoro di squadra che deve accompagnare la donna e non farla sentire più sola, operando quel cambiamento radicale a livello culturale e organizzativo che garantisca una migliore qualità della vita.