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Venerdì, 17 Settembre 2021

“Curare ilmale ma anche il paziente”. Una calabrese alla guida del day hospital di ematologia al Sant’Andrea di Roma

Maria Antonietta Aloe Spiriti è medico responsabile del reparto Day Hospital di Ematologia dell’ospedale Sant’Andrea nonché docente di ematologia presso la Facoltà di Medicina e Psicologia "La Sapienza" di Roma.

La dottoressa Maria Antonietta Aloe Spiriti La dottoressa Maria Antonietta Aloe Spiriti


Nata a Cosenza e cresciuta tra Messina e Padova, dove ha studiato, attualmente è coinvolta in un progetto che prevede il miglioramento della qualità della vita del paziente emato-oncologico. Un lavoro duro, che ogni giorno mette a nudo drammi e sentimenti familiari che la dottoressa Aloe Spiriti affronta con la grinta e la forza che caratterizza ogni calabrese. La sua è una disponibilità completa nei confronti dei pazienti, per i quali si mette a completa disposizione. L’abbiamo incontrato nella sua casa romana e ci ha raccontato un po’ di lei e delle sue speranze.

Dottoressa lei ricopre un ruolo di grande responsabilità all’interno di una struttura come il Sant’Andrea di Roma oltre che essere docente alla Sapienza. Quanto è stato difficile in questo suo percorso essere calabrese?

“E’ stato difficile perché diciamo che c’è sempre il discorso di terroni rispetto ai polentoni. Io fra l’altro sono andata via dalla Calabria quando avevo sedici anni, ho finito i miei studi a Messina e poi mi sono trasferita a Pavia per concludere l’Università. E anche qui è stato molto difficile inserirmi come dicono loro “da terrona”. Devo però dire che il modo di fare calabrese, questo grande spirito di cordialità fra i colleghi e poi soprattutto di umanità fra i pazienti mi ha aiutato molto perché io penso che comunque i calabresi hanno questa grande capacità di farti sentire parte integrante di qualsiasi cosa. C’è qualcosa di speciale, sia come empatia che come modo di comunicare con i pazienti, anche all’interno delle strutture ospedaliere o ancora come docente, che fa accettare qualsiasi cosa. Io ho ricevuto tante lettere dai miei studenti proprio per il rapporto che sono riuscita ad instaurare con loro. Molti dei quali calabresi. Questoperò mi ha aiutato molto, perché il calabrese è sempre il calabrese, tra virgolette, ed è colui che ha sempre una marcia in più da una parte ma una marcia in meno dall’altra.”

Qual è il suo rapporto con la Calabria?

Ospedale Sant’Andrea di Roma Ospedale Sant’Andrea di Roma


“Il mio è un rapporto di grande nostalgia. Proprio in questi giorni pensavo che probabilmente, se dovessi tornare indietro, forse mi rendo conto che non è giusto andare via da un posto che in fondo avrebbe bisogno di essere aiutato a migliorarsi e che ha davvero moltissime possibilità di sviluppo. Purtroppo gli impegni che mi impediscono di tornare spesso in Calabria sono tanti, però collaboro con diversi colleghi calabresi sia di Cosenza che di Reggio Calabria e in maniera particolare con la dottoressa Oliva che è una ematologa di Reggio Calabria con la quale condivido tantissimi lavori, tante iniziative e tanti progetti. Noi insieme ci siamo molto occupate di quella che è la qualità della vita del paziente e ci interessa ad entrambe moltissimo questo aspetto.”

Attualmente ha in cantiere progetti e prospettive future per quanto riguarda anche la Calabria?

“Il mio ultimo progetto è quello di creare una rete che si occupi del paziente nella sua complessità. Fino a qualche anno fa noi pensavamo di più alla cura del tumore come malattia , oggi pensiamo di più alla cura del paziente e cioè non soltanto a curare i sintomi legati alla malattia ma anche i sintomi legati alla chemioterapia. Questo prevede come attori non solo l’oncologo e l’ematologo, perché è appunto un progetto onco-ematologico, ma prevede anche la collaborazione e il coinvolgimento del medico di medicina generale e il medico del territorio. I territori che verranno presi in considerazione saranno tanti e in diverse regioni.

Università "La Sapienza" di Roma Università "La Sapienza" di Roma


Attualmente stiamo iniziando a lavorare con questo progetto pilota assieme al prof. Marchetti che è un oncologo di grande fama e speriamo di poterlo poi presto espandere con la nostra esperienza anche ad altre regioni e la Calabria ovviamente mi starebbe molto a cuore.”

Lei ha un curriculum di tutto rispetto: una laurea in medicina e chirurgia, una specializzazione in pediatria e una in ematologia clinica. Riguardando al suo passato, ha qualche rimpianto?

“Non ho rimpianti perché questa è un’attività che mi piace molto. Forse l’unico rimpianto è quello di non aver cercato di lavorare già da prima di più sull’aspetto della qualità di vita del paziente perché è un problema importantissimo che stiamo verificando solo adesso. Nei tempi passati si pensava di più alla sua cura, ma proprio perché oggi c’è un allungamento della vita bisogna studiare bene anche questo aspetto ed aiutare l’ammalato non solo a vivere, ma a vivere bene. Ed io invece, in tutte le mie ricerche iniziali, ho lavorato molto sulle leucemie, anche su quelle dei bambini, ma solo sulla malattia. Oggi invece mi voglio prendere cura del malato che è una cosa diversa . L’aspetto psicologico e l’aspetto familiare contano tanto, ci sono dei grossi problemi quando un familiare si ammala di tumore e di malattia ematologica: è la famiglia ad ammalarsi assieme al paziente. Ci sono i figli, i più piccoli, che vogliono sapere cosa sta succedendo, si trovano sperduti, spauriti e dunque è su tutta questa parte che noi oggi stiamo lavorando e cercando di mettere in atto.”

Cosa vorrebbe dire a tutti i Calabresi che affrontano un momento di difficoltà?

“Io spero veramente di poter dare di più alla Calabria e ai Calabresi e lo faccio dicendo a tutti che io sono disponibile sempre, anche se sono a Roma, io ci sono per guidare i pazienti. Perché un altro grosso problema del paziente che vive in un ambiente diverso dalla grande città e non sapere a chi rivolgersi. E questo credo che sia un aspetto che andrebbe valutato molto bene avendo sempre dei punti di riferimento ai quali rivolgersi anche solo addirittura per la scelta del medico di famiglia. E avendo io un’esperienza trentennale mi sento di poter essere d’aiuto per i calabresi per poterli guidare in scelte tante volte difficili. In realtà, sarebbe bello far avere un riferimento al paziente, come se ci fosse un punto informativo dove potersi rivolgere per avere qualsiasi tipo di informazione. Mi piacerebbe poter fare questo discorso insieme alla regione Calabria come già stiamo facendo con la regione Lazio, per poter guidare ilpaziente nel migliore dei modi assicurandogli anche la cura nel loro ambiente con la continuità ospedale – domicilio, ospedale-territorio, ospedale-medico di medicina generale. In Calabria io penso che ci siano delle persone assolutamente capaci di fare tutto ciò.”