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Lunedì, 06 Dicembre 2021

Garibaldi nel 1862 a Melito Porto Salvo? Sbagliato! Il generale sbarcò a Montebello Jonico

Contrariamente a quanto riportano i testi di storia e la saggistica più varia, Garibaldi sbarcò a Montebello Jonico non a Melito di Porto Salvo. Ad affermarlo gli studi del professore Luigi Sclapari della Deputazione di Storia Patria, che spiegano, senza Contrariamente a quanto riportano i testi di storia e la saggistica più varia, Garibaldi sbarcò a Montebello Jonico non a Melito di Porto Salvo. Ad affermarlo gli studi del professore Luigi Sclapari della Deputazione di Storia Patria, che spiegano, senza alcun dubbio, che il secondo sbarco di Garibaldi, riferito al 25 agosto del 1862, avvenne a Pietra Falcone, alla foce del torrente omonimo, nelle coste della frazione S. Elia di Montebello Jonico e non a Melito di Porto Salvo.

Luigi Sclapari


Una puntualizzazione significativa quella dello storico Sclapari, basata non su supposizioni personali, ma su documenti certi scritti dai memorialisti storici che hanno vissuto a contatto con Giuseppe Garibaldi.
È il caso di Celestino Bianchi, autore del libro di memorie “I martiri d’Aspromonte”, pubblicato a Milano nel 1863, un anno dopo lo sbarco avvenuto in località Pietra Falcone di Montebello Jonico. Bianchi, in merito alla presenza delle camicie rosse sulla costa calabrese così scriveva: “La notte era ancora alta quando il convoglio giunse in vista di Pietra Falcone, bentosto, assicurati con le corde, i vapori alla spiaggia, i volontari procedettero allo sbarco che seguì con bastante ordine. L’operazione durò lungamente avendo dovuto servirsi delle sole tre lance affrancate ai fianchi delle duenavi. Solo verso mezzodì tutti i corpi pervennero a raggiungere la terra e il trasporto del materiale richiedeva altresì una perdita di tempo considerevole”.
Ed ancora Franco Mistrali, garibaldino al seguito della seconda spedizione di Garibaldi, così si esprimeva: “Dopo una traversata terribile, nella quale il Dispaccio, una delle due navi che trasportava i Garibaldini, si giunse in vista di terra alle ore 4 e un quarto del mattino. Si sbarcò a Pietro Falcone. Uno dei vapori, l’Abatucci aveva sofferto una piccola avaria avvicinandosi troppo alla spiaggia. Si assicurarono i vapori alla spiaggia per mezzo di corde. Il generale sbarco il primo e immediatamente si pose in cammino a piedi seguito da alcuni ufficiali alla volta di Melito, villaggio a due miglia circa di distanza”.

Luigi Sclapari


Altri documenti tratti  sempre dallo storico Luigi Sclapari presso l’Archivio di Stato di Palermo evidenziano la verità storica in merito al secondo sbarco di Garibaldi.Dati incrociati che portano al medesimo risultato: Garibaldi nel 1862 sbarcò a Montebello Jonico. Tra le carte, un importante contributo proviene dal dottore Giuseppe Basile, medico personale del generale Giuseppe Garibaldi, il quale affermava che lo sbarco avvenne a Rocca Falcone, ossia Pietra Falcone.
Nel suo diario Basile, infatti, affermava che “Sono sbarcati ad un miglio di distanza circa, dal punto in cui Garibaldi sbarcò con Bixio nel 1860, a Rocca Falcone.  Il giorno dopo l’ambulanza partì da Melito alla volta di Lazzaro, via mare”.
Un altro storico calabrese, Vittorio Visalli, scriveva “L’aurora del 25 agosto vide i garibaldini che sbarcavano lentamente sull’estrema punta d’Italia sulla spiaggia di Pizzo Falcone, due miglia e mezzo a ponente di Melito Porto Salvo”.
Lo storico Sclapari precisa che non vi è differenza tra Pizzo, Pietra o Pietro Falcone, poiché era diffuso nel passato usare i diversi termini per indicare lo stesso luogo. Tale abitudine era diffusa, soprattutto tra i pescatori ed i contadini i quali indicavano la foce del torrente Falcone con termini diversi se pur prossimi.
Anni di dura ricerca, quella dello storico Sclapari, che ha confutato un dato falso e fatto chiarezza definitivamente  su un evento alquanto significativo che merita, come dice lo stesso storico, rispetto e valorizzazione da parte di chi amministra il Comune.
Il professore Sclapari attento ricercatore storico, da sempre impegnato in complessi studi riferiti all’area dell’antica Grecia e non solo, mira a dare il proprio contributo al territorio attraverso la cultura. Recentemente ha pubblicato il libro “Grecità di Montebello Jonico” (Arti Grafiche Edizioni).
E’ anche autore di numerosissimi articoli di carattere storico frutto di lunghe ricerche presso i diversi archivi di Stato.
Alla domanda sul perché ha profuso tante energie su questa ricerca, Sclapari risponde con la locuzione latina indicata da Socrate: “Amicus Plato, sed magis amica veritas” ossia, mi è amico Platone, però mi è più amica la verità.

Vincenzo Malacrinò