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Venerdì, 24 Settembre 2021

“Chi vuole la macroregione deve modificare la Costituzione”

A colloquio con il  prof  Luigi Ventura: direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche e ordinario di diritto costituzionale all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro. Quando gli viene fatto notare che potrebbe delinearsi una continuità tra lui, direttore del Dipartimento di Scienze A colloquio con il  prof  Luigi Ventura: direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche e ordinario di diritto costituzionale all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro. Quando gli viene fatto notare che potrebbe delinearsi una continuità tra lui, direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche alla “Magna Graecia” e ordinario di diritto costituzionale, e il grande Temistocle Martines, a sua volta debitore di dottrina verso Costantino Mortati, calabrese e anche arbëreshë,  Luigi Ventura si scioglie in una risatina di diniego e spiega: «No, no, troppa grazia. E’ che i maestri non sono né calabresi né lombardi.

Il prof. Luigi Ventura. direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche e ordinario di diritto costituzionale all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro


I maestri sono universali. Detto questo, naturalmente, io mi sento un epigono di Martines. Ma affermo solennemente che non c’è partita, tra il valore di Mortati - uno dei più insigni costituzionalisti del XX secolo - o quello di Martines – autore dalla bibliografia sterminata  - e il sottoscritto. Loro erano dei geni del diritto costituzionale, al cui cospetto mi reputo un artigiano. Anche se mi trovo ad aggiornare il manuale di Diritto pubblico di Martines».

Il  disegno di legge costituzionale di modifica del Titolo V della Costituzione approntato dal  governo Monti è rimasto intrappolato nel susseguirsi  degli eventi che hanno portato alle elezioni anticipate. Nel pieno esplodere di scandali “regionali”, quella proposta di riforma è sembrata imprimere una svolta centralista e imporre uno stop all’avanzare del decentramento. E’ dello stesso avviso?

Sono dell’opinione, già da parecchi anni, che non è dato, in natura, un federalismo per scissione.  Il federalismo nasce per aggregazione, come è avvenuto negli Stati Uniti d’America, come è venuto in Germania.  Qui si parla di federalismo, per parlare di autonomia. E debbo dire, poiché sono un po’ “ancien regime”, che il vecchio titolo V, quello scritto dai costituenti, era più chiaro nel riparto delle competenze tra Stato e  Regione. Poi, nel 2001, è stato inserito quello che più che altro è un “totem”  dl federalismo, ad opera di ambedue le formazioni politiche nel momento più in auge del bipolarismo muscolare. Ora, fra i costituzionalisti emerge persino una cosa che non interessa  a nessuno, se non a noi: si è sfregiata la “forma” della Costituzione. Se si legge con attenzione l’art. 117, sembra un regolamento di condominio.  Tanto che la Corte costituzionale, per una sorta di parallelismo rovesciato, è dovuta intervenire per riformare la riforma. Perché con il vecchio titolo V, ai sensi dell’art. 118, la Regione aveva potestà amministrativa laddove avesse potestà legislativa. Data la confusione del titolo V, con la notoria sovrapposizione di competenze, la Corte costituzionale ha dovuto ribaltare questa situazione, e dire in sentenza che la Regione ha potestà legislativa laddove ha potestà amministrativa. Il che, se mi si passa il termine, è un  aborto di madre natura.  Anche da questi nonsense nasce la spinta di Monti a ridisegnare il titolo V in senso centralista. Porto un esempio, che ho avuto modo di esprimere anche nella Commissione bicamerale sulla riforma istituzionale, concernente un tema che tocca tutti: la sanità. Qui si parla molto di  “livelli essenziali”, per sottintendere “livelli minimi essenziali”, che verrebbero garantiti. Ma poiché sono un cultore dei principi supremi, l’art. 3 Cost, secondo comma, prevede, a mio avviso, che venga garantito il massimo di livello possibile, non il minimo o essenziale.

A proposito, tra le mille declinazioni di  federalismo, di recente si è coniato anche il termine  “federalismo insalubre”, riferito alle evidenti discrepanze tra i servizi resi  Regioni come Lombardia o Calabria. Che ne pensa?

Palazzo Madama secondo alcune proposte di riforma dovrebbe diventare la camera delle regioni


Esatto. Ma non voglio neanche procedere alla difesa d’ufficio del Sud. Ilproblema è che sono un antico cultore del sistema sanitario nazionale. Detto questo, è chiaro che i politici faranno quel che vogliono fare. Ma sul federalismo, o autonomia come sarebbe meglio dire, una volta ho scritto: “l’autonomia è un concetto nobile, sporcato dalla politica”. Un concetto per il quale  ci sono popoli che prestano il loro e l’altrui sangue, e lo fanno  per ottenere l’autonomia, neanche per la sovranità. Perché il federalismo si ha con Stati sovrani che cedono parte della loro sovranità. Non il federalismo all’italiana che non c’entra niente, che si potrebbe definire meglio e più propriamente: autonomia politica, autonomia legislativa, autonomia amministrativa, autonomia finanziaria. Per scendere sul pratico, uno dei cardini del federalismo presuppone che sia meglio che le tasse siano stabilite dagli Enti più vicini al territorio, perché la loro responsabilità si presuppone possa diventare maggiore. C’è un solo esempio in cui ciò è avvenuto? Con la complicazione, tutta italiana, che a parte ogni eventuale responsabilità penale in capo ai diversi scandali, spesso non viene neanche ravvisata la responsabilità politica. Sicuramente anche questo fiorire di scandali ha contribuito a spingere il governo Monti a quella risoluzione. Per non parlare d’altro. Prendiamo le  Province. La Costituzione, quella non  modificata, prevedeva la loro cancellazione nel giro di cinque anni, a partire dal 1948.  E’ per questa sovrapposizione di mala gestione, di corruzione e di incompiutezza che oggi, per una sorta di eterogenesi dei fini, ci si trova davanti a una spinta di tipo centralista.

Lei ama parlare di “federalismo all’amatriciana”… Per dire che è un piatto molto saporito, oppure cucinato in modo fin troppo casereccio?

E’ solo una battuta, che non vuole essere irriverente. Ma sì, corrisponde all’idea che mi sono fatta del federalismo all’italiana.

Secondo lei, dal punto di vista dell’ordinamento costituzionale, anche a voler restringer il campo sul Titolo V, è prevedibile una macroregione Nord, così come prospettata dalla Lega?

Beh, per la macroregione occorre procedere prima a una modifica della Costituzione. Non è che si può modificare il numero delle Regioni senza fare una legge di rango costituzionale. Ma nel momento che stiamo vivendo, in cui ci sono forze, Capo dello Stato in prima linea, che chiedono responsabilità, non so, non lo sa nessuno, se sarà fatto un governo, che tipo di governo, se resterà in carica l’attuale… Ma si può pensare, chiedo,  che  sia la macroregione  il problema più importante, in questa fase? Qualunque cosa, poi, da innaturale finisce che diventa  normale, se si persevera con un tipo di linguaggio che, per esempio, paragona la magistratura ad una mafia peggiore di quella di Chicago”. Lo dicessi io, poiché sono soggetto a procedimento penale, me ne intesterebbero immediatamente uno. Nei paesi civili, vige il contempt of court, l’oltraggio alla Corte.  Si usa, qui, un linguaggio non adeguato all’etica condivisa, ma che, ripetuto, entra in qualche modo nel circuito. D’altra parte la secessione è un problema  di diritto penale, e questa cosa non è stata detta. Se lo Stato la accetta, va bene. Se lo Stato non l’accetta, manda le truppe. E’ mai possibile sostenere, e in questo caso c’è la secessione di fatto, che il 75% delle tasse deve rimanere al Nord?  E come la mettiamo con l’art. 2 Cost, il principio di solidarietà politica, economica e sociale, che non è solidarietà tra uomini, tra me e lei, è una solidarietà di sistema, tra parti geopolitiche dello Stato.  Se si accetta l’ipotesi maroniana,  salta tutto. In tutta sincerità, però,  credo che non se ne farà nulla

Lei ha scritto molto sui temi concernenti l’art. 54 Cost, che chiude, in modo esemplare, la prima parte della Carta, dei diritti e dei doveri. E che in modo lapidario prescrive, per i titolari di incarichi pubblici, a tutti i livelli, “disciplina e onore”. Quale delle due aspettative, secondo lei, è stata più disattesa?

Per dire il vero, me ne sto ancora occupando. Sull’argomento sto scrivendo un saggio in un volume collettaneo che sarà presto a stampa e che ho dovuto aggiornare su alcune cose che sono avvenute proprio in questi giorni. Mi chiede se è venuta meno in misura preponderante la disciplina o l’onore. Le rispondo: tutti e due sono stati calpestati. Perché non c’è rigore, disciplina ed etica repubblicana. Potrei fare tanti esempi. Ho già scritto un libro a commento dell’art. 54, perché è la norma più disapplicata della Costituzione repubblicana.  Il problema è che la legge va sempre rispettata. Faccio due esempi. In Danimarca, e nei Paesi nordici, se ci si ferma allo stop, venti centimetri dopo la linea, gli altri conducenti ti guardano in malo modo: è la reazione che noi elaboriamo nel concetto di “riprovazione sociale”. Altro esempio: sono andato a pescare a Capo Nord, punta settentrionale della Norvegia, invitato dall’albergatore, grato per averlo scelto per due anni di seguito. Ero ebbro di gioia, e pescavo, e prendevo dei bei merluzzi, a ogni calata. A un certo punto mi giro e vedo che gli altri che mi accompagnavano, dopo aver riempito la cesta, ributtavano in acqua il pesce preso all’amo. Perché, mi hanno informato, il governo norvegese, che da Capo Nord è a migliaia di chilometri più a Sud, non consente, per quattro persone, di pescare più della cesta regolamentare. Per rispettare le leggi non hanno bisogno del guardiano, del vigile del mare, si auto regolamentano. Cioè rispettano le leggi. Questa scissione, codificata da noi nel dibattito pubblico, tra società civile e società politica, è quanto di più falso si possa elaborare. Perché la società politica è espressione, con proporzionale geometrica, della società civile. Noi eleggiamo i nostri rappresentanti, noi li mandiamo lì. È in più, c’è una forma di identificazione con chi, essendo al potere, predica la violazione delle leggi o addirittura le viola.

Sull’onda del successo del Movimento 5 Stelle nel dibattito politico è finito un altro articolo della Costituzione, il 67: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Grillo sembra essere favorevole al vincolo di mandato.  Il costituzionalista cosa ne pensa?

La mancanza di vincolo di mandato nasce con i Parlamenti, per proteggere i parlamentari. Non è nemmeno vero che sempre succede, anche se eticamente può esser criticabile, che si cambia campo perché si è cambiata idea. Può anche essere che sia il partito ad avere acquisito caratteri che non rispondono più ai criteri per cui si è stati eletti. Andrei molto cauto. Francamente, non vorrei che, per far contento  Grillo, si portasse a compimento un altro sbrego alla Costituzione.