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Giovedì, 17 Giugno 2021

“Educare, non reprimere: questa è la missione della Chiesa…”

Parla Monsignor Vittorio Mondello, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria  - Bova e presidente della Conferenza Episcopale Calabria. Nato a Messina, è diventato sacerdote nel 1960, la sua attività episcopale, ebbe inizio nella città di origine come vescovo ausiliare. Il cardinale Parla Monsignor Vittorio Mondello, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria  - Bova e presidente della Conferenza Episcopale Calabria. Nato a Messina, è diventato sacerdote nel 1960, la sua attività episcopale, ebbe inizio nella città di origine come vescovo ausiliare. Il cardinale arcivescovo di Palermo, Salvatore Pappalardo, poi, nel 1978, lo ordinò arcivescovo.

Monsignor Vittorio Mondello, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria


Dopo gli anni passati alla guida della chiesa di Caltagirone, il 28 luglio del 1990, papa Giovanni Paolo II, lo scelse come successore di Monsignor Aurelio Sorrentino, per dirigere la diocesi di Reggio Calabria – Bova.

Lo scorso 21 gennaio, ha celebrato i 35 di episcopato, di cui venti da arcivescovo in Calabria, un traguardo prestigioso, che il presule ha voluto condividere con l’intera comunità cristiana: “Sono tante le memorie di questi 35 anni di episcopato. Ricordo il giorno della mia ordinazione episcopale, ancora giovane ad appena 40 anni, ma anche l’esperienza vissuta da vescovo ausiliare prima a Messina e poi per 7 anni, come vescovo a Caltagirone, di cui ho un’immagine indelebile per l’affetto e la vicinanza dimostrati negli anni dai fedeli, quindi i 20 anni e 4 mesi passati qui a Reggio Calabria, dove ho trovato altrettanta solidarietà e vicinanza. Ci sono stati momenti esaltanti e altri difficili, ma tutti sono stati una grazia del Signore, perché  mi hanno permesso di arrivare a questo traguardo. Le mie sono parole di ringraziamento nei confronti del Signore, che ha sempre guidato e continua a guidare il mio cammino. L’ impegno che ho assunto, mi ha fatto sperimentare giorno per giorno, l’amore di Dio e  il suo sostegno, ma anche  il suo intervento a completare o a correggere i miei errori o il mio operato”.

Ha presenziato lo scorso mercoledì 23 gennaio, all’incontro in Vaticano con Papa Benedetto XVI,  per la Visita ad limina.  Un momento di comunione pastorale, che si è svolto ogni cinque anni, ed a cui hanno partecipato i vescovi di tutto il mondo, per presentare le problematiche delle singole regioni ecclesiastiche. Che cosa  può dirci?

La Visita ad limina (Ad limina apostolorum) è una norma plurisecolare che è servita a  scandire l’incontro che ogni cinque anni, i vescovi di tutto il mondo, hanno tenuto a Roma, dinanzi al pontefice per discutere dei problemi delle singole diocesi. Ogni vescovo, infatti, deve stilare una relazione formata da ventitré capitoli, incentrata sulla realtà religiosa, sociale e culturale della propria diocesi, che deve essere poi inviata al Vaticano, prima dell’incontro con il santo padre. Quest’anno, per la Calabria sono state fissate due giornate di udienza. I vescovi delle dodici diocesi calabresi, sono stati ricevuti dal pontefice a gruppi di sei, per presentare e dialogare con il papa sulle problematiche emergenti nelle nostre diocesi.

Quali sono i problemi comuni e più gravi che sono stati rinvenuti, dal punto di vista della Chiesa, nelle diocesi calabresi e qual è stato il commento del papa?

Monsignor Vittorio Mondello insieme al Papa Benedetto XVI


“Insieme al santo padre, abbiamo discusso della necessità di una nuova evangelizzazione in Calabria. L’obiettivo dell’agire pastorale della Chiesa, deve essere rivolto ad un’opera di evangelizzazione, nei confronti dei fedeli che hanno dimostrato una superficialità nella vicinanza alla fede religiosa. Spesso, infatti, l’indifferenza religiosa,ha portato i credenti a fermarsi ad alcune forme di insufficienza del sentire religioso. Il pontefice, ha condiviso l’urgenza e la necessità di avviare questo nuovo percorso, come già auspicato con la costituzione del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione. Benedetto XVI, inoltre, ha ricordato la visita effettuata alla Certosa di San Bruno nell’ottobre del 2011e in conclusione, abbiamo rivolto un nuovo invito al santo padre di visitare altri luoghi della Calabria”.

Ultimamente è intervenuto per puntualizzare la posizione della chiesa nei confronti della ‘ndrangheta. La nostra missione, ha ribadito, deve essere diretta all’educazione del singolo individuo e non alla repressione. Può spiegare meglio questo passaggio?

Sono decenni, che ci siamo interessati al bene comune ed ai problemi della società. Davanti al problema della malavita organizzata, la chiesa è stata sempre chiara, ha condannato il male nel tentativo di salvare colui che ha sbagliato. Ho voluto ricordare le parole di Gesù nella sua vita terrena “Io non sono venuto per condannare, ma per salvare, non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori”. La chiesa ha lo stesso compito, non può disattendere un tale insegnamento di salvare gli uomini, tra questi ci sono anche i mafiosi, dei quali non abbiamo accettato l’operato, ma abbiamo rispettiamo la dignità di persona umana che è figlia di nostro Signore. Dio ha dato la vita, è morto sulla croce per salvare l’umanità, noi siamo tutti peccatori. La chiesa deve accettare la persecuzione, ma non smettere mai di lavorare per il bene della salvezza di tutti coloro che abbiamo il desiderio di redimersi. Abbiamo il dovere di annunziare loro che Cristo li ha amati e li vuole salvare. La nostra non è un’opera di repressione, quella è di competenza delle forze dell’ordine, ma il nostro intento è rivolto all’educazione, dobbiamo sacrificarci per il bene dell’umanità.

In un momento di grave difficoltà economica, sociale e culturale che sta attraversando l’intero Paese, qual è il messaggio di speranza e di  fiducia nel prossimo da dare alla comunità cristiana angustiata da decine di  problemi?

E’ necessaria una presa di coscienza, personale e comunitaria, dell’importanza di partecipare alla vita pubblica, per promuovere il riconoscimento dei diritti  di tutti e del singolo, ma anche l’impegno a compiere sino in fondo i propri doveri. La crisi, che ha attraversato tutti i Paesi, sta mettendo a dura prova la nostra terra. Per questo è importante avviare un modo diverso di confronto e di dialogo, tra i vari soggetti interessati, pubblici e privati, che possa confluire in interventi continuativi, quale risposta ai diritti riconosciuti. Ho pregato per coloro che sono chiamati a governare la vita pubblica, affinché si interessino del bene comune, impegnando la loro vita in questa missione,  ed  utilizzino le risorse del territorio, che sono enormi, perché  la Calabria possa  diventare una delle regioni guida della nostra Italia.