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Poesia oltre la nebbia

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A volte non è facile uscire dopo il tramonto. Anche se sono solo le sette di sera, la notte è già scura e un anello di nebbia potrebbe posarsi tutt’attorno al paese, come un confine impenetrabile.

Ti tuffi, e puoi vederci dentro il guizzo di una coda di volpe, la zampa posteriore di un cinghiale in fuga, un battito d’ali, poi dal mondo sparito, sparisce anche la nebbia e il mare è già lì. Siamo a Montepaone Lido. L’invito diceva: “Portate le vostre poesie, scritti o estratti di libri a cui state lavorando. Portate i vostri lavori per una piccola mostra estemporanea. Portate la vostra chitarra o il vostro violino.

Soprattutto, portate il vostro cuore.” Quello, sì, l’ho portato. E mi avvicino alla Calabrian Bakery, luogo designato per il misterioso incontro dal titolo Basement poets’ cafè -Salotto poetico e artistico Open mike-art-music.  In inglese perché ideato da Miti Aiello, artista e architetta italo-californiana, docente universitaria, che ha studiato, lavorato e insegnato negli Stati Uniti per 28 anni e che ora è tornata in Calabria a promuovere cultura, anche multilingue. Su questo lembo di costa ha passato la sua adolescenza, figlia com’è di un marinaio di questo mare e di una magistrata veneta che veniva qui in vacanza, e qui vuole piantare e far crescere la pianta salvifica della poesia.

<<Quando vivevo a San Diego – racconta - frequentavo bar underground e coffe shop, dove artisti-poeti leggevano le loro opere in un ambiente accogliente e amichevole, qualcosa che non era solo uno spazio di condivisione, ma una sorta di terapia di ascolto collettiva. Sono “Poetry Readings”, letture di poesie, appunto, che si ispirano a loro volta ai caffè letterari del Quartier Latin di Parigi, e ai circoli intellettuali di Vienna.>>

L’idea di organizzare un salotto poetico / poetry reading in Calabria, è venuta a Miti lo scorso settembre, quando ha organizzato la sua festa di compleanno alla Baracca del Bucaniere. Chi frequenta il vasto lungomare di Montepaone e il suo lastricato bianco e nero ispirato al marciapiede di Copacabana disegnato da Burle Marx, conosce certamente quella sorta di installazione marinara fatta di pietre e conchiglie, cordami e pezzi di barca, reti da pesca e pale di fico d’india, divenuta un piccolo tempio alla memoria di Gianni Aiello, padre di Miti, che trasformò la baracca da pesca del nonno Micu u Piscaturi, in “una scultura vivente dedicata al mare”.

In questo “micro-spazio off-line per artisti, poeti, scrittori e spiriti liberi” Miti chiese agli invitati di farle dono di una poesia, così parole scelte ad arte si mescolarono magicamente a quel luogo del mito, per una serata indimenticabile. Ora l’esperimento prende forma nella sua versione invernale, con la collaborazione di Anna Lisa Alampi e Gabriele Ruggiu del Collettivo Pamuk, e del Professore Giuseppe Pisano, parte integrante di MiA Calabria, altro progetto di Miti che promuove ecoturismo consapevole tra Calabria e California.  Nonostante la nebbia, da vari paesi del circondario, così come dalle città di Catanzaro e Soverato, una cinquantina di poeti-carbonari si sono radunati nel confortevole underground del Bar-pasticceria-tavola calda Calabrian Bakery “un riparo perfetto dal mondo, la stiva di una barca, un rifugio anti-bomba” e, tra acquarelli, schizzi e collage in esposizione, inizia lo spettacolo.

Si parte con le tenere poesie di Gabriele Ruggiu, poi, come a bucare la superficie del mare per conoscere le sue profondità più oscure, andiamo verso il sogno con brani di Giuseppe Fulginiti tratti da suo Criminologia del mondo onirico, il poeta Luigi Costantini ci legge toccanti componimenti dal volume L’idea di resistere, l’originale Vulcania apre il suo quadernetto per offrirci Paura di avere paura, Aleardo, uscito da una nuvola di capelli, ci regala il suo immaginario visionario, Anna Lisa Alampi porta la voce del dialetto dal libro di suo padre Meggjju l’erba mia, con Luna Loiero andiamo a New York leggendo un pezzo dal suo libro fotografico. Presa dall’atmosfera davvero ispirante, mi approprio anch’io del centro della sala per condividere un ricordo. Mi trovavo da mesi in Amazzonia e una sera un ragazzo mi propose un’uscita in canoa. Non c’erano altri mezzi per spostarsi, così seduti dentro quel tronco modellato procedevamo nell’inchiostro della notte, in compagnia dello sciabordio del remo che spostava la superfice ondulata del fiume nero. Ma dove andiamo? Nell’oscurità del nulla più assoluto un puntino luminoso cominciò calamitarci: laggiù uomini e donne provenienti da altre isole si riunivano per suonare, cantare, danzare, abbracciarsi con quell’ immenso nulla tutto intorno. Così eravamo noi in questa notte di Calabria, richiamati dal fuoco sacro della poesia, della convivialità, della bellezza.

Poi è arrivata la musica: la voce di Sharon Lomanno, intrecciata a quella di Danilo Russo anche alla chitarra, profuma d’oriente come i suoi capelli. Insieme hanno registrato il brano As a meditation in uno studio di Istambul, e ora ce lo offrono come un tè speziato. La chitarra passa al talento cantautoriale di Ferdinando Servello, che incanta con la sensibilità poetica di Sogni e margherite. Infine, a chiudere questa sorprendete serata all’insegna dell’arte, ci pensano Felice e Thabita, di anni nove, che occupano il centro della sala con i loro versi estemporanei sull’amore.

“Se l’evento al quale ti piacerebbe partecipare non c’è, creane uno tu”, questo è l’insegnamento dell’indomita ideatrice, che fissa subito la data per il prossimo incontro: 13 marzo. Le chiacchiere continuano, nessuno se ne vorrebbe andare, ma poi tutti risalgono sulle loro canoe e tornano alle loro case pagaiando nella nebbia, con la gioia di aver partecipato.   

 

Patrizia Giancotti

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