Le stragi naziste e fasciste nel Sud Italia sono state a lungo dimenticate dalla storiografia ufficiale e dalle istituzioni. Un esempio emblematico di questa memoria trascurata è rappresentato dalla strage di Rizziconi,
un piccolo paese della Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, dove tra il 6 e il 7 settembre del 1943 si consumò una tragedia inspiegabile che provocò la morte di 17 civili e il ferimento di quasi sessanta persone.
Il contesto storico: l’estate del 1943
Nel 1943, l’Italia era profondamente divisa e sconvolta dagli eventi della Seconda guerra mondiale. Dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia nel luglio di quell’anno, l’avanzata delle truppe angloamericane costrinse l’esercito tedesco a ritirarsi verso il Nord, trasformando gli ex alleati italiani in nemici. Questo periodo di caos fu segnato da numerose stragi, soprattutto nel Sud Italia, spesso ignorate nei libri di storia.
Il 3 settembre 1943, sotto un’ingente copertura navale e aerea, l’VIII Armata britannica guidata dal generale Montgomery sbarcò a Reggio Calabria, nell’ambito dell“Operazione Baytown”. La ritirata tedesca era già iniziata, con un ordine preciso di arretrare verso le alture del Monte Poro, lasciando dietro di sé distruzione e morte. La situazione era ulteriormente aggravata dalla crescente sfiducia tra italiani e tedeschi, ormai in aperto conflitto dopo la caduta del regime fascista e l’armistizio annunciato l’8 settembre.
La tragedia di Rizziconi
Il piccolo centro di Rizziconi non aveva alcuna rilevanza strategica, essendo assente dalle mappe militari tedesche. Tuttavia, il 6 settembre 1943, verso le 13, un intenso cannoneggiamento si abbatté sul paese e proseguì per quasi ventiquattro ore, distruggendo abitazioni e uccidendo indiscriminatamente civili, tra cui molti bambini e anziani.
Secondo le testimonianze e le ricostruzioni storiche, il bombardamento fu scatenato da un tragico malinteso. Un lenzuolo bianco issato sul campanile della chiesa, probabilmente inteso come segnale di pace o resa, venne interpretato dai soldati tedeschi come un possibile segnale per le truppe alleate, scatenando una rappresaglia furiosa. I tedeschi, ormai percependo di trovarsi in un paese ostile, agirono con estrema violenza, colpendo il cuore del borgo.
Le vittime della strage furono 17: Carmine Coppola, 57 anni; Petronilla Forgione, 15 anni; Teodoro Coppola, 14 anni; Santo Coppola, 9 anni; Arturo Costa, 15 anni; Antonio Papalia, 73 anni; Emilia Bova, 20 anni; Maria Rosa Bova, 13 anni; Giuseppina Bova, 4 anni; Carmela Sganga, 14 anni; Domenico Scarfò, 19 anni; Carmela Romeo, 8 anni; Vincenzo Carlino, 33 anni; Giovanni De Maria, 52 anni; Concetta Lizzi, 73 anni; Elisabetta Pappatico, 52 anni; Arturo Costa, 15 anni. Oltre ai morti, quasi sessanta persone rimasero ferite, molte in modo grave, lasciando il paese in uno stato di lutto e devastazione.
Un massacro senza giustificazioni
La strage di Rizziconi è stata definita “la più grave strage senza motivo”. A differenza di altre località, non vi erano presidi militari o combattimenti in corso, e il piccolo centro calabrese non rappresentava alcuna minaccia strategica per l’esercito tedesco. Questo episodio è emblematico del disprezzo con cui i nazisti trattarono i civili italiani, ormai considerati traditori dopo l’armistizio.
Il Comune di Rizziconi decise, solo nel 1976, di commemorare le vittime erigendo una stele in loro memoria nella piazza principale, intitolata “Piazza Vittime Settembre 1943”. Per decenni, però, la storia di questa strage rimase ai margini della memoria collettiva, oscurata dalle narrazioni più note delle stragi avvenute nel Centro-Nord.
La riscoperta della memoria storica
Grazie alle ricerche condotte da studiosi come Antonino Catananti Teramo e Donatella Arcuri, la strage di Rizziconi è stata inserita nell’“Atlante delle stragi nazifasciste in Italia”, un progetto nato dalla collaborazione tra Italia e Germania nel 2009. Questa iniziativa ha permesso di catalogare oltre 5.000 episodi di violenza contro civili commessi tra il 1943 e il 1945.
Tra le iniziative create, spicca il Fondo italo-tedesco per il futuro, un progetto finanziato dal governo tedesco per valorizzare la memoria dei rapporti tra i due Paesi durante la Seconda guerra mondiale. Una delle opere più significative è l’Atlante delle stragi nazifasciste in Italia, sviluppato in collaborazione con l’INSMLI (Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia) e l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).
Questo Atlante raccoglie dati dettagliati sugli episodi di violenza contro i civili compiuti dai nazisti e dai fascisti tra il 1943 e il 1945. Attraverso una banca dati e materiali aggiuntivi come documentari e immagini, sono stati catalogati oltre 5.000 episodi, analizzandone modalità, autori e contesto geografico. Questi eventi comprendono stragi nel Sud Italia, spesso dimenticate, fino agli eccidi delle ritirate naziste nel Nord nei giorni successivi alla liberazione.
L’indagine, condotta da oltre 90 ricercatori, si è basata su fonti ufficiali come i registri dei carabinieri, le denunce raccolte dopo la guerra e i procedimenti giudiziari dei tribunali militari. Grazie a queste analisi, è stato possibile ricostruire la dinamica degli eventi e, quando possibile, identificare vittime ed esecutori. L’Atlante rappresenta oggi uno strumento fondamentale per comprendere l’entità delle violenze subite dalla popolazione italiana e per mantenere viva la memoria storica.
Secondo i risultati di questa ricerca, l’Atlante – disponibile online – si compone di una banca dati dettagliata e materiali di corredo, tra cui documentari, fotografie e video. Le analisi si sono basate su fonti ufficiali, come le relazioni dei carabinieri e i fascicoli processuali, che hanno permesso di ricostruire la dinamica degli eventi e di identificare, quando possibile, i responsabili. Nel caso di Rizziconi, la strage è stata collocata all’interno di un contesto più ampio di violenza sistematica contro i civili durante la ritirata tedesca.
Un monito per il futuro
Oggi, finalmente, la strage di Rizziconi è riconosciuta come uno degli episodi più tragici e significativi delle violenze naziste nel Sud Italia. Nonostante la tardiva presa di coscienza, resta un monito contro l’oblio storico e un invito a preservare la memoria di chi ha pagato con la vita l’orrore della guerra.
Raccontare queste storie è essenziale non solo per onorare le vittime, ma anche per riflettere sulle atrocità della guerra e sul valore della pace. La strage di Rizziconi è una ferita aperta nella storia della Calabria e dell’Italia, che ci invita a non dimenticare mai il prezzo dell’odio e dell’indifferenza.