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Martedì, 30 Novembre 2021

Eta: dai giorni roventi alla ripresa del lavoro

Una vertenza chiusa positivamente. L’anno scorso i lavoratori dell’Eta (Marcegaglia) di Cutro, per protesta sono saliti sulla ciminiera a 54 metri di altezza. Dopo 15 mesi hanno ripreso a lavorare.  Ci sono anche vertenze aziendali che si concludono  in maniera Una vertenza chiusa positivamente. L’anno scorso i lavoratori dell’Eta (Marcegaglia) di Cutro, per protesta sono saliti sulla ciminiera a 54 metri di altezza. Dopo 15 mesi hanno ripreso a lavorare.  Ci sono anche vertenze aziendali che si concludono  in maniera positiva. Non è una boutade. Questa, in piena crisi economia internazionale, è una vertenza che, in conclusione,  ha ridato il sorriso e la speranza a 44 persone e alle loro famiglie. Sono i  lavoratori della centrale Eta di Cutro, di proprietà del Gruppo Marcegaglia, che a maggio 2011 hanno visto chiudere i battenti della loro fabbrica per un revamping che ha stentato a partire.
La situazione nella primavera dello scorso anno non era facile alla centrale di Cutro, dove si rendeva necessario un “fermo impianto per valorizzazione tecnologica” (revamping) per accedere al nuovo sistema incentivante dei certificati verdi. La nuova normativa in materia prevedeva, infatti, che per accedere ai Certificati Verdi, l’azienda avrebbe dovuto effettuare un nuovo investimento, abbattendo il vecchio impianto e realizzandone uno capace di abbassare notevolmente gli inquinamenti in atmosfera.
Ma dopo il fermo dell’impianto quei lavori di ristrutturazione della fabbrica hanno tardato ad essere avviati, e più i lavori tardavano più nei dipendenti dell’Eta saliva l’ansia, la preoccupazione e soprattutto la percezione che qualcosa non marciava più per il verso giusto.
L’amministratore delegato di Eta, Roberto Garavaglia, certamente soddisfatto per la riprese delle attività nella centrale calabrese, ci tiene però a precisare che “la Società non ha mai avuto dubbi nel voler salvare l’impianto di Cutro. Ci sono stati certo dei ritardi nel programma di ristrutturazione – ci ha spiegato Garavaglia – a causa di leggi non chiarissime in materia di produzione di energia da biomasse, e poiavevamo la necessità di capire bene altre cose, come per esempio il funzionamento della filiera corta per l’approvvigionamento del legno. Diciamo che ci siamo presi una pausa di riflessione, ma che non abbiamo mai pensato di non reinvestire nell’impianto calabrese. I calabresi però sono molto sospettosi;  così,  il loro dissenso è stato forte fino a quando, a settembre dello scorso anno,  hanno deciso di  fare una protesta forte e pericolosa che certamente ci ha imposto una riflessione immediata ed ha accelerato l’investimento della Società”.
L’impianto infatti era stato occupato in precedenza dagli stessi lavoratori nel mese di luglio, sempre a causa del ritardo nell’avvio dei lavori di revamping. A questo gesto era poi seguita una lettera che i dipendenti avevano scritto alla proprietà,  nella quale hanno tenuto a sottolineare il loro “stare al fianco del Gruppo Marcegaglia, per superare insieme qualsiasi genere di difficoltà”.
Ma passata l’estate la situazione non accennava a sbloccarsi, nonostante un accordo siglato con la società direttamente alla Regione Calabria per l’immediato inizio dei lavori di revamping, e così, in seguito alla voce diffusasi in tutto il territorio secondo la quale il Gruppo Marcegaglia avrebbe voluto vendere l’azienda o trovare un partner per sostenere l’investimento cutrese, è montata, eclatante, la protesta dei lavoratori che il 12 settembre hanno deciso di salire sulla ciminiera del loro stabilimento, a 56 metri di altezza, trascorrendovi giorno e notte, insieme alle loro famiglie, che ai piedi di quella ciminiera hanno sostenuto le ragioni degli operai.
La forma di protesta è stata senza dubbio clamorosa ed ha varcato i confini della Calabria, imponendo una riflessione seria sul futuro della centrale cutrese.
Da subito, si è avviata la trattativa con tavoli prefettizi ai quali hanno partecipato sempre tutte le istituzioni coinvolte, i sindacati e ovviamente società e lavoratori. A tal proposito, il consigliere regionale Francesco Sulla del Pd  ha voluto sottolineare “il lavoro fondamentale fatto in maniera non esplicita con l’azienda, a cui è stato chiesto di farsi carico della situazione, ma alla quale è stata dimostrata la sinergia tra istituzioni regionali, locali e prefettura che hanno lavorato tutte in un’unica direzione manifestando vicinanza tanto all’azienda quanto ai lavoratori”.
La trattativa alla lunga ha dato i suoi frutti. Ed oggi, ad un anno esatto da quella protesta, i lavoratori della centrale Eta hanno ricordato con una lettera “i giorni roventi” vissuti alla sommità della ciminiera.
“A tutti, indistintamente, va il nostro grazie – hanno scritto i dipendenti -  perché ora, a distanza di un anno siamo felici di aver raggiunto il nostro obiettivo: la nostra fabbrica è stata revampata, e dopo 15 mesi di cassa integrazione, proprio l’altro ieri, il 10 settembre, il personale al completo è rientrato in fabbrica a lavorare. Per noi questa è una vittoria, dopo mesi di angoscia, di dubbi, di incertezze, di cassa integrazione e di trasferte.
Questa è la nostra vittoria, delle nostre famiglie, sempre al nostro fianco in quest’anno difficilissimo, dei nostri figli che sono stati la nostra forza, e della nostra proprietà, di quell’azienda di cui ci sentiamo parte integrante, a cui abbiamo sempre dimostrato la nostra lealtà e il nostro sostegno,di quell’azienda per cui lotteremo sempre”.
La vicinanza alla proprietà è un concetto su cui ritornano spesso i lavoratori Eta, nonostante qualche risentimento fosse trapelato nella tensione dei giorni vissuti in protesta, quando la lucidità lascia spazio all’impulsività. Ma il rispetto è vicendevole, tanto che Roberto Garavaglia ha garantito che “la famiglia Marcegaglia ha da sempre dimostrato vicinanza ai lavoratori con i quali ha avuto sempre dei rapporti ottimi. La vicinanza dei lavoratori ma anche delle istituzioni alla società è stata importante e ora spero che non si dimentichino gli sforzi che il Gruppo Marcegaglia ha fatto dimostrando la volontà della Proprietà nel voler ripartire”.
Sull’ipotesi poi di vendere la centrale di Cutro Garavaglia ha spiegato che “nonostante l’investimento di Cutro sia inferiore ai 10 milioni di euro, la generazione di energie da biomasse ha imposto delle riflessioni al Gruppo Marcegaglia,perché questo non è il bussiness prevalente del Gruppo stesso. Se c’è la possibilità di andare avanti si andrà avanti, come ci risulta dai numeri di una centrale che riesce a far tornare i conti, se poi qualcuno ci si volesse affiancare noi siamo aperti a far crescere senza dubbio il polo di Cutro”.
L’epilogo della vertenza Eta è stato per fortuna diverso rispetto a quelli che siamo abituati a vedere in Calabria, certo, probabilmente grazie ad “un’azienda – come ha ancora sostenuto il consigliere Sulla – che sul mercato aveva ed ha i numeri per starci”, ma certamente anche grazie a quei lavoratori che non hanno permesso che le luci si spegnessero sulla scena cutrese, diventando oggi il simbolo della Calabria che rinasce, nonostante le difficoltà, proprio con la determinazione e col lavoro, perché la lotta per il lavoro “non è mai fine a se stessa, -come sostengono sul finire della lettera i dipendenti Eta -  ma è sempre una lotta di progresso, di civiltà e di dignità”.