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Lunedì, 02 Agosto 2021

Monteleone, lo scultore calabrese eclettico che conquistò il secondo dopoguerra

Scultore e pittore di fine ingegno e innato talento, Alessandro Monteleone è stato un’artista poliedrico, tra i più apprezzati del ‘900.

Lo scultore Monteleone al lavoro nella sua bottega in via Margutta a Roma, 14 settembre 1957 (Archivio Storico Istituto Luce Cinecittà)

Nato a Radicena, l’attuale Taurianova (Reggio Calabria) nel 1897, dedicò la sua vita all’arte, cominciando nello studio di Vincenzo Romeo. Nel 1920, terminata la Prima Guerra Mondiale, alla quale partecipò, si trasferì a Roma, entrando nello studio di Mistruzzi. Qui non tardò ad affermarsi tra i migliori scultori del tempo, godendo di grande stima, tanto da ottenere la cattedra di Scultura all’Accademia di Belle Arti di via Ripetta, dopo aver insegnato in quelle di Palermo e Napoli. Sin dai primi anni venti, partecipò alle maggiori esposizioni nazionali e ordinò personali nelle maggiori gallerie d’arte italiane ed estere.

Il suo studio in via Margutta a Roma, divenne centro di attrazione per artisti e scrittori, tra i quali si possono annoverare Pericle Fazzini, Venanzo Crocetti, Francesco Nagni, Alcide Ticò, Renato Guttuso, Fortunato Seminara e Leonida Repaci – che a Monteleone dedicò un importante monografia, descrivendo la sua arte come «rabbia creativa che dà alla sua scultura un ritmo stimolante». Il suo studio servì anche come punto di riferimento agli artisti della scuola napoletana Manlio Giarrizzo, Vincenzo Ciardo, Giovanni Brancaccio e Giovanni Amoroso. Fu con Francesco Nagni però, che ebbe la collaborazione più lunga - dieci anni – insieme al quale vinse l’incarico per la realizzazione di una Porta di bronzo per San Pietro in Vaticano. Le copie per le porte di San Pietro sono conservate per intero nei depositi dei Musei Vaticani, mentre dei frammenti si trovano al Museo del Colle del Duomo di Viterbo.

Monteleone poté vantare della benevolenza di Alfonso Frangipane, che lo tenne sempre in grande considerazione e, nel 1945, a conclusione della Mostra sociale della “Mattia Preti”, tenutasi proprio nelle sale dell’Istituto d’arte (fondato dallo stesso Frangipane nel 1933, ndr), lo insignì della Medaglia Pretiana, segno di alta benemerenza che attestava il suo lungo ed encomiabile percorso. Un percorso scandito dalle pagine di “Brutium” (rivista fondata da Frangipane nel 1922, ndr), dove critici di chiara fama, da Valerio Mariani e Leonida Repaci, commentarono e illustrarono le numerose realizzazioni di Monteleone, la cui produzione orientata «piuttosto verso il carattere espressivo della forma che verso l’eleganza decorativa», intrisa dalle sue simpatie verso il Quattrocento toscano, lasciando testimonianze illustri oltre i confini calabresi.

Molo del porto di Reggio Calabria

Le sue opere sono infatti, conservate in numerose chiese e altri edifici, soprattutto della Capitale, ma anche a Loreto, a Milano, a Bari, ad Amatrice, a Monterosso al Mare, a Rodi in Grecia, a Manila nelle Filippine, nell’Illinois negli Stati Uniti e ovviamente in Calabria. Tra le opere che si trovano nella nostra regione, figurano a Reggio Calabria il monumento a Giuseppe Garibaldi (1950) in piazza Garibaldi, il monumento a Corrado Alvaro (1965) in piazza Indipendenza, il bassorilievo marmoreo sintetizzante “I fasti di Reggio e della Calabria” a palazzo Foti (1954), i pannelli sulla facciata della Cassa di Risparmio (1953), la stele a Francesco Sofia Alessio (1967) sul Lungomare Falcomatà, i monumenti sepolcrali degli arcivescovi Mons. Enrico Montalbetti (1948) e Mons. Antonio Lanza (1961) conservate all’interno del Duomo, la Pala e l’Altare della Madonna della Consolazione nel Santuario dell’Eremo (1964); a Palmi l’Altare di San Rocco (1963) e a Soriano Calabro il fastigio in bronzo nella chiesta di San Domenico (1958).

Ma oltre alla scultura, Alessandro Monteleone esercitò molto anche la pittura, che aveva cominciato a praticare da giovane, dipingendo oltre 300 opere tra tele e monotipi. La latente esigenza pittorica, che uscì prepotentemente già dagli anni ’50, venne descritta da Fortunato Seminara, sulle pagine di Brutium, come «un bisogno di colore, che portava dentro di sé, inconsapevole, da lungo tempo represso, come una vena d’acqua che cerca la via verso la luce». Quello della pittura era un aspetto meno noto della personalità di Monteleone, apprezzato e ricercato soprattutto per le sue capacità scultoree. Tra i suoi dipinti più celebri e significativi, il “Molo del porto di Reggio Calabria”, costruito col sapiente uso di una prospettiva affidata a pennellate larghe e corpose, intrise di luce, corpose come vigorosa e potentemente plastica era la sua scultura, mai decorativa o accademica. Alessandro Monteleone fu membro della Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon, dell’Accademia Nazionale di San Luca, dell’Accademia Tiberina, delle Arti del Disegno di Firenze, della Clementina di Bologna e corrispondente di accademie estere.

Il concorso d’arte

'La mietitrice'

A legare maggiormente i taurianovesi al loro illustre concittadino Alessandro Monteleone, è sicuramente l’opera scultorea in bronzo denominata “La mietitrice”, che nel 2017 venne donata al Comune di Taurianova dalla figlia Maria Merita, e oggi si trova nella villa comunale “Antonino Fava”. L’opera è ritenuta di grande importanza storica e artistica, non solo per la sua bellezza, ma anche per le esposizioni alle quali prese parte, ossia la terza Quadriennale nazionale d’arte di Roma nel 1939 e la nona Biennale calabrese d’arte di Reggio Calabria nel 1949. A seguito di quel prezioso dono, l’Amministrazione comunale di allora, guidata da Fabio Scionti, l’anno successivo decise di istituire il Concorso d’arte “Alessandro Monteleone”, che si inseriva in un più ampio progetto di valorizzazione della figura del celebre scultore e pittore, in virtù di un protocollo d’intesa sottoscritto dal Comune con la figlia, avviatosi proprio con la donazione della scultura.

Il bando di concorso prevedeva due categorie: una riservata agli studenti delle Accademie di Belle Arti del territorio nazionale e l’altra aperta a tutti i giovani artisti calabresi di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Ogni categoria, era suddivisa in tre sezioni: pittura; scultura e installazione; e decorazione urbana. Il tema della prima edizione fu il lavoro, ispirandosi alla scultura de “La Mietitrice”, mentre quello della seconda fu “Il paesaggio della Calabria ovvero sognando le città, i paesi, il mare, i monti”, temi cari ad Alessandro Monteleone che li interpretò in molte sue opere. Purtroppo però, quell’edizione non ebbe mai un vincitore, dal momento che l’Amministrazione Scionti venne sfiduciata il 4 dicembre del 2019, prima che la giuria potesse valutare le opere - il cui termine per la presentazione era stato fissato al 25 novembre, mentre la cerimonia di premiazione si sarebbe dovuta svolgere a gennaio del 2020 – lasciando quindi il concorso sospeso. Per ovviare a questa “mancanza”, l’attuale Amministrazione, guidata dal sindaco Roy Biasi, ha deciso di riprendere quella seconda edizione del concorso, proprio da dove si era interrotta nel 2019.

«Abbiamo deciso di recuperare il concorso d’arte “Alessandro Monteleone” che purtroppo non si era potuto concludere – ha spiegato l’assessore alla Cultura Maria Fedele – e dopo averlo ripreso in mano abbiamo inviato le opere degli artisti partecipanti alla giuria tecnica per un’attenta valutazione. In questi giorni abbiamo sentito Maria Merita Monteleone, figlia dello scultore, che con grande entusiasmo sostiene l’evento, per valutare la possibilità di una premiazione in presenza, ma qualora non fosse attuabile, opteremo, come già è stato fatto in altre occasioni, per una premiazione virtuale con il successivo invio dei premi». La Fedele si è poi detta «felice di riprendere questo concorso, perché l’arte a Taurianova è davvero un punto fermo ed importante, un fiore all’occhiello. Abbiamo una storia artistica notevole e quasi totalmente sconosciuta, e chiaramente vogliamo valorizzare al meglio il nostro patrimonio culturale, grazie anche ad eventi come questo, che faranno emergere i nuovi talenti artistici della nostra città e non solo».