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Mercoledì, 27 Ottobre 2021

Vittorio De Seta, la lezione del maestro

Sono passati piu’ di sei mesi da quando Vittorio ci ha lasciato, in una tiepida giornata di fine novembre, ma le edizioni delle sue opere continuano ad essere pubblicate nelle librerie Feltrinelli. Dopo il discutibile lavoro di ridigitalizzazione dei documentari 54/59 ( la ristampa fedele Vittorio la donò alla Cineteca della Calabria che la custodisce nella casa del Cinema a Catanzaro ) è la volta del Diario di un Maestro, film per la tv che De seta produsse per la RAI e montò in due versioni ; una per la televisione , di quattro puntate e, una versione per le sale cinematografiche  che uscì subito dopo  compiendo il percorso inverso de “La meglio Gioventù”  di Marco Tullio Giordana, programmato prima nelle sale cinematografiche  grazie ai clamori del Festival di Cannes e poi in Televisione. Vi sono diversi punti di contatto tra le due opere,  pur a distanza di trent’anni che ci restituiscono una televisione che riesce a coniugare cultura e audience, qualità e interesse, grande e piccolo schermo.
Visti così a poco tempo di distanza, devo dire che il lavoro piu’ innovativo e piu’ fresco, pur riconoscendo le indubbie qualità del lavoro di Giordana, sembra proprio il Diario, che utilizzava tecniche arditissime per il cinema, figuriamoci per la televisione italiana di stato dei primi anni 70: quali : un gruppo di veri ragazzi di borgata romana, l’uso della camera a mano, la voluta assenza di una sceneggiatura di ferro, per un film che cambia pelle piu’ volte durante la produzione.racconta lo stesso de Seta:
Ricordo l’emozione che provai nel ’73 quando la RAI trasmise Diario di un maestro, domenica sera alle 21. Battuti tutti i record d’ascolto e gradimento. Critiche positive da L’Osservatore romano a Lotta continua. Venduto in 40 paesi. Il trauma fu intenso, non mi raccapezzavo. Allora si può? Non c’è bisogna di filmoni con agenti segreti, storie d’amore, fasti dell’impero romano, avventure fantascientifiche. Si possono trattare temi impegnativi come il rinnovamento della scuola, con sedici ragazzini di Tiburtino III, un attore eccellente, Bruno Cirino e pochi collaboratori di primissima qualità e avere successo. E’ possibile!.

Vittorio De Seta arriva a questo film per la televisione che ha già ricevuto gli encomi della critica per Banditi ad Orgosolo , salutato come uno degli esempi della rinascita del filone neorealista italiano , quella critica stessa che poi  impietosamente gli boccia Un uomo a metà cinque anni dopo, un film intimista e non corale come il precedente, rivalutandolo solo molti anni dopo.
Alle spalle ha già il lavoro documentario sull’Italia meridionale, girato negli anni ’50 che oggi  custodiamo nella Casa del Cinema che vorremmo dedicargli, come un tesoro e allo stesso tempo una reliquia, di un mondo perduto e di un autore immenso.
L’indagine filmata  del Diario di un maestro si sposta tra i ragazzi del quartiere Tiburtino, a Roma, nelle borgate di Albino Bernardini, ( l’autore del libro da cui è tratta la vicenda narrata, anche se De Seta ama tirare in campo” il Paese Sbagliato” di Mario Lodi) dove un maestro meridionale,interpretato da Bruno Cirino, lavora a contatto con un gruppo di ragazzi difficili, anche questi non attori, straordinari nella loro carica espressiva, che solo la sensibilità  di De Seta  poteva cogliere. Fu programmato allora in quattro puntate, la domenica, dall’11 febbraio 1973, registrando un ascolto medio di dodici milioni di spettatori a puntata, che per l’ultima diventarono addirittura sedici !
Diario di un maestro fece molto parlare e non solo per l’indiscusso successo, ma soprattutto per il cambiamento che annunciava nel mondo della scuola ; ricordiamo noi quarantenni di oggi, all’epoca alle elementari, come nelle classi degli istituti cittadini tutti gli insegnanti parlassero ai ragazzi delle problematiche trattate in questo film.
Per me fu il primo contatto con il cinema di Vittorio de Seta, un cinema in cui era facile riconoscersi e allo stesso tempo catartico ; un esperienza intensissima anche per semplici ragazzini delle elementari che vedevano cosa succedeva nelle borgate post-pasoliniane di inizio anni 70.
E le lacrime, mai trattenute, per il commovente finale, in cui il maestro, passato il momento di sconforto, ritorna tra i suo ragazzi per riprendere la lotta ; le ultime e malcelate appena  pochi anni fa, assieme all’autore, durante una proiezione al Masciari, quando, durante questa scena, si scatenò l’applauso di una scolaresca.
Vittorio frastonato mi diceva “ ma secondo te  da cosa dipende: dal fatto che il film è piaciuto ai ragazzi , o forse perché non vedevano l’ora che finisse ?”
E’questo sempre il valore del cinema : dare emozioni e  “formare le coscienze” come dice lo stesso De seta  e credo che pochi come lui abbiano praticato e creduto in questo tipo di cinema sociale arrivando a toccare le medesime vette di lirismo espressivo.

Eugenio Attanasio (presidente della Cineteca della Calabria)