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Sabato, 19 Settembre 2020

Muti: “Senza la Calabria l’Italia non cammina”

Il servizio video* della straordinaria e esaltante serata di Reggio Calabria, realizzato per "Calabria on web" da Luisa Lombardo (montaggio Franco Cufari), con protagonista il celebre direttore d'orchestra Riccarrdo Muti

“Uno sbarco dei mille al contrario. Perché stavolta partirà dalla Calabria”. Così si era annunciato il maestro Riccardo Muti alla vigilia della sua tre giorni in riva allo Stretto iniziata domenica scorsa e finita martedì sera in una Piazza d’Armi gremita in ogni ordine di posto e scossa fin nel profondo dalla forza delle note dell’inno di Mameli che ha chiuso il concerto. Ad eseguirlo, insieme ai 250 musicisti che erano sul palco, anche i “mille” ragazzi provenienti da tutta la Calabria che il maestro ha comunque voluto coinvolgere e tenere vicino a sé nel momento più simbolico dell’intera manifestazione.
“Questi ragazzi sono gli eroi di domani e riscatteranno il futuro di una Regione che è stata troppo bistrattata negli anni passati”. Muti, nato a Napoli e “terrone” doc, ha ben presenti le difficoltà del Mezzogiorno intero e, ancora di più di Regioni periferiche come la Calabria spesso trattate come zavorra dai governi di ogni colore e tipo che si sono avvicendate negli anni. “La Calabria rappresenta il piede dell’Italia e la gamba senza il piede non riesce a camminare”. Altra immagine fortemente evocativa che Muti ha lanciato mentre, al palazzo della Provincia, poche ore prima del concerto finale, riceveva dal sindaco di Delianuova Rocco Corigliano la cittadinanza onoraria della cittadina che con la sua banda di fiati ha dato il via ad un importante processo di esportazione di musica e talenti calabresi verso il resto del Paese.
Non si è certo risparmiato Muti nella sua visita calabrese. Arrivato dopo aver compiuto da qualche ora il suo compleanno, è nato il 28 luglio del 1941, è stato accolto dai suoi ragazzi al castellodi Altafiumara che hanno improvvisato una marcia per tributare i loro auguri al maestro. Domenica, a palazzo Campanella, ha visitato i Bronzi ormai prossimi alla guarigione, e ha provato nella sala Green insieme agli allievi che lo avrebbero poi accompagnato sul palco allestito all’interno del cortile della Scuola allievi carabinieri di Modena. Accompagnato passo passo dallo sguardo attento e innamorato della moglie Cristina Mazzavillani non ha lesinato sorrisi ai fotografi e parole di incoraggiamento ai ragazzi.

Il maestro Muti in visita ai Bronzi di Riace a Palazzo Campanella


Alla Provincia, accompagnato dal presidente Raffa, dall’assessore alla Cultura e legalità Lamberti e dal vicesindaco Porcino, è stato insignito anche del premio “Sud Umberto Zanotti Bianco 2012”.
Fuori dallo storico palazzo cittadino Muti si è mostrato visibilmente soddisfatto dell’accoglienza e dell’entusiasmo suscitato. E prima di correre alle prove finali del concerto serale, ha avuto ancora una parola per i cronisti. “Quando ci preparavamo a dirigere ci dicevamo per incoraggiarci: l’importante è aver lavorato bene durante le prove. Al momento dell’esecuzione poi siamo “sotto o cielo”. I ragazzi si sono comportati benissimo e noi non cerchiamo la perfezione. Cerchiamo lo slancio, la partecipazione e l’entusiasmo per quello che tutta l’operazione significa. I ragazzi si sono comportati con una serietà e una dedizione davvero esemplari non dovuti al timore per la presenza di una persona di un certo nome, ma frutto della consapevolezza di sapere che suonare bene è un fatto etico”.
Ed è dunque per un fatto etico che il maestro ha accettato di arrivare fino in riva allo Stretto per lanciare, attraverso la musica, un messaggio che adesso dovrà essere fatto “germogliare”, così come lui stesso ha più volte ribadito nel corso della sua tre giorni reggina. La musica come ancella di aggregazione e legalità per contribuire a dare una speranza a queste terre e ai suoi giovani. Vittoria Suraci, 29 anni, una delle ragazze che ha suonato l’inno di Mameli insieme al maestro Muti, ci crede. Nonostante sia dovuta emigrare a Vicenza dopo aver concluso il Conservatorio Cilea di Reggio per insegnare musica in una città diversa da quella in cui è nata. “Con noi il maestro è stato eccezionale. Ci ha sempre incoraggiato e soprattutto ci ha trattato da musicisti”. Già perché spesso gli uomini e le donne di questo periferico Sud per rendere al massimo e incantare con le loro note hanno solo bisogno di essere trattati alla pari. Ed è da qui che adesso bisogna ripartire per fare in modo che la visita di Muti non rimanga solo un evento storico, ma segni l’inizio di un percorso nuovo.
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