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Martedì, 22 Settembre 2020

Giovani: una “competizione cooperativa”

Per una sorta di interiorizzazione, come inscritta nel codice genetico, i giovani calabresi hanno atteso che fossero gli adulti a risolvere i problemi che attanagliano il territorio. In verità, gli adulti non hanno consentito in alcun modo che i giovani Per una sorta di interiorizzazione, come inscritta nel codice genetico, i giovani calabresi hanno atteso che fossero gli adulti a risolvere i problemi che attanagliano il territorio. In verità, gli adulti non hanno consentito in alcun modo che i giovani si inserissero nel processo di cambiamento, tutt’altro.

La contemporaneità è, invece, contrassegnata da un’occasione mai registrata prima d’ora: a pilotare “l’astronave” - denominazione con la quale viene comunemente individuata l’aula del Consiglio Regionale della Calabria - sono “giovani-adulti”, con trascorsi di forte impegno nei movimenti giovanili dei partiti politici o in grandi organizzazioni sociali come l’Azione Cattolica.Penso al presidente Francesco Talarico, con il quale ho condiviso l’esperienza della giovanile nella Democrazia Cristiana, all’assessore Mario Caligiuri, nostro predecessore alla guida del movimento, al governatore Peppe Scopelliti, “antagonista” nel Fronte della Gioventù. Altri, come Demetrio Naccari Carlizzi, anch’egli giovane DC, hanno già partecipato alla vita del massimo consesso regionale o, addirittura, ricoperto incarichi di Governo, come Giuseppe Galati.

Il sociologo A.Marziale


Per ragioni di spazio non mi è possibile ricordare tutti, ma il dato sociologicamente rilevante è intelligibile: il nostro turno è arrivato. Il desiderio di cambiamento è divenuto opportunità di innovazione.

Ci troviamo oggi di fronte a situazioni problematiche di dimensioni inedite, rispetto alle difficoltà un tempo circoscritte ai confini regionali, alle quali non è dato sfuggire. In questa prospettiva è fondamentale ripensare molte delle concezioni e credenze che stanno alla base dei nostri modi di intendere il governo della “cosa pubblica” in un territorio che - anche morfologicamente - chiede di essere oculatamente sfruttato al fine di produrre ricchezza ed opportunità di lavoro.

Ma, la condizione a che tale opportunità di innovazione non sfugga è data da un modo di pensare allo sviluppo in termini di “competizione cooperativa”, senza cioè commettere l’errore di immaginare che la politica debba o possa da sola risolvere i problemi. Ai giovani è chiesto di badare alla propria formazione scolastica al fine di forgiare debitamente le competenze propositive e ai politici è richiesta, d’altra parte, la capacità di scelta per compiere atti conformi al “bene pubblico” e premiare la meritocrazia in chiave di competizione con le altre realtà. E’ questa l’unica maniera che ci permette di ripensare la Calabria non più come appendice del vecchio continente, bensì come avanguardia europea.

I giovani che si aprono alla politica ela politica che premia i giovani meritevoli rappresenta la giusta metafora di una fecondazione reciproca, nell’ambito della già richiamata “competizione cooperativa”.
Il connubio giovani-politica è l’unico in grado di sovvertire il pensiero di una Calabria sfavorita, per avviare un modello di regione in cui le difficoltà vengano interpretate come attivatrici di opportunità, non già pretesto per giustificazioni e piagnistei di sorta, che hanno finito per determinare negli anni politiche assistenziali capaci soltanto di metterci in ginocchio.

Lo status di “giovani” deve, però, fare i conti con la dimensione temporale, per tale motivo, fermo restando le condizioni di adeguata preparazione, ai giovani è richiesta un’accelerazione dei ritmi sociali, che è strategia economica di primo piano e produce, nel quotidiano, un pervasivo senso dell’urgenza. Essi riflettono e si interrogano reciprocamente, in modo critico, sulle migliori maniere per mantenere saldo il controllo delle proprie biografie nonostante il tempo sociale incerto e speditamente veloce in cui l’era della globalizzazione li ha immessi, sulle strategie da mettere in atto per evitare di smarrirsi davanti all’impatto con la precarizzazione del futuro.

Non tutti i giovani appaiono in grado di trasformare questo stato d’animo in risposte biografiche adeguate, anche a causa di condizioni socio-economiche esterne. Solo i più preparati, che devono individuare la politica non soltanto come oggetto di critica permanente, bensì come scelta di opportunità e apertura nei confronti dell’avvenire.

 

Antonio Marziale è fondatore e presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e Dirigente dell’associazione Nazionale Sociologi.
Come giornalista collabora con diverse testate prestigiose.