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Martedì, 22 Settembre 2020

Creare ponti con l'Europa

L’opinione di Nuccio Ordine, professore di letteratura italiana presso l'Università della Calabria 

La sua esperienza cosa le suggerisce di dire sulla possibilita' di fare uscire dalla marginalità le migliori professionalità calabresi?

Il professore dell’Università della Calabria Nuccio Ordine


Io sono convinto che la Calabria, che ha alle spalle una straordinaria storia, cioè una storia fatta di incroci di popoli e di culture, la cultura magno-greca e quella romana, la cultura araba e normanna, quella spagnola e francese, purtroppo vive un momento e in una realtà che è sempre più periferica da secoli. Ora come si esce da questa perifericità? Secondo me bisogna creare dei ponti e la mia esperienza personale è un po’ il frutto di questa visione, bisogna creare dei ponti con realtà europee più avanzate, sia sul piano della ricerca scientifica, sia sul piano della ricerca umanistica. E come si creano i ponti? Si creano favorendo l’osmosi e gli scambi, favorendo la circolazione dei nostri giovani che devono andare a studiare anche nelle grandi università e nei grandi centri di ricerca. Per questo è necessaria una formazione dei nostri giovani all’estero. Ecco perché non capisco i piagnistei che si fanno sulla fuga dei cervelli. Io penso che se fossi rimasto in Calabria non avrei fatto il percorso che ho fatto. Dopo essere stato fuori, sono rientrato in Calabria mettendo a disposizione della mia università una serie di esperienze, di conoscenze, di legami scientifici che ho intrattenuto in questi anni di lavoro all’estero. Quindi, per me fare uscire i giovani dal perimetro ristretto della regione, inserirli nei grandi circuiti della ricerca europea, e poi offrire loro delle opportunità, dei posti di lavoro, ma una volta che questo ciclo di formazione si sia compiuto anche all’estero. L’idea che il giovane nasca e muoia in Calabria è un’idea nefasta e negativa.

Come giudica il ruolo delle università calabresi in questo processo ?

Certamente io posso parlare in maniera particolare dell’Università della Calabria, che conosco a doppio titolo, cioè da una parte in quanto ex studente, mi sono laureato nell’Università della Calabria e lì mi sono formato, e dall’altra parte come professore che vi insegna da più di vent’anni. Ora non c’è dubbio che in una regione come la nostra, dove non ci sono fabbriche, non ci sono aggregazioni, non ci sono punti dove i giovani si possano ritrovare a riflettere e a discutere, la nascita dell’università è stata una spinta enorme per il futuro della nostra regione. Io l’ho visto sulla mia propria esperienza personale, però qui c’è un problema che riguarda un po’ anche la miopia del mondo politico, e quando parlo del mondo politico non parlo solo del mondo politico calabrese, ma parlo anche del mondo politico nazionale.

Il professore dell’Università della Calabria Nuccio Ordine


Cioè noi stiamo assistendo negli ultimi tempi ad un continuo taglio, a una continua riduzione dei finanziamenti per la scuola, per l’istruzione, per l’università, per la ricerca, senza capire che in una regione come la nostra la ‘ndrangheta e l’illegalità non si combattono solo con gli eserciti. La ‘ndrangheta e l’illegalità si combattono formando dei cittadini colti, in grado di capire che questa strada è una strada di morte e di perdizione. Quindi, se non si educano le persone alla legalità, se non si educano le persone a dire no alla delinquenza organizzata e ai facili guadagni, è chiaro che è difficile dare alla nostra regione una svolta definitiva. Voglio fare un esempio: sono stato più volte a lavorare al Max Planck di Berlino. Ebbene, i colleghi del Max Planck mi dicono che ogni anno, proprio nei momenti di crisi, il governo tedesco aumenta i finanziamenti, non li taglia. Ebbene, io qui vorrei addivenire ad un messaggio di un grande calabrese, uno dei più grandi calabresi conosciuto in tutto il mondo come Tommaso Campanella, che ci dice che la sua missione principale è quella di combattere l’ignoranza. Non a caso nell’utopia della “Città del Sole” Campanella mette i più sapienti.

Il problema che abbiamo oggi nel nostro Paese è che noi abbiamo un Parlamento di semianalfabeti. Abbiamo un Parlamento dove la maggioranza va a comprarsi la laurea all’estero perchè non sono istruiti. Ebbene, con una realtà di questo tipo è difficile poter pensare ad un futuro, non solo della Calabria, ma della nostra nazione in generale. L’altro tema che Campanella ci insegna con la “Città del Sole” è il fatto che noi dobbiamo educare i giovani al bene comune, all’amore per il bene comune. Nella “Città del Sole” la proprietà privata non esiste. Ora non è che la provocazione di Campanella è una provocazione di tipo socialista, eliminiamo la proprietà privata. Non è questo. E’ una maniera di mettere l’accento sul bene comune, sull’importanza del bene comune per la vita della società.
Come fare a mettere in rete e in sintonia tra di loro le positività che pur a fatica si fanno largo in vari settori e campi della società calabrese?

Università della Calabria


Voglio fare una piccola considerazione. Per salvare queste cose positive bisogna dare opportunità ai giovani. E dare opportunità ai giovani significa soprattutto privilegiare il merito. I giovani hanno bisogno di essere incoraggiati a fare meglio. I giovani devono capire che per trovare un posto dignitoso nella società devono studiare di più, devono impegnarsi di più. E non è necessario andare a bussare alla segreteria di un partito politico per ottenere un posto, come purtroppo molti giovani del Mezzogiorno d’Italia pensano. Allora, per lanciare un messaggio positivo ai giovani migliori, per incoraggiarli a fare meglio bisogna dargli questa speranza, cioè che noi siamo in grado di distinguere i migliori e di offrire loro queste opportunità. Se invece la politica, la società frustra queste aspettative dei giovani migliori, facendo vedere che in fondo chi lavora di più viene sorpassato da chi è agganciato di più, pur non avendo lavorato, ebbene questo ucciderà la speranza. E uccidendo la speranza creerà praticamente un baratro sempre più profondo in cui la nostra regione sprofonderà.