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Sabato, 06 Marzo 2021

Vicenda di Melito. Mons. Bregantini: “Nessuno deve essere lasciato solo. Nè la ragazza, né la sua famiglia”

Il Vescovo di Campobasso, S.E. Giancarlo MariaBregantini, già Vescovo di Locri e Presidente della Commissione C.E.I. per i 'Problemi Sociali, Lavoro e Giustizia', attualmente membro della Commissione Pontificia per il clero e la vita consacrata, interviene sulla questione etico-educativa riguardante la vicenda di Melito Porto Salvo. Un contributo netto e scevro da ogni valutazione di merito sui fatti delittuosi. L'intervista di S. E. Bregantini, è un invito e un richiamo per tutte le parti sociali, come la famiglia, la scuola e la parrocchia, affinché si muovano e agiscano in sinergia rispetto alla sfida educativa giovanile cui sono chiamati a rispondere.

Il Vescovo di Campobasso, S.E. Giancarlo Maria Bregantini Il Vescovo di Campobasso, S.E. Giancarlo Maria Bregantini


“Violenza di Melito”, il dramma nel dramma: oltre il dolore il silenzio?

Quella di Melito è una vicenda che va condannata senza tentennamenti. Quanto è grave la violenza perpetrata tanto più è grave la mancata denuncia. Da parte di tutti. Nessuno escluso. Questa brutta vicenda ci invita a custodire l' invito di Papa Francesco che nell' esortazione apostolica 'Amoris Laetitia', ci richiama fortemente a creare un clima di serenità in famiglia; coltivare un amore positivo che ci permetta di far fronte anche ai disagi più sconsiderati. Ma adesso, nessuno va lasciato solo. Nè la ragazza vittima di un male ignobile; né la sua famiglia indotta a ritrovare la forza necessaria per superare questo triste momento.


In questa triste vicenda, può essere mancato il ruolo fondamentale delle agenzie educative e formative di una comunità, come la famiglia, la scuola e la parrocchia?


C' è bisogno fortemente di creare alleanze. Si deve intervenire a tutti i livelli. I corpi sociali, devono necessariamente essere alleati nei confronti dei figli contro il male. Il figlio che si sente 'solo', non parla, perché la società senza alleanze lascia le persone sole. La sfida è educativa e culturale, me è anche politica. Dobbiamo scardinare l' idea che il cammino è fatto a pezzetti. La società di oggi ha un estremo bisogno che famiglia, scuola e parrocchia traccino la strada giusta per un emancipazione formativa, didattica e pedagogica, ma per far ciò è indispensabile che si operi in sinergia, attraverso costanti verifiche intrecciate, che fungano da strumenti di cooperazione.


Melito, e un po' tutta la Calabria, nel fragore mediatico nazionale, sono state tristemente e ingiustamente etichettate come comunità “disumane”, per i troppi silenzi e per le mancate prese di posizione. In Calabria c'è un problema formativo rispetto a questi temi?


Fiaccolata Melito Porto Salvo Fiaccolata Melito Porto Salvo


Innanzitutto se c'è un problema che riguarda una crisi educativa e culturale, di certo non riguarda esclusivamente la Calabria, ben che meno Melito Porto Salvo. Ma riguarda tanto la Calabria, quanto Milano, Parigi o New York. Aggiungo inoltre che un acme culturale è evidente. Oggi molte comunità 'non mature' esistono e non sono poche, e non hanno certo una collocazione geografica predefinita. Sono fortemente convinto che le comunità non mature rischiano di sfilacciarsi facilmente. Per questo, ribadisco che è basilare lavorare in una direzione educativa a tutti i livelli. Ma se ognuno difende i propri spazi vi è un errore di fondo culturale. I corpi intermedi come scuola e parrocchia, devono darsi aiuto reciproco e sostegno, in modo tale che venga estirpata la mania diseducativa da parte di alcuni presidi che, secondo una logica laicista, non permettono ai preti di entrare 'liberamente' nelle scuole. Arretratezza culturale che non favorisce questo sano accostamento e efficace interazione tra il parroco, gli insegnanti e i genitori.


In Calabria, se c'è, come se ne esce da questo degrado diseducativo e culturale?


Un riferimento familiare ed educativo, per essere solido deve essere capace a scuola, o per strada, o in parrocchia di cogliere i problemi, prima che esplodano irrimediabilmente. I disagi non basta denunciarli - che è l'aspetto finale - ma gli agenti formativi devono cogliere sul volto delle ragazze un  fastidio, un malessere. A mio avviso, l' insegnante di religione è fondamentale; perché deve essere in grado di cogliere i disagi. Notare le avvisaglie. Deve offrire spazi di maturazione dove i ragazzi possano dire le cose senza aver paura. Creare uno spazio biunivoco e parallelo alla scuola. La parrocchia ha il dovere di discutere di disagi sociali. La lezione di denuncia arriva laddove non è bastato un cammino educativo di prevenzione.