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Domenica, 20 Settembre 2020

Novanta Madonne e forse più

Culto mariano e turismo religioso in Calabria


In tema di culto mariano si potrebbe partire da una constatazione semplice e in qualche modo spiazzante. Maria è una, Maria è la Madonna, ogni luogo ha la sua Madonna. Nel Mezzogiorno in particolare, in Calabria non ne parliamo.

Inizia il pellegrinaggio da Gimigliano a Porto


Anzi, parliamone. Perché il culto mariano nei suoi luoghi di elezione è distribuito in modo uniforme in tutta la regione, quasi una forma di programmazione territoriale talvolta vanamente inseguita nel distribuire risorse e delegare competenze in campi più prosaici. Per i santuari mariani è stato invece il lento deposito del tempo, i suoi ricorsi, le sue casualità, a disporre localizzazioni e polarità su cui convogliare aggregazioni e identità. Tanto che risulta arduo fare una stima esatta delle tradizioni popolari che si rifanno in Calabria a Maria. Giuseppe Galasso in un celebre studio di antropologia del Mezzogiorno del 1982 ne conta più di novanta, con una incidenza superiore a qualunque altra regione del Mezzogiorno e con denominazioni le più varie che vanno da indicazioni di fede (in Calabria predomina l’Immacolata), a localizzazioni geografiche generali (della Montagna, di Porto, di Mare ) o più specifiche (del Pettoruto, di Polsi), alle suggestione dei racconti fondativi (della Quercia, delle Armi), alle aspettative taumaturgiche (del Soccorso). In tutte sono da cogliere gli elementi propri della religiosità e della pietà popolare come si sono venute esprimendo nei secoli in Calabria con un avvio presuntivo, anche a considerare i particolari architettonici dei santuari, l’epoca della loro edificazione e la loro predominante adesione al barocco napoletano, per il periodo che dalla Controriforma - con la necessità da essa incentivata di imprimere nuova linfa al tronco ormai millenario della fede cristiana – giunge fino alla fine dell’Ottocento.

La piccola icona fatta dipingere dal brigante Gatto, poi Fra' Costantino, nell'ottobre del 1753. Questa e le altre foto di Saverio Artirio


La rinnovata adesione “dal basso” ai precetti di fede comportò inevitabilmente il travaso di culture semplici e profondamente attaccate alla terra, al luogo di nascita e di lavoro, anche a credenze misurate sulle cadenze dei raccolti e delle stagioni. Una sorta di solco carsico e poco esplicitato si faceva strada tra il modello di fede più intimo e raccolto rappresentato dalla catena dei monasteri maschili e femminili, quello più ufficiale diretta emanazione curiale e un altro più narrato e pubblicamente esibito nei riti e nelle consuetudini del pellegrinaggio mariano.
La crescente fortuna della ricezione della figura di Maria come interprete genuina delle aspirazioni popolari non si è fermata ovviamente agli aspetti di fede, ma ha investito tutti i settori della vita individuale e collettiva e a cui non era estranea in Calabria la sopita presenza di un modello matriarcale che dal chiuso della famiglia cercava di trovare spazi di accettazione esterna. Nessuno più della Madre di Gesù, proprio in quanto madre, può essere interlocutore di un popolo che prega, tra i mille attacchi cui è sottoposto nelle guerre, nelle calamità naturali, nelle sofferte vicissitudini di una economia povera legata a una terra aspra e cedevole, nella sopportazione delle angherie legate al latifondo e ai vincoli di sudditanza.

L’abbandono totalizzante che la pietà popolare manifestata in crescendo verso la Vergine è stata, ed è, anche fonte di pensose riflessioni da parte del clero, tanto che l’atteggiamento ufficiale nei confronti delle manifestazioni più popolari del culto mariano assume sfumature differenti a seconda dei tempi e dei pontificati. Tutto, non si stancano di affermare i documenti ufficiali di dottrina, è da ricondurre al fondamento della fede cristiana, che è il Figlio risorto. Ci sono in proposito esortazioni, pronunciamenti, encicliche. A corredo si affina una materia, la mariologia, e si ergono importanti figure di mariologi.

Ancoraoggi la coralità del gesto religioso si accompagna alla esibizione personale dell’ossequio alla santa immagine, in una trasversalità inconsueta di ceti e di condizioni sociali. Il vecchio e il giovane, il ricco e il povero, il laureato e il contadino tutti confidano nelle virtù mediatrici o direttamente salvifiche della Madonna. Momento culmine sono le manifestazioni di fede popolare distribuite nei diversi contesti territoriali nelle date canoniche della liturgia mariana: a maggio, agosto, settembre e ottobre soprattutto.

 

Le feste e i pellegrinaggi mariani
I pellegrinaggi mariani rappresentano il momento di più ampia partecipazione. C’è la forma individuale e concomitante del trasferimento notturno fino al santuario di culto, c’è l’opzione associativa della visita guidata. In un caso o nell’altro l’adesione è garantita quanto sincera. Ciascun angolo della regione ha il santuario di riferimento.
A Catanzaro e circondario ogni nella notte tra il lunedì e il martedì dopo la Pentecoste migliaia di fedeli si incamminano dal capoluogo e da tutti i centri minori verso il santuario di Porto, dove si svolge per tutta la giornata successiva la festa in onore della Madonna di Costantinopoli. La tradizione si tramanda immutata da generazioni. Ha scritto Enzo Paci, sociologo delle religioni di Padova: “Nel caso del pellegrinaggio a Porto è come se una ideale comunità spirituale venisse ricreata ogni anno. E’ come se ogni anno si producesse il miracolo di percepire una unità profonda fra le moltissime persone che arrivano da vari punti della provincia di Catanzaro e oltre. Persone che non si conoscono e che vivono in realtà diverse, trovano nel pellegrinaggio alla Madonna di Porto una ragione per sentirsi uniti da un comune semplice gesto: camminare verso una meta e compiere alcune azioni che appartengono alla tradizione cristiana più remota”.

Il santuario della Madonna di Gimigliano è una delle quattro mete che l’ Associazione “Calabria itinerante” ha pensato di toccare programmando “Maggio in preghiera con la Madre di Dio”, un viaggio per quattro santuari rappresentativi dell’intera regione, il cui valore spirituale non è sfuggito al presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico, riconoscendo nei santuari mariani “vere oasi di spiritualità e di silenzio in un mondo troppo frenetico e dedito al consumismo. Il Consiglio regionale ha inteso sostenere questo progetto che è un’ottima iniziativa. L’idea di centrare l’attenzione sui santuari mariani nel mese di maggio è un buon inizio per organizzare altre iniziative simili che valorizzino tutti i luoghi di culto esistenti sul territorio calabrese”. Oltre che la Madonna di Porto, sono rientrati nel programma la Madonna di Visora (Conflenti), la Madonna delle Armi (Cerchiara), la Madonna di Polsi (San Luca).


Il quadro della Madonna di Costantinopoli esce dalla Chiesa Madre del SS. Salvatore a Gimigliano


Le apparizioni e le origini dei santuari mariani
Del perché i santuari mariani calabresisi trovino dislocati speso in posti decentrati e talora impervi è parte costituiva della loro origine che prevede quasi costantemente l’apparizione della Madonna con l’indicazione cogente del luogo dove far sorgere la sua dimora. E’ stato così per Gimigliano, dove la Vergine, narrano le tradizioni, apparve in una notte del 1753 a Pietro Gatto, giovane dalla fedina penale non proprio limpida. Gatto faticò non poco per convincere i suoi compaesani che l’indicazione precisa data dalla visione è proprio il posto sulla riva del Corace chiamato Porto. La Madonna della Quercia appare nel giugno del 1578 al giovane pastore Lorenzo Folino indicando un luogo chiamato Visora, là dove sorge una grande quercia. Molto più indeterminata la leggenda che riguarda la Madonna di Polsi, che rimanda la sua apparizione al pastorello di nome Italiano nei lontani anni Mille. A Italiano che aveva smarrito un capo della sua piccola mandria venne in aiuto l’apparizione della Vergine che gli indicò anche l’ aspra contrada di Polsi divenuta nei secoli meta di uno dei pellegrinaggi più coinvolgenti. Le Armi della Madonna di Cerchiara non sono strumenti bellici ma l’allitterazione in volgare del greco antico armós dove andò a infilarsi, correva l’anno 1450, una cerva inseguita da alcuni cacciatori di Rossano. La cerva si salvò, mentre i cacciatori rinvennero una Pietra sacra con l’immagine della Vergine ancora oggi custodita nel santuario.

Racconti e immagini lontane su cui si è innestata la devozione dei credenti che oggi nell’andare incontro alla immagine venerata portano con sé le ansie passate, il vissuto quotidiano e le speranze a venire.

 

Calabria itinerante e Consorzio Giubileo 2000
L’iniziativa di “Calabria itinerante” non è la sola e si innesta in un percorso che ha raggiunto la piena maturità fin dal 1996, anno di costituzione del Consorzio Giubileo 2000, associazione tra i tredici comuni sede dei più importanti santuari mariani calabresi. Il Consorzio ha svolto brillantemente i suoi compiti nel fervore dell’Anno santo di inizio millennio, raccogliendo e mettendo a frutto finanziamenti statali e regionali per migliorare le aree e le strutture di accoglienza di pellegrini e turisti, promuovendo le attrattive di comuni tutti ricadenti in aree interne soggette a spopolamento, sperimentando contatti con le comunità dei calabresi in altre regioni e in altre nazioni, come Canada Argentina e Francia.

«Dopo un periodo di appannamento – dice il sindaco di Confluenti Giovanni Paola – noi sindaci dei tredici comuni che facevamo parte del Consorzio abbiamo deciso di riprendere in mano il progetto, innovandolo e portandolo a compimento nella sua complementarità di rete. Il momento spirituale è importante, ma dobbiamo cercare di coinvolgere il pellegrino con le altre attrattive del territorio e invogliarlo a visitare non un solo santuario ma tutti gli altri facenti parte del Consorzio, consapevoli della originalità di ciascuno».

Hanno aderito al progetto di rinascita i sindaci di Cerchiara, Dipignano, Gimigliano, Pentone, Seminara, Serra San Bruno, Torre di Ruggiero, Vallelonga, Conflenti, Feroleto Antico, Magisano e San Luca. Fanno sul serio, le riunioni preparatorie si susseguono con ritmo regolare e hanno anche richiesto a monsignor Vittorio Condello, presidente della Conferenza episcopale calabrese, “l’individuazione di un vescovo che possa essere un riferimento privilegiato per l’Associazione e per la nobile progettualità che i sindaci perseguono”.

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