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Venerdì, 26 Febbraio 2021

La solidarietà della Calabria al migrante affetto da leucemia

Nei giorni scorsi, uno degli incessanti sbarchi di migranti al porto di Reggio Calabria ha palesato una nuova storia di stento e sofferenza. migranti-reggioOgni qual volta la passerella della nave della Marina Militare si adagia sulla banchina della terra ferma, centinaia, migliaia di occhi, spauriti e fiduciosi guardano verso un orizzonte di speranza. Anime che hanno avuto la forza di salvarsi e che adesso hanno la necessità di raccontarsi, perché testimoni di vita privata da contesti nazionali al di sotto della soglia di civiltà consentita dallo spirito di sopravvivenza.
Ogni singola storia porta con sé un' infinita voglia di vita. Come quella di un ragazzo libico che, insieme al padre, “ha rischiato la vita per cercare di salvarsi la vita”. Non un giro di parole ma un senso disperato per raccontare un' unica possibilità di salvezza. Ansie e paure sballottate tra le onde con l'incertezza di un approdo. Il ragazzo è un migrante malato di leucemia. Si è imbarcato in uno dei cosiddetti viaggi della speranza, in cerca di cure e aspettative che in Libia non avrebbe avuto o, con molta probabilità, non avrebbe potuto permettersi.
Certamente questa è una delle migliaia di storie che l'esagerato flusso di migranti rimbalza all'attenzione mediatica. Ma vale la pena raccontarla perchè la  Regione Calabria in questa vicenda ha mostrato quel lato umanamente e istituzionalmente accogliente che la contraddistingue.
Ospedali riunitiIl Presidente Oliverio infatti, personalmente è intervenuto sulla questione, garantendo grazie al reparto di ematologia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, tutte le cure necessarie a combattere la leucemia del giovane migrante, offrendogli un ultimo disperato tentativo di guarigione, accogliendo l' appello lanciato dal leader di “Diritti Civili”, Franco Corbelli e promuovendo fattivamente gli inviolabili valori dell'accoglienza e dell'assistenza.
Un piccolo esempio di come il dovere istituzionale non può prescindere dal senso di inclusione e accettazione. Un messaggio di speranza per chi pensa che sia opportuno barattare il dono della vita con un primogenito e legittimo senso di sicurezza.
Ma questi uomini e donne, e soprattutto questi bambini, pur di abbandonare una situazione senza via d’uscita rinunciano ad ogni cautela, affrontando fame, fatica e angherie. Scappano dalla morte e vengono accolti in una terra,  in grado di ospitare e testimoniare la speranza di un futuro migliore: la Calabria. La Calabria delle famiglie con i loro legami, delle relazioni tra vicini, delle piccole comunità con i loro centri di aggregazione, promotrice di ospitalità vera e di integrazione efficace. La Calabria capace di uno slancio di apertura, di una disponibilità alla vita nonostante tutto.