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Lunedì, 30 Novembre 2020

Quando intervistai Pelè. Tonino Raffa e 1200 radiocronache: “Vi spiego cosa non va nel calcio”

"Ci sono parole che nella vita valgono più di mille radiocronache": è quanto ha detto Tonino Raffa durante la sua ultima radiocronaca allo stadio Tardini di Parma. Straordinaria “voce” della radiocronaca sportiva, la sua, che, per anni, ha incantato gli "Ci sono parole che nella vita valgono più di mille radiocronache": è quanto ha detto Tonino Raffa durante la sua ultima radiocronaca allo stadio Tardini di Parma. Straordinaria “voce” della radiocronaca sportiva, la sua, che, per anni, ha incantato gli italiani, raccontando innumerevoli sfide calcistiche, (inclusi incontri della nazionale italiana).

Tonino Raffa


Ora, a 68 anni, dopo 46 anni di onorata carriera, Raffa si gode la pensione, senza mai trascurare il suo amato calcio, con il quale tuttora ha una grande affinità.
Con un curriculum di oltre 1200 partite commentate alle spalle, il prestigioso  radiocronista annovera tra i suoi ricordi più belli la finale di Berlino del 2006, che ha seguito dal centro stampa internazionale di Monaco di Baviera.  Inoltre, si è fregiato di un'intervista al grande Pelè, realizzata ai mondiali di Francia del 1998, altro ricordo tra i più belli della fortunata carriera.

Nel 1999 e' stato trasferito a Roma ed integrato nella redazione radiocronache del giornale radio Rai, dopo la sua ventennale esperienza alla sede regionale di Cosenza della Rai. Cos'ha significato tutto ciò dal punto di vista professionale?

L'esperienza è stata formativa, da un lato, allucinante dall'altro. Formativa, perché sono entrato in contatto con un mezzo nuovo, quello radiotelevisivo, dopo 12-13 anni di attività nella carta stampata, ed ho avuto modo di farmi conoscere dai direttori e dai colleghi delle testate nazionali. Allucinante, perché ho verificato di persona quanto sia stata nefasta l'influenza della mala politica calabrese nelle scelte chehanno riguardato il vertice della redazione regionale Rai. Ad ogni giro di valzer, ad ogni cambio di maggioranza, i partiti  (esercitando forti pressioni sull'azienda) premiavano i più incapaci a danno di quei pochi colleghi che, invece, avevano un’ indiscussa preparazione professionale. Costoro erano spesso vessati, umiliati, emarginati da ogni contesto decisionale. Allora ci restavo male e non capivo. Oggi mi rendo conto che per la classe politica un giornalista onesto, preparato e indipendente è un pericolo, invece di rappresentare una risorsa. Gli ultimi dodici-tredici anni di carriera, trascorsi a Roma nella redazione radiocronache, sono stati invece i migliori e quelli più ricchi di soddisfazioni. Ero finalmente in un  ambiente di lavoro "normale".

La sua voce ha commentato per milioni di italiani 6 mondiali, 3 Olimpiadi, 3 Europei, qual è il ricordo più bello che ha della nazionale italiana?

Tonino Raffa con Maradona


La finale di Berlino ai mondiali di calcio del 2006. Sul campo c'erano le nostre prime "voci", Cucchi e Repice.  Con la pattuglia degli altri inviati, l'ho seguita sul maxischermo Rai al Centro stampa internazionale di Monaco di Baviera. Alla fine, ci siamo riversati sulle strade e nelle piazze per intervistare i nostri emigrati in Germania. Erano ubriachi di felicità. Quella vittoria ai rigori (sulla Francia), segnava per il loro il riscatto in una terra straniera, dove da anni ingoiavano sfottò e umiliazioni. Raccogliere quelle voci ha rappresentato un’ incredibile iniezione di adrenalina.

Qual è invece il più brutto?

Non ricordo episodi spiacevoli. Ho ricevuto cattive azioni alle spalle da qualche collega che credevo amico. Ma questo nella vita può accadere a tutti. Le delusioni bisogna metterle in conto. Ho già dimenticato. L'invidia può giocare brutti scherzi a chi soffre di complessi d’inferiorità.

Un curriculum di oltre 500 partite di serie A ed altrettante di serie B per tutto il calcio minuto per minuto, qual è stata la partita più bella che ha commentato?

Le partite commentate sono state più di mille e duecento, se contiamo anche la Champions e l'Europa League.
Può sembrare strano, ma il più bel ricordo professionale non è legato ad una radiocronaca, ma ad un’ intervista. Quella con il grande Pelè, realizzata ai mondiali di Francia del 1998.

Tonino Raffa durante una telecronaca


La Fifa aveva promosso un evento per premiare i migliori giocatori di quella edizione scelti da una giuria internazionale. Pelè era il padrino d'eccezione della manifestazione, svoltasi in un centro congressi alla presenza di 600 giornalisti. Verso la fine mi avvicinai alla segreteria e chiesi di prenotarmi per intervistare "O Rey": "sono l'inviato di Radio Rai".
Mi riservarono uno sguardo compassionevole : "Radio Rai? Ci spiace. Abbiamo solo accettato una ventina di prenotazioni per le televisioni. Le radio presenti sono più di 250. Lei capirà che, se dovessimo aprire anche a loro, fra una settimana saremmo ancora qui".
Rassegnato, mi aggiravo per il corridoio. Improvvisamente la svolta : incontrai il collega di Rai Sport, Saverio Montingelli, il quale aveva ritirato il suo numero di prenotazione per l'intervista televisiva. A quel punto, ci battemmo per dimostrare che, in Italia, Radio e Televisione di Stato sono due testate della stessa azienda. Riuscii a passare dopo garbate insistenze. Fu così che realizzai una intervista con Pelè, per la Radio italiana, nella giornata in cui nessuna Radio del mondo aveva potuto avvicinare Pelé! Conservo ancora la foto ricordo con lui. Una soddisfazione professionale difficile da dimenticare.

Cosa ci può dire della sua esperienza come consigliere nazionale dell' Unione Stampa Sportiva italiana?

Positiva. Mettere la piccola esperienza maturata al servizio dei colleghi è gratificante. Ho anche partecipato alla stesura di qualche proposta da inoltrare alle Istituzioni su argomenti come la lotta alla violenza nello sport e l'attuazione di programmi filo-educativi.

Cos'ha significato Juventus-Parma, l'ultima partita da lei commentata, e come si è sentito al momento della consegna della maglia da parte della società del Parma?

Tonino Raffa con la maglia "celebrativa" del Parma


Parma-Juventus è stata la mia ultima radiocronaca prima della pensione ufficiale. Ma non l'ultima in assoluto, perché l'azienda mi accordò una proroga per la stagione successiva. Quella vissuta allo stadio Tardini rimane comunque un'emozione difficile da scordare. La consegna della maglia "celebrativa" da parte del Parma calcio fu una bellissima sorpresa. Un grande gesto di sensibilità. Durante la partita, cercai di svolgere il compito come tutte le altre volte. Ma il battito cardiaco salì quando negli ultimi cinque minuti, quelli di maggiore ascolto della trasmissione, il conduttore Alfredo Provenzali (d'accordo con il caporedattore Riccardo Cucchi), cambiò la "scaletta" concedendomi l'onore del primo campo e spiegando perché : dovevo congedarmi da numero uno. In pratica, una "standing ovation" radiofonica, una passerella finale alla quale tutti i colleghi si associarono salutandomi con affetto man mano che intervenivano dai rispettivi campi. Risposi che quelle parole valevano più di mille radiocronache. Ancora oggi ne resto profondamente convinto.

Cosa pensa del calcio attuale?

Il calcio italiano paga i grandi ritardi accumulati sulla strada delle riforme. La nostra serie A era tra i campionati più belli del mondo. L'avvento delle televisioni commerciali ha fatto perdere di vista obiettivi importanti come la cura dei vivai e l'ammodernamento degli stadi che sono rimasti fatiscenti. Il pubblico preferisce stare nel salotto di casa, davanti alla tv. I dirigenti da una ventina di anni sono bravi a litigare sulla spartizione dei proventi derivanti dai diritti televisivi, ingaggiano stranieri che sono spesso di livello tecnico modesto, ma che sbarrano la strada ai giovani talenti italiani. Assistiamo ad una polverizzazione demenziale del calendario (non si sa più in che giorno e a che ora si gioca) e tutto questo disorienta gli appassionati. Abbiamo perso competitività in Europa, perché abbiamo lasciato che i migliori allenatori italiani andassero all'estero.
Aggiungerei un’ osservazione : la cascata di quattrini arrivata dalle televisioni non è servita a sanare i bilanci dei club, che sono sempre in rosso.
Insomma, non siamo riusciti a dare un grande esempio di lungimiranza.

Quali sono i suoi impegni professionali nel prossimo futuro?

Non vedo impegni particolari all'orizzonte. Rispondo a qualche invito che mi arriva ogni tanto dal centro-nord, aiuto qualche giovane universitario a preparare tesi su argomenti che riguardano il mondo della comunicazione, e, quando posso, partecipo a qualche iniziativa di aggiornamento professionale. Il minimo indispensabile per evitare la noia.