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Venerdì, 18 Settembre 2020

Roberta Cogliandro: “Il nuoto mi fa sentire libera”

Volontà, determinazione, talento e coraggio, sono gli elementi che accompagnano l’impresa sportiva e umana di Roberta Cogliandro.
Roberta a seguito di uno scherzo del destino, una scivolata su uno scoglio nell’estate del 2009, ha riportato una lesione spinale. Una vita che cambia per una giovane ragazza, tanti progetti che si frantumano e tanti altri che nascono.

Roberta Cogliandro



Diverse operazioni, una lunga riabilitazione, tante ore passate a fare sport e ad imparare a convivere con carrozzina e stampelle. Fonda con la sua famiglia, Kleos l’Associazione Controcorrente, con lo scopo di far sentire la sua voce, di combattere i pregiudizi, gli ostacoli quotidiani e con la voglia di sensibilizzazione a favore dell’abbattimento delle barriere architettoniche e per la promozione dello sport paralimpico.
E proprio lo sport da strumento di riabilitazione, inizia a essere per Roberta una vera passione che la porta prima a diventare campionessa italiana di nuoto paralimpico, e poi a creare la prima squadra di basket in carrozzina in Calabria, la Kleos Team Wheelchair, formata da uomini e donne provenienti da diverse zone della regione. Grazie al suo impegno e alle sue capacità, Roberta, dopo la canotta arancione della Kleos ritorna ad indossare quella azzurra della Nazionale, dopo l’esperienza degli Europei 2013 a Francoforte. Infatti, insieme alla compagna di squadra, Marianna Roglieri, ha partecipato al primo collegiale delle azzurre guidate dal coach Di Giusto, che si è svolto a Roma nei giorni scorsi.
Ma prima di vivere questa avventura, Roberta, ci ha raccontato le sue emozioni.

Un incidente invalidante ti ha costretto su una sedia a rotelle, cos’è una lesione al midollo spinale?

Nel 2009, a seguito di una caduta accidentale, ho riportato una lesione incompleta al midollo spinale, dovuta alla frattura di una vertebra con conseguente paralisi e oggi mi ritrovo costretta ad utilizzare una carrozzina. La lesione midollare traumatica (mielolesione) è un evento che si verifica quando nel midollo spinale si interrompe parzialmente o totalmente la connessione funzionale tra i centri superiori del sistema nervoso centrale ed i nervi periferici, questo comporta laperdita completa o incompleta delle normali funzioni sensoriali e motorie. Purtroppo ancora non si è trovata una vera cura che ci permetta un recupero completo delle abilità fisiche perdute, ma non è impossibile che ciò avvenga. Oggi la ricerca scientifica è ferma alla sperimentazione su animali, ha già ottenuto dei risultati abbastanza convincenti, ma deve andare avanti, per questo credo debba essere sostenuta concretamente da tutti noi. Basta un banalissimo incidente per sconvolgere la vita di chiunque e costringerlo in pochi secondi a dover affrontare una difficilissima invalidità permanente.

Dopo l’incidente hai vissuto una lunga riabilitazione, come hai scoperto la passione per lo sport?

Sono sempre stata una sportiva, in passato ho praticato varie discipline, ma mai a livello agonistico. Dopo l’incidente ho cominciato a praticare il nuoto perché mi faceva stare bene, mi faceva sentire libera da tutti gli ausili che sono costretta ad utilizzare… Mi aiuta soprattutto a scaricare la tensione e a non pensare, per poche ore, a come la mia vita è cambiata.

Come è nata l’idea di creare la prima squadra di basket in carrozzina?

L’idea è nata dopo aver giocato a basket in carrozzina durante il periodo di degenza presso l’Unità Spinale di Imola. Con la mia famiglia abbiamo pensato che sarebbe stato bello creare una squadra di basket in carrozzina anche a Reggio Calabria, sia perché si tratta di uno sport molto divertente, sia perché non trovavamo giusto non esistesse un’opportunità del genere in tutta la Calabria. Abbiamo creato l’associazione Kleos per poter offrire momenti di aggregazione e svago alle persone con disabilità fisica.

Prima i successi nel nuoto nazionale paralimpico, ora l’inizio dell’avventura con il basket e la convocazione in Nazionale. Cosa provi ad indossare la maglia azzurra e cosa ti aspetti da questa esperienza?

Sono molto contenta dei traguardi che ho raggiunto sia nel nuoto, sia nel basket e spero di poter continuare a far parte della Nazionale, perché indossare la maglia azzurra mi ha regalato molte emozioni.

Con la tua Associazione, promuovi diversi progetti per favorire l’abbattimento delle barriere architettoniche, cosa pensi si possa fare concretamente per migliorare la vita di chi, come te, si trova ad affrontare una disabilità?

A Reggio Calabria e nell’intera regione sono molte le cose che dovrebbero cambiare per permettere alle persone con disabilità di vivere una vita meno complicata: per prima cosa deve cambiare il modo di vedere le persone con disabilità, vederle non solo come persone da assistere, ma come persone capaci di creare e costruire; le persone con disabilità hanno diritto alle pari opportunità non solo su carta ma in ogni istante della vita quotidiana. Bisognerebbe abbattere ogni tipo di barriera: architettonica e culturale, bisognerebbe rivalutare e migliorare le condizioni della nostra Sanità, magari aprendo centri specializzati come le unità spinali o almeno fare in modo che le ASL si prendano più cura dei propri assistiti.

Quali sono i progetti futuri della Kleos?

Oltre a promuovere lo sport paralimpico e soprattutto la squadra di basket in carrozzina, Kleos ha collaborato conl’associazione Co.danza.Re Studio Arte per formare una compagnia di danza in carrozzina che si esibirà per la prima volta al teatro Cilea a fine giugno, continueremo a fare campagne di sensibilizzazione affinchè i luoghi e le strutture pubbliche siano adeguati alle normative vigenti sul tema dell’ accessibilità. Inoltre, vi aspettiamo numerosi alla terza edizione di Liberamente, l’evento organizzato dall’associazione Kleos ad agosto sul lungomare di Lazzaro. Vogliamo far riflettere le persone sul fatto allarmante che non esistano Unità Spinali al sud Italia e bisogna andare fuori dalla nostra regione per le visite mediche e la riabilitazione, infine cercheremo di sostenere la ricerca scientifica convinti che una cura alle lesioni spinali croniche sia possibile.

E quelli di Roberta?

Io spero di poter diventare un’istruttrice di nuoto, di poter aiutare e difendere i diritti dei bambini disabili sia a scuola, sia per nel loro tempo libero. Spero di risvegliare la coscienza di chi ci governa e dei cittadini, affinchè le persone con disabilità siano ritenuti una risorsa per la collettività.

Vuoi lanciare un messaggio?

Gli atleti paralimpici, secondo me, dovrebbero ricordare a tutti che esistono un'infinità di patologie differenti, in particolare gli atleti mielolesi hanno il dovere di sottolineare come la nostra patologia sia estremamente debilitante. Io e la Kleos vogliamo pensare e aiutare anche, anzi soprattutto, le persone che convivono con invalidità ancora più gravi e degenerative, perchè purtroppo molte persone non hanno la possibilità di praticare sport, in molti casi non riescono neanche a respirare o ad uscire di casa autonomamente, oppure soffrono dolori atroci come i dolori neuropatici o disturbi fisiologici. Anche per queste persone cercheremo di lottare, perchè è vero che la vita continua e non bisogna arrendersi, ma è anche vero che abbiamo diritto ad una cura. La lesione spinale cronica deve diventare curabile!