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Sabato, 15 Agosto 2020

Il liceo “da Vinci” di Reggio tra le prime cento scuole d’Europa

Il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Reggio Calabria, guidato dalla dirigente scolastica Giuseppina Princi, nella classifica delle prime cento scuole europee, una sorta di Gotha dell’istruzione continentale che vede competere il liceo calabrese con le scuole danesi, inglesi, tedesche e francesi. La notizia arriva al termine di una indagine interna della Università Bocconi sullo stato dell’arte nella scuola italiana.

Giuseppina Princi dirigente scolastica del Liceo Scientifico "Leonardo da Vinci"


Spiega  la dottoressa Princi con la quale abbiamo fatto il punto su quanto accaduto per saperne di più: “Nella stessa  quest’ottica e va interpretata anche l’indagine dello scorso anno della Fondazione Agnelli sui migliori risultati degli studenti italiani al termine del primo anno universitario, che ha visto in testa quelli provenienti dal liceo Leonardo da Vinci di Reggio Calabria. Ed ancora, da anni le eccellenze del Paese in astronomia, in matematica, in fisica, in biologia, in chimica sono ragazzi che provengono da questa scuola: basti pensare che due anni fa, presso l’Accademia della Crusca, al cospetto del Presidente della Repubblica, tra 25 studenti premiati come eccellenze assolute in Italia ben 4 erano del Liceo reggino”.

Il Leonardo Da Vinci ha una banca dati per seguire l’evoluzione di tutti gli studenti che conseguono la maturità ?

Si, aggiornata, al  momento  con gli esiti universitari dei propri studenti; l’obiettivo è, però, quella di estenderla, anche ai successivi sbocchi lavorativi.

C’è a suo parere un divario tra le scuole del sud rispetto alle scuole del nord in Italia ?

No, ritengo che i risultati apprenditivi degli studenti siano  solo una questione di intelligente politica scolastica legata  alla capacità  di responsabilizzare e coinvolgere le famiglie nel percorso di crescita formativa dei figli, alla capacità del corpo docente di motivare, stuzzicando, cognitivamente, i ragazzi, impartendo una didattica innovativa ed al passo con i tempi, alla capacità del dirigente scolastico di aprire la scuola al territorio, alle Università, a tutti gli Ordini professionali, a gemellaggi con scuole estere, a mobilità di studenti,  a partecipazione degli alunni a competizioni disciplinari (fisica, matematica, astronomia, chimica, italiano), a carattere nazionale ed internazionale, garantendo linguaggi nuovi, percorsi formativi e pratiche sperimentali che estendano gli orizzonti culturali e conoscitivi dei ragazzi verso uno scenario europeo e globale. Solo promuovendo il confronto con culture, paesi, lingua e tradizioni  diversi,  si azzera una possibile differenza di contesto sociale che, diversamente, in scuole,chiuse ed autoreferenzialipotrebbe emergere.

Nei test di ammissione alla facoltà di medicina di Catanzaro quest’anno gli ammessi sono stati solo 82 su un totale di 255  posti disponibili. A suo avviso perché si è verificata una débâcle degli studenti provenienti dalle scuole del meridione ?

Non posso rispondere in merito alla qualità dei percorsi formativi delle altre istituzioni scolastiche, mi duole, invece, constatare che, dalla banca dati  della scuola,  la più parte degli studenti del Liceo da Vinci, opta per facoltà universitarie oltre i confini regionali o, tuttalpiù, per ragioni di vicinanza territoriale, si iscrive a Messina;  pochi o nessuno a Catanzaro. Comunque, c’è da dire che, in qualunque delle ipotesi la percentuale degli ammessi è alta; la più parte senza avere  frequentato alcun corso di preparazione ma sostenuto dalle conoscenze acquisite a scuola.

Quali sono gli obiettivi e le prospettive future del suo  Liceo  ?

Le prospettive del liceo si legano ad una visione sempre più europea, globale di scuola, aperta a promuovere dei saperi e delle competenze che orientino, sempre di più,  i giovani verso scelte universitarie e lavorative coerenti con le loro attitudini, con la consapevolezza di un  progetto di vita che la scuola deve far fuoriuscire da ciascun ragazzo, accompagnandolo ed indirizzandolo affinchè non si smarrisca nell’incertezza del presente. Promuovere una didattica che educa i giovani a pensare, che li incuriosisca,  diventa un obiettivo primario per realizzare una mentalità auto-imprenditoriale, in cui i giovani abbiano ,la consapevolezza che solo le loro idee e la caparbietà nell’affermarle, li aiuterà a competere con i loro pari del mondo. A tal fine, uno dei miei obiettivi sarà quello di aiutare i giovani prossimi al diploma, ad esportare le loro idee, i loro progetti, promuovendone la diffusione e i contatti con aziende internazionali od anche esperienze di stage-studio lavoro attraverso cui si possano far conoscere e avviino quei contatti lavorativi che perfezioneranno, meglio, dopo la laurea.

Secondo il suo punto di vista cosa bisognerebbe migliorare nella scuola italiana?

La scuola italiana, a mio parere, confrontandosi con i sistemi di istruzione e formazione europei più avanzati, dovrebbe, maggiormente curare la formazione del personale docente. Competenza,  flessibilità, capacità di ascolto e confronto con i giovani, capacità di promuovere, negli stessi,  autostima e sicurezza,  capacità di contestualizzare i linguaggi disciplinari in un contesto reale in continua e rapida trasformazione, questi sono gli ingredienti che fanno della professionalità docente una risorsa che riesca a motivare e facilitare la crescita formativa dei ragazzi. Una scuola che rimane ancorata ad un approccio tradizionale di tipo nozionistico e trasmissivo, che non riesca a promuovere lo spirito critico dei giovani, ne ruba il loro futuro, impedendo al paese di partire proprio dalla cultura e quindi dalla scuola  per una reale crescita sociale ed economica.