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Venerdì, 18 Settembre 2020

La Calabria che vogliamo. Dalla difesa dell’identità alla salvagurdia del paesaggio

Un seminario di alto livello scientifico organizzato dagli ex consiglieri regionali. “Istruzione, alta formazione, cultura e beni culturali : tre grandi sezioni discusse con cognizione di causa e chiamando al  tavolo esperti di chiara fama. Organizzato dall’ associazione ex consiglieri Un seminario di alto livello scientifico organizzato dagli ex consiglieri regionali. “Istruzione, alta formazione, cultura e beni culturali : tre grandi sezioni discusse con cognizione di causa e chiamando al  tavolo esperti di chiara fama. Organizzato dall’ associazione ex consiglieri regionali della Calabria, il seminario ha discusso de “La Calabria che vogliamo”. Testimoni attenti dell’evoluzione della crisi (così si definiscono gli ex consiglieri regionali)  che, secondo il presidente Stefano Priolo,  “in questo momento sta facendo attraversare al Paese il momento di maggiore difficoltà della storia repubblicana. Siamo stati partecipi- ha spiegato -  dei grandi sacrifici imposti agli italiani per tentare di arginare la crisi. Sentendoci coinvolti in questa difficile contingenza, abbiamo deciso di animare un dibattito con l’intenzione di concorrere in maniera efficace e strutturale al suo superamento ”. Grandi temi, che vivacizzano la storia politica, sociale e culturale del Paese e che, in Calabria, spesso hanno seguito un’evoluzione piegata troppo sui problemi, e poco sulle soluzioni. “Si deve agire a livello comunale e regionale”, ecco una delle proposte lanciate da Costantino Fittante,coordinatore del seminario, che aggiunge, “sebbene non abbiano competenze esclusive  e senza intaccare le specifiche funzioni dello Stato centrale”. La sua idea è di operare con gli enti territorialiper combattere i tagli all’istruzione, il calo delle immatricolazioni in tutti gli atenei italiani (meno 17% secondo una ricerca del Consiglio universitario nazionale), e per ridare luce all’immenso patrimonio  di chiese, castelli, biblioteche, archivi pubblici e privati, musei, pinacoteche civiche e diocesane, monumenti che costituiscono la ricchezza della Calabria e che oggi ancora vivono nell’oblio. E’ fondata tutta sui valori della Costituzione, invece, la Calabria che vorrebbe il docente di lettere Sandro Vitale, e sull’eguaglianza sostanziale richiamata all’articolo 3. “In questo la scuola deve fare da perno- ha spiegato Vitale- per la formazione del cittadino, così come desiderava Aldo Moro”. La Calabria che vorrebbe Alessandro Bianchi (urbanista e docente universitario) deve avere tre requisiti essenziali: il primo è l’internazionalizzazione, “perché chiudersi al provincialismo è improduttivo,   aprirsi ai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo sarebbe invece una grande risorsa”. Gli altri due requisiti si fondano sul principio che- secondo Bianchi- l’università in Calabria non può essere misurata solo come ente di ricerca e alta formazione, ma anche come processo importante per la crescita culturale e lo sviluppo economico, a patto che “le università diano un’offerta formativa che rispecchi i caratteri peculiari della Calabria. Possono offrire , ad esempio, delle specializzazioni settoriali in agricoltura o turismo”; terzo requisito: che le tre università calabresi si aprano alla collaborazione, al punto da essere quasi  una sola testa pensante che muove insieme le sue articolazioni. La Calabria che vorrebbe l’antropologo Vito Teti (dell’Università della Calabria) è libera da chiavi retoriche , contraddizioni, contrasti e negazioni, libera da modelli concettuali che spingono alla mummificazione ed alla fossilizzazione dell’identità culturale calabrese. “Quello che noi siamo- sostiene Teti - deve essere inserito in un contesto moderno e globale, senza cadere nella trappola identitaria che crea forme di separazione con le altre culture attraverso una territorialità che crea solo chiusura. Da secoli la Calabria è la terra della lontananza , alla quale i calabresi danno centralità, ma negare le negatività o fare della memoria dei blocchi monolitici ci fa solo dimenticare ciò che è funzionale al nostro tempo. Quindi – ha concluso- il ruolo identitario non deve diventare retorica (infatti questa è la terra delle opere incompiute )ma dobbiamo domandarci continuamente cosa vogliamo fare del nostro domani”. A proposito di spaccati identitari, l’ultima sezione del seminario ha voluto dare spazio e tempo ai beni culturali. L’intervento di Simonetta Bonomi (soprintendente per i beni archeologici delle province di Reggio e Vibo)ha spostato l’attenzione sulla necessità di una maggiore cura del patrimonio calabrese, per il quale si spera possano essere investiti, prima della fina del 2013, trenta milioni di euro del Por 2007-2013 per i parchi archeologici. Sulla gestione della grande industria archeologica, invece, sono intervenute  Laura Delfino e Silvana Luppino, rispettivamente responsabile servizi educativi del museo archeologico di Locri e direttrice del museo e parco archeologico di Sibari. A chiudere con un suggestivo  auspicio , da ultimo, FrancescoProsperetti ( direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Calabria): la Calabria che vorrebbe è una regione che dà priorità alla soluzione dei problemi legati ai disastri ambientali e paesaggistici, così come avviene nelle altre regioni che legano a questi temi lo sviluppo e la crescita dei territori. Per dare impulso a queste motivazioni è stato sttoscritto un accordo di cooperazione per la valorizzazione dei Beni culturali della Calabria firmato dal ministro per i Beni e le Attività Culturali.

Claudia Tamiro