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Sabato, 28 Marzo 2020

Un popolo di litigiosi in cerca di mediazione

Parla Leonardo D’Urso, economista di fama internazionale.  Mediazione, questa sconosciuta. I testi giuridici ci parlano di un procedimento volontario, riservato ed informale, finalizzato a superare un conflitto tra due o più parti con l’aiuto di un terzo, imparziale, neutrale ed Parla Leonardo D’Urso, economista di fama internazionale.  Mediazione, questa sconosciuta. I testi giuridici ci parlano di un procedimento volontario, riservato ed informale, finalizzato a superare un conflitto tra due o più parti con l’aiuto di un terzo, imparziale, neutrale ed indipendente, il cui ruolo è quello di facilitare il raggiungimento di un accordo volontario, soddisfacente e reciprocamente vantaggioso.

Leonardo D'Urso


La mediazione come metodo extragiudiziale di risoluzione delle controversie è molto di più: è una boccata d’ossigeno per i giudici che si trovano a fronteggiare l’incremento esponenziale delle cause civili. E si capisce, andando oltre agli aspetti prettamente tecnici e giuridici della nuova mediazione dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità della obbligatorietà del ricorso all’istituto, da dati, casi pratici e approfondimenti affidati alla relazione del professore Leonardo D’Urso, economista di fama internazionale. Un approccio che ha permesso a decine di avvocati di “avvicinarsi” all’istituto senza resistenze, nel corso del seminario organizzato dalla Camera di Commercio di Catanzaro. Non a caso, D’Urso si sofferma sulla disamina dell’economia della giustizia oltre che del nuovo modello di mediazione.
“Partiamo daalcuni dati per vedere in quale contesto si innesta la mediazione in Italia, un filone poco sviluppato quella dell'economia della giustizia – spiega D’Urso -. Guardiamo ad esempio ad un rapporto della Banca mondiale relativo alla facilità di fare impresa. Prendendo in esame 185 Stati nella classifica generale della facilità di fare impresa: l’Italia è al 73esimo posto. La classifica nasce da dieci indicatori relativi alla vita complessiva dell'azienda: il primo è relativo alla facilità di iniziare e l'ultimo alla facilità di gestire un fallimento, si guarda alla facilità della registrazione, dell'accesso al credito, del pagamento delle imprese. Il penultimo indice è relativo alla facilità di costringere la controparte a pagare in un contratto. Se guardiamo a questo sub indice, l’Italia precipita nell'abisso della classifica, al 160esimo posto, cosa che fa abbassare il livello di competitività generale. Chi deve investire nel nostro Paese guarda anche a questo rapporto. Ci supera perfino l'Iraq, e noi superiamo di quattro posizioni l’Afghanistan”.
Il professor D’Urso cita un altro rapporto interessante, quello che viene dalla direzione generale di Statistica e da un rapporto del Consiglio d'Europa che mette in relazione le rilevazioni  che vengono dal Dipartimento statistico dei ministeri della Giustizia. “Ci chiediamo sempre: perché in Italia abbiamo questa grande inefficienza nella giustizia civile?  E’ vero che ci sono pochi giudici, ma non credo sia la causa principale, è piuttosto una conseguenza. In Italia ci sono cinque milioni e 400 mila giudizi pendenti, e 4 milioni e 400 mila nuove cause. Dal 2009 al 2010 per la prima volta c’è stata un’ inversione di tendenza dovuta soprattutto all’attività dei giudici di pace. Qual è la ragione principe dell'inefficienza come durata del processo inItalia? Ma gli italiani, sono davvero un popolo di litigiosi? “Non c'è alcun sociologo al mondo che dimostra questo – dice ancora l’economista -. C'è però una forte attrattiva nell’andare in tribunale, nel senso che ad oggi non c'è stata una buona alternativa nel gestire le controversie”. Quindi, non migliaia di cause civili affastellate sui tavoli per colpa di giudici svogliati, anche perché questi lavorano e molto (citando sempre gli studi riportati da D’Urso l’Italia ha una media di 11 giudici per centomila abitanti, nel resto d’Europa sono 23), ma processi civili che durano in media 493 giorni, a fronte dei 297 giorni nel resto d'Europa, per una spesa di 50,3 euro giornalieri (nel resto d’Europa si spendono 37 euro). Ma mentre per le cause civili si spendono tre miliardi di spesa, se ne incassano 326 milioni: il 10,75 per cento, la media in Europa è del 28,3 per cento. “In questo contesto – conclude D’Urso – quasi conviene fare causa civile in tribunale perché comunque si arriva anche a non pagare le spese. Perché se si va in causa sapendo di prendere bastonate, si cerca di mediare. Come succede negli Stati Uniti dove solo il 5 per cento delle cause va in sentenza”. La mediazione, quindi, deve essere portata a conoscenza dei molti potenziali utenti, professionisti, imprese e consumatori, che hanno già potuto apprezzarne le caratteristiche e le potenzialità.
Maria Rita Galati