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Mercoledì, 12 Agosto 2020

Iaia Forte: «Io, calabrese orgogliosa d’aver recitato al Museo nazionale»

Guardi i suoi occhioni azzurro intenso sfondare il piccolo schermo nello spot tv del canale tematico Sky Arte. E automaticamente pensi alla rappresentazione del30 luglio scorso, che a Iaia Forte ha tributato l’onore di poter inaugurare di fatto il Museo Guardi i suoi occhioni azzurro intenso sfondare il piccolo schermo nello spot tv del canale tematico Sky Arte. E automaticamente pensi alla rappresentazione del30 luglio scorso, che a Iaia Forte ha tributato l’onore di poter inaugurare di fatto il Museo nazionale della Magna Grecia, dopo la lunga chiusura per il restauro finanziato coi fondi per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia (anche se il “nuovo” Palazzo Piacentini è tuttora in gestazione).

Iaia Forte in conferenza stampa alla sala Barbaro dell'Aeroporto dello Stretto


E pensi a questa donna, a quest’attrice.
Napoletana, Iaia (Maria Rosaria all’anagrafe). Bella, ma di un fascino molto diverso dal physique du rôle prorompente che molto cinema ci ha costretto a immaginare quasi come prototipo dell’attrice e della donna. Con due fari azzurrissimi al posto degli occhi, doti interpretative poliedriche e non comuni. Un’attrice che non disdegna il mezzo televisivo, ma non ne ha mai fatto il suo totem. E una presenza discreta, malgrado le tante nomination e i premi (nel ’96 già solo l’intenso doppio ruolo di Luna di Palma e della sua ombra, in Luna e l’altra di Maurizio Nichetti, le valse Nastro d’argento, Ciak d’oro, Globo d’oro, la nomination per il David di Donatello). Mai invasiva, neanche quando è il turno di reclamizzare uno spettacolo teatrale o un film come i due più recenti, bellissimi, che l’hanno vista tra i protagonisti: Miele di Valeria Golino e l’osannato La grande bellezza di Paolo Sorrentino in cui impersonando Trumeau, benestante vittima di un matrimonio condito d’infedeltà, ha ritrovato l’antico maestro, il superno Toni Servillo nei panni del giornalista scansafatiche Jep Gambardella. Per non parlare del suo voler sempre andare “oltre”, calzando più volte pure i panni del regista e mettendo in piedi una compagnia sua e di Clara Gebbia, emblematicamente denominata “Teatro Iaia”.

Iaia Forte, diciamo sùbito che ormai è difficile non vederla, coi suoi occhi intensi abbinati alla campagna pubblicitaria per un ottimo canale tematico di Sky…

«…Uno spot che io, tra impegni e vacanze, non ho ancòra neanche visto. Sky Arte Hd è un canale che mi piace moltissimo, quindi sono ben contenta di aderire alla pubblicità di un canale che, secondo me, fa le cose che dovrebbero fare i canali pubblici. Noi per la Rai paghiamo un canone: avremmo diritto a un certo tipo di televisione, a una televisione che non fosse soltanto d’evasione popolare ma avesse pure una funzione pubblica, come a mio avviso oggi non avviene. Un motivo in più per supportare un canale che, pro-quota, sopperisce a questa mancanza».

D’accordo, ma lei è anche donna di cinema. E la tv di Rupert Murdoch trasmette ogni anno migliaia di film: per il grande schermo è veleno o volàno?

«Proporre un gran numero di film aiuta o no il cinema? Se si tratta di canali a pagamento, è giusto che ci sia un’offerta vasta: più offerta c’è, maggior possibilità ha ciascun telespettatore di scegliere cose conformi al proprio gusto. E più la gente si accosta alla celluloide, anche attraverso canali distributivi diversi dalla sala cinematografica».

Da Luca Ronconi a Leo De Berardinis, da Mario Martone a Marco Ferreri, da Carlo Cecchi a Paolo Sorrentino, lei ha già avuto esperienze straordinarie sia nel teatro sia nel cinema ed è stata la Musa di tanti “big”. Qual è il regista che “le manca”, con cui vorrebbe tanto lavorare?

«Ammetto di essere stata già molto fortunata, nel corso della mia carriera: la possibilità di fare teatro e cinema con registi che erano miei punti di riferimento anche come spettatrice e che ritenevo eccellenze culturali ha rappresentato per me un grande privilegio. Tutti gli incontri che ho fatto, e anche gli incontri che ho avuto la fortuna di ripetere, sono stati per me una straordinaria occasione di crescita. D’incontri che ancòra si possono fare ce ne sono di certo: solo per fare un esempio, al cinema mi piacerebbe lavorare con Matteo Garrone. Però, appunto, non serbo solo il desiderio di fare nuovi incontri stimolanti, ma anche di approfondire il rapporto professionale con le persone con cui già c’è stato un incontro felice».

Eppure, un nuovo incontro lei l’ha già alle porte insieme a un nuovo lavoro cinematografico, “Madre terra” di Giulio Manfredonia… Che film sarà?

«Reciterò insieme a Stefano Accorsi e Sergio Rubini per questo regista, Manfredonia, che mi piace molto: un gruppo di persone decide di creare una cooperativa di coltivazione “bio”, ma viene contrastato da un camorrista... Un grande cast per una storia “forte” che abbiamo iniziato a girare il 19 agosto in una Puglia “immaginata” nelle campagne alle porte di Roma».

Si dice che la molteplicità di ruoli e di “registri” sia una ricchezza, per un attore. Secondo lei – che ha spaziato dalla Lisistrata di Aristofane alle commedie di Castellano e Pipolo alla versatile, passionale Molly di James Joyce – è realmente così?

«Sicuramente sì, se pensiamo già che recitare è un “play”, è un gioco. Più forme prende la recitazione, nel senso di molteplicità di strumenti come quello teatrale o televisivo, radiofonico o cinematrografico e quanto a interazione con registi con pensieri e mondi diversi e in ruoli distanti per stili e “mood” e ambientazione, più l’immaginazione di un attore si attiva in modi e con forme differenti».

…Probabilmente, però, suo mentore in assoluto è stato Pappi Corsicato, con cui è sùbito “esplosa” al cinema con “Libera”. Anche se il debutto teatrale l’ha avuto con Toni Servillo, attore strepitoso e prepotentemente riscoperto negli ultimi anni grazie a uno dei “suoi” registi e autori, Paolo Sorrentino.

Iaia Forte e BookShow di Sky Arte


«Servillo nasce dal teatro e per me è il più grande attore che ci sia in Italia, è amato su scala internazionale, ha dato uno sviluppo molto intelligente alla sua carriera… Sono molto orgogliosa di avere avuto il mio debutto teatrale giusto con lui anche per la grande costanza, passione e tecnica con cui uno straordinario attore come Toni si è forgiato, a fronte dell’effimera, fittizia popolarità che oggi offrono reality e talent-show. Questo è un lavoro che ha bisogno d’applicazione, di studio, di presenza fisica e soprattutto dell’anima: non ci si può improvvisare con l’obiettivo della popolarità. Lo scopo di un artista non può essere questo, anche perché la professione d’attore ha una nobiltà e noi interpreti ancor oggi siamo quelli che comunicano al mondo la bellezza dei Grandi Pensieri. E un popolo, la professione e la figura dell’attore dovrebbe amarla, onorarla».

…Qualcosa ci fa intuire che non pensa all’Italia come esempio in questa direzione, vero?

«Purtroppo nel nostro Paese, a dispetto delle sue radici e della sua incredibile storia, questo tipo di considerazione e di coscienza civile non è presente a sufficienza. Anche nella cultura italiana, a dire il vero, quest’attenzione latita abbastanza».

È vero pure che da tanto sentiamo parlare di un cinema italiano in agonia: a suo avviso, è crisi vera?

«Sì, è crisi; non tanto artistica, però, quanto crisi produttiva, perché nella cultura e dunque anche nel cinema purtroppo s’investe pochissimo. E questo non permette al teatro di esprimersi come dovrebbe, per non parlare del giovane cinema d’autore che non trova spazio e risorse».

Non tutti sanno che Iaia Forte, con la Calabria, ha un legame assolutamente particolare…

«La mia famiglia ha persino origini calabresi per parte di padre, anche se non saprei dirle molto di più né di quale zona in particolare. Lo scoprì un mio cugino che aveva condotto una specifica ricerca sul nostro albero genealogico. E del resto mi risulta che Forte sia a tutt’oggi un cognome presente, in qualche misura, sul vostro territorio. La Calabria, poi, mi piace moltissimo e tanto si sente ancòra la presenza della Grecia, terra mitologica per eccellenza. Inoltre la vostra regione è formidabile per forza, risorse naturali, “selvaticheria”, anche, benché purtroppo la mano dell’uomo sia intervenuta pure lì, talora in modo violento».

Che sensazione è stata riaprire, di fatto, il Museo nazionale della Magna Grecia con la sua rappresentazione teatrale “Hanno tutti ragione” – tratta da due capitoli dell’omonimo libro “premio Fiesole” del regista Paolo Sorrentino, che di recente l’ha diretta nel film “La grande bellezza” – per la seconda rassegna “Miti contemporanei”?

«Intanto, ho potuto apprezzare il magnifico restauro di Palazzo Piacentini ed è stato bello agire in quel luogo; tra l’altro, sono personalmente appassionata d’archeologia. Così, poter operare nel luogo che tornerà a proporre testimonianze così importanti come quelle magnogreche, per di più di fronte a 500 persone malgrado si trattasse di un testo difficile di drammaturgia contemporanea, è stata una grande emozione. E sempre negli spazi del Museo nazionale, mi piace ricordare il seminario per giovani attori tenuto da Chiara Guidi prima del mio spettacolo. Questo passaggio in Calabria è stato davvero felice».

Iaia Forte mentre interpreta il personaggio di Tony Pagoda


In questo one-woman-show lei è Tony Pagoda, alias Tony P., cantante neomelodico cocainomane che “sbava” perché si esibirà al Radio City Music Hall di New York addirittura davanti a Frank Sinatra. Un po’ Gigi D’Alessio, un po’ Franco Califano… un personaggio che, azzardiamo, le resterà “appiccicato” a lungo sulla pelle. 

«Beh, conto di tenerlo in repertorio per molto tempo. Ho avuto recensioni splendide e, soprattutto, ovunque propongo c’è sempre un’incredibile affluenza di pubblico. Insomma una contaminazione tra le pagine “alte” di Sorrentino e il fascino popolare che questo cantante-tossicodipendente emana. Califano? Lo conosco poco, ma credo che Sorrentino si sia ispirato proprio a lui… lo stesso Sorrentino, nei ringraziamenti alla fine del volume, ammette che Tony Pagoda sia solo la trasfigurazione di un altro “suo” Tony: Tony Pisapia, cantante anche lui, stessa parrucca rossiccia, cioè il personaggio interpretato da Toni Servillo in un film appunto di Sorrentino, “Un uomo in più”… Io posso dire che mi diverte tantissimo interpretare Tony Pagoda anche perché mi offre finalmente la possibilità di cantare sul palco, un mio antico sogno… Interpreto ben tre brani, tra i quali “Nun è peccato” di Peppino Di Capri. E poi, essendo una donna, ho lavorato molto con l’immaginazione, travestendomi fisicamente e cercando di calarmi nel sound e nell’ambientazione anni ’70 del volume».

A proposito: e lei, che rapporto ha con i libri? Gli attori ne parlano sempre come di una preziosa fonte d’ispirazione, ma con la loro vita da girovaghi si suppone che per leggere abbiano poco tempo…

«Io sono una grandissima lettrice. E amo molto anche questo testo di Sorrentino, un libro scritto in un bellissimo italiano, in una lingua particolarmente teatrale, adatta a essere messa in scena, un testo  senza psicologismi ma con una psicologia precisa».
Leggere tanto, insomma. E poi imparare copioni, certo. E poi recitare, già. E mettere in campo il suo garbo, ma anche il suo carisma. E la promozione, naturalmente.
Ma, in quest’agosto rovente, per una stremata Iaia Forte c’è stato spazio anche per prendere un po’ di relax, al sole del Salento. Perché, come direbbe il “suo” Tony Pagoda, «la stanchezza è la migliore amica della libertà».

Mario Meliadò