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Mercoledì, 08 Luglio 2020

Un poliambulatorio di Emergency in uno stabile confiscato alla ‘ndrangheta

Un poliambulatorio a Polistena, il terzo in Italia dopo quelli di Palermo e Marghera, aperto da Emergency il 15 luglio,  inaugurando anche, nella cittadina della Piana, un servizio di assistenza sanitaria di base per migranti e persone indigenti.

Andrea Freda con un mediatore


Il poliambulatorio nasce in collaborazione con Libera, la cooperativa Valle del Marro, la Fondazione “Il cuore si scioglie” di Unicoop Firenze e la parrocchia Santa Marina Vergine di Polistena che in città stanno realizzando un polo culturale contro le mafie in un palazzo confiscato alla 'ndrangheta, assegnato alla parrocchia guidata da don Pino Demasi e ristrutturato grazie a un bando della Fondazione con il Sud. Al secondo piano dello stabile, i volontari di Emergency offriranno cure gratuite e servizi di mediazione culturale a chiunque ne abbia bisogno.
L’associazione umanitaria fondata nel 1994 dal chirurgo Gino Strada è presente e attiva nella Piana di Gioia Tauro già dal 2011, con i due polibus che per due lunghi inverni hanno assistito gli emigranti stagionali impegnati nella raccolta di arance nei dintorni di Rosarno. E sono braccianti agricoli anche i primi pazienti visitati dai medici volontari della struttura: dolori muscolo-scheletrici, dermatiti e malattie gastrointestinali sono le patologie ricorrenti e dovute proprio alle difficili condizioni di vita e di lavoro dei giovani immigrati. L’attività dell’ambulatorio non si esaurisce però nelle prestazioni mediche: presso la sede infatti operano anche tre mediatori culturali che svolgono attività di consulenza e orientamento socio-sanitario, si occupano delle pratiche per il rilascio del codice STP che garantisce anche agli stranieri irregolari l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale e accompagnano personalmente, quando necessario, i pazienti che necessitino di visite specialistiche nelle strutture pubbliche competenti. “Nelle nostre strutture, infatti – ci spiega Andrea Freda, infermiere professionale originario di Bergamo e coordinatore del Poliambulatorio di Polistena – arrivano persone che non hanno documenti, non sanno a chi rivolgersi o non conoscono il proprio diritto a essere curati. Il nostro obiettivo primario è, oltre a quello di curarli, che è già un grande successo, mostrare loro questo diritto. Dunque i nostri mediatori hanno studiato gli aspetti giuridici, conoscono benissimo il sistema sanitario pubblico e volta per volta cercano una soluzione a quelle barriere culturali, sociali o burocratiche che impediscono ai pazienti le cure che spettano loro per legge”. Al Poliambulatorio, insomma, curare una persona significa proprio “prendersene cura”.

Come mai Emergency ha scelto proprio Polistena per far sorgere il suo terzo Poliambulatorio?

“Il progetto Polibus, ormai da anni, presta assistenza sanitaria nelle zone ad alta immigrazione, e gli stessi poliambulatori sorgono in regioni ad alto tasso di indigenza, che non sono solo nel Sud. Pensiamo a Marghera: è una città portuale, ci sono molti migranti, molto inquinamento e molta povertà. Da due anni, poi, operiamo tra Rosarno e Gioia Tauro, assistendo le migliaia di braccianti agricoli che vivono e lavorano in condizioni pessime. Quando la Parrocchia Santa Maria Vergine ci ha offerto questa sede, quindi, abbiamo accettato molto volentieri. E per due motivi: uno di ordine pratico, anche se stiamo ancora mettendo a punto un sistema di navette per permettere anche a chi non ha la possibilità da Rosarno o Gioia Tauro di venire in ambulatorio, e uno di natura simbolica. Questo palazzo è stato sequestrato alla ‘ndrangheta e affidato alla parrocchia, che insieme a Libera e alle altre associazioni lo sta trasformando in un polo per la legalità. Il messaggio è fortissimo ed Emergency non poteva non farlo proprio”.

Il poliambulatorio è rivolto solo ai migranti?

“Assolutamente no. Nelle nostre strutture vengono anche molti pazienti italiani, che non possono aspettare mesi in lista di attesa o, più semplicemente, che non possono pagare il ticket. Nel poliambulatorio di Marghera, per fare solo un esempio, un paziente su cinque è italiano, indigente o senza fissa dimora. A Polistena abbiamo iniziato da poco, abbiamo appena cominciato a instaurare quel rapporto di fiducia fondamentale per operare in questo tipo di situazioni, e visitiamo ancora una media di circa dieci pazienti al giorno. C’è da considerare inoltre che la stagione delle arance ricomincerà tra un paio di mesi, e per allora il flusso di emigranti ricomincerà a crescere”.

Com’è composto lo staff del poliambulatorio?

“Emergency si fonda sul volontariato civile. A eccezione di alcune figure che garantiscono la continuità e l'organizzazione del servizio, lo staff del Programma Italia opera a titolo gratuito. Dunque molti qui sono volontari: i nostri mediatori sono per lo più studenti, gli infermieri e i medici organizzano i propri turni in accordo con il loro lavoro, c’è anche chi viene a dare una mano con la gestione della farmacia, chi controlla le scadenze e i documenti. C’è un infermiere locale in pensione che fa turni quotidiani, completi. Siamo però ancora pochi, e se per ora, con un massimo di 10 pazienti al giorno, riusciamo a cavarcela, con l’arrivo dei migranti (quando in ambulatorio ci saranno 40-50 persone per volta) avremo bisogno di qualche aiuto in più. Non solo di medici e infermieri, che sono essenziali, ma anche di autisti per la navetta, per esempio, o di qualcuno che ci dia una mano nella gestione pratica del laboratorio, nelle commissioni, eccetera. Ora stiamo collaborando con il dottor Sergio Corica e l’Associazione Medici Cattolici locale, ma altri medici vengono da ogni parte di Italia, quando possono, prendendosi due settimane di ferie, per dare una mano”.

Quali sono gli obiettivi del Piano Italia?

“In Italia, come altrove, il diritto alla cura è riconosciuto da tempo ma spesso è disatteso. Migranti, stranieri ma anche poveri spesso non hanno accesso alle cure per scarsa conoscenza dei propri diritti, perché hanno difficoltà linguistiche o perché sono semplicemente incapaci a muoversi in un sistema sanitario burocraticamente complesso. Per questo Emergency affianca al servizio di cure e assistenza mediche un servizio di orientamento socio-sanitario. Oltre ai tre poliambulatori già citati, ricordiamo che in Italia Emergency ha effettuato interventi nel sistema penitenziario fino al 2007, ha aperto nel 2012 a Sassari uno sportello di orientamento ed è attiva in tutta Italia con i due ambulatori mobili nell’area dell’immigrazione e del disagio sociale. Il nostro maggiorsuccesso è quando il paziente diventa, grazie alle nostre indicazioni, autonomo e capace di relazionarsi con il SSN. E quando è lui stesso, poi, a mostrare ad altre persone che si trovano nella sua situazione le opportunità e i diritti che sono loro riconosciuti, allora il nostro lavoro è concluso e possiamo dirci davvero soddisfatti”.