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Sabato, 28 Marzo 2020

Mezzo secolo del policlino Gemelli. Bellantone: “La ricerca è la nostra forza…”

Intervista a Rocco Bellantone, preside del Policlinico A. Gemelli. A Roma, all’interno del suo studio, incontriamo il professor Rocco Bellantone. Dai natali calabresi, è nato a Villa San Giovanni. E’ ordinario di Chirurgia generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e preside della Facoltà di medicina e chirurgia del Policlinico “Agostino Gemelli”.

Rocco Bellantone


La sua è una carriera corredata da innumerevoli successi scientifici e personali. Traspare dalle sue parole una profonda umanità e generosità, un’abnegazione particolare per la propria professione ed un’attenzione speciale verso il prossimo, tipica dei grandi uomini che hanno scoperto nell’incontro con l’altro una scintilla di Dio.

Da poco si sono festeggiati i 50 anni del Policlinico A. Gemelli e si sono susseguite visite gratuite, convegni scientifici, mostre a tema. Com’è cambiata la medicina?

La Medicina sta cercando di diventare più umile e partecipativa del bisogno di salute inteso come benessere fisico e psichico. Sta cercando di capire che non basta curare le malattie ma si deve fortemente partecipare a tutto lo stato di disagio che si accentra su chi sta male e sui suoi cari. Sta cercando di capire che le malattie vanno prevenute o perlomeno diagnosticate precocemente. Il Policlinico Gemelli è stato per due giorni a piazza del Popolo, la manifestazione itinerante è stata ideata e realizzata per celebrare i suoi primi 50 anni di vita. Il Policlinico, con i suoi cinque Poli di cura, si è trasferito in piazza per una due giorni ricca di eventi, informazione, salute e divertimento con la partecipazione di Rai Radio 2. Nell'arco di un anno, si svolgerà un articolato percorso di prevenzione nelle piazze e altri luoghi di Roma per condividere con la cittadinanza 50 anni di cure e di ricerca al servizio della vita e per far conoscere il nuovo volto del Policlinico.

Il Gemelli è una realtà leader in Italia, quali sono i suoi punti di forza?

Il suo grande punto di forza è che non esiste malattia anche la più rara che non trovi nel nostro Policlinico adeguato trattamento e specialisti all'avanguardia. Forse pochi lo sanno ma è l'Ospedale in Italia che tratta il maggior numero di malati oncologici e così avviene per tantissime altre patologie. La forza è poi rappresentata dall'essere un Policlinico Universitario con una Ricerca di avanguardia che permette un continuo aggiornamento dei mezzi diagnostici e terapeutici ed  un Centro di formazione pre e postlaurea in cui i nostri giovani imparano di continuo e a fianco dei 1500 pazienti che ospitiamo.

Giovanni Paolo II veniva abitualmente curato al Gemelli, tanto da definirlo Vaticano III, eccellenza e servizio al prossimo sono i presupposti del buon andamento della complessa struttura ospedaliera ed universitaria?

Sì,  il Gemelli è una cittadella della salute, tanto che a distanza di cinquant’anni è inglobata alla metropoli. Parlando di punti di forza questa è quella che noi riteniamo la nostra più importante eccellenza: curare non la malattia ma l'uomo che soffre, con massima attenzione alla persona, fatta di umanità e spiritualità.  Il sistema deve tutelare tutti ma in particolare i poveri. Il nostro è un sistema avanzatissimo dal punto di vista sociale, ma la crisi, unita al dato fisiologico e positivo delle prospettive di vita più lunghe, ha messo in luce tutte le fragilità. Far finta di non vederle sarebbe disastroso.

Si stima che l’80% deitumori possa essere  prevenuto. Non più diagnosi e terapia, ma la nuova sfida sta nello screening?

La lotta al  Cancro sta vedendo molte vittorie legate al fatto che abbiamo imparato a prevenirlo o a diagnosticarlo e curarlo in fase iniziale. Difatti non si punta più solo alla diagnosi e alla terapia, ma si lavora prima di tutto sulla grande sfida della prevenzione. Per questo siamo scesi in piazza, nelle strade, nei musei, proprio per incontrare la gente e fare capire quanto sia importante prevenire i malanni e come farlo soprattutto per le patologie più diffuse come neoplasie, malattie cardiovascolari, infettive e degenerative. La solitudine a volte fa male come la malattia, l’errore spesso è aspettare di star male per andare in ospedale.

La ricerca ha portato nuove tecniche nella sua branca, l’endocrinologia per esempio. Ce ne vuole parlare?

In passato la chirurgia della tiroide era gravata da complicanze anche abbastanza importanti, poiché la tiroide si trova in una posizione critica, oggi, invece, le complicanze di questo tipo si sono ridotte a percentuali inferiori all’1 per cento. Basti soltanto dire che la tecnica di tiroidectomia endoscopica oggi all'avanguardia nel mondo è stata creata ed applicata per la prima volta dalla nostra equipe. Inoltre la creazione di un Centro appositamente dedicato a queste malattie ci ha fatto divenire prezioso punto di riferimento per oltre 2000 malati chirurgici e svariate migliaia medici ogni anno.

Questione sanità, un nodo gordiano a livello nazionale, ma rivolgiamo l’attenzione alla Calabria, in cosa si deve investire per rilanciare il sistema?

Si parla sempre di attrezzature, ma penso che l'investimento principale andrebbe fatto sugli uomini. Preparare ed aggiornare i medici calabresi dovrebbe essere il primo pensiero di chi governa la sanità. Noi contribuiamo come altri a questo, ma forse bisognerebbe non lasciare ciò al volontarismo episodico e creare un'organizzazione ben strutturata. Per quanto mi riguarda, ho sempre dato la mia più ampia disponibilità e spero che prima o poi qualcuno ne voglia approfittare. Sarei felice di donare quello che posso alla mia amata terra che tanto mi manca.