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Martedì, 14 Luglio 2020

C'è un nonno sbarcato nella “merica” nel mito di “Chick Corea”

E’ uno dei compositori più prolifici ed estrosi della seconda metà del ventesimo secolo, ma anche un nome di indiscusso valore nel firmamento del jazz mondiale. E nelle sue vene scorre sangue calabrese. Affondano infatti ad Albi, comune di poco E’ uno dei compositori più prolifici ed estrosi della seconda metà del ventesimo secolo, ma anche un nome di indiscusso valore nel firmamento del jazz mondiale. E nelle sue vene scorre sangue calabrese. Affondano infatti ad Albi, comune di poco piu’ di mille anime in provincia di Catanzaro, le radici familiari di Armando Anthony ‘Chick’ Corea, 73 anni, musicista che, nell’ultimo quarantennio, ha calcato le scene dei principali teatri del mondo collezionando, dal vinile al cd, un volume impressionante di dischi realizzati. Dalle colline della Presila Catanzarese il nonno di Corea, Antonio, parti’ a cavallo tra l’otto e il novecento per approdare a Boston in cerca di fortuna inseguendo il sogno della ‘Merica, sulle orme di migliaia e migliaia di altri corregionali. Negli States, dove Anthony nacque nel 1941, il padre Armando senior si affermo’ come direttore d’orchestra e trombettista. E fu proprio lui ad introdurre il figlio nel mondo delle sette note: a soli quattro anni il piccolo Anthony Corea suonava il pianoforte. Da allora un crescendo di successi. Camaleonte, sfinge, mostro: sono solo alcuni degli appellativi che consacrano il genio di questo grande artista nato a Chelsea (Massachussets) il 12 giugno del 1941, ma ormai figlio del mondo. Dall’avanguardia al bebop, dalle canzoni per bambini allo straight ahead, dalla fusion più vigorosa alle esaltanti incursioni nella musica classica: durante la sua carriera, lunga ed esaltante, Chick ha toccato un numero incredibile di generi musicali. Dal suo debutto discografico come solista avvenuto nel 1966 con l’album “Tones for Joan’s Bones”, accolto entusiasticamente dalla critica specializzata, il musicista calabro-statunitense è stato sempre all’avanguardia in campo jazzistico, sia come pianista capace di esplorare nuovi territori coi suoi gruppi acustici, che come tastierista elettrico in grado di ampliare e sviluppare le sonorità e il linguaggio della fusion con i gruppi pionieristici Return To Forever ed Elektric Band. La sua parabola artistica, nell’arco di quasi cinquant’anni tra storia e leggenda del jazz, è punteggiata da riconoscimenti, premi e onorificenze al di qua e al di la’ dell’Oceano: in Italia, per dirne una, il premio Tenco nel 1993 per la canzone Sicily interpretata con Pino Daniele. Ma non e’ tutto: portano il suo nome ben 50 nomination ai Grammy Awards, gli oscar della musica, di cui 16 conquistati sul campo, gli ultimi due nel 2012. Dagli anni sessanta la sua vita/carriera artistica e’ una autentica galoppata, spalla a spalla con i piu’ grandi della musica jazz: da Miles Davis ad Al di Meola, dall’italoamericano Jhon Patitucci a Gary Burton, da Frank Gambale a Herbie Hancock a Stanley Clark  per citarne solo alcuni. E l’Italia? Il Belpaese non manca mai nei suoi tour mondiali. A darne una recente conferma c’e’ il legame artistico instaurato da Corea con Stefano Bollani, uno dei più grandi pianisti contemporanei. Un sodalizio, definito dalla critica straordinario, tra due musicisti amanti del rischio, provenienti da aree geografiche differenti, appartenenti a generazioni diverse e con influenze le piu’ varie, che hanno dato vita nella scorsa stagione, partendo da Umbria Jazz, ad un concerto unico, ricco di contaminazioni tra tradizione classica, musica jazz, brasiliana, canzone italiana con protagoniste assolute la creatività e l’improvvisazione. Musica come scelta di vita per Chick Corea?. ‘’Ho deciso quando ero giovane – ha detto in un’intervista - che avrei mantenuto il mio interesse per la musica, sempre al massimo livello. Sono riuscito così a evitare di cadere nell’abitudine di fare sempre le stesse cose e tale scelta si è rivelata quella giusta. Non mi lascio distrarre da altro e mi diverto un sacco a creare. Mi sento onorato e fortunato di poter continuare a farlo e di essere in grado di guadagnarmi da vivere facendo ciò che prediligo”. Ma il nome di Chick Corea, ed e’ questo forse un aspetto poco noto, e’ legato anche al sostegno dato a campagne di raccolta fondi per aggredire questioni sociali come l’analfabetismo sociale, piaga delle periferie americane. Un altro aspetto della personalita’ di questo autentico personaggio e’ relativo all’adesione, condivisa con molti altri artisti Usa, alla setta di Scientology di Ron H. Hubbard. Il richiamo delle radici comunque deve essere per lui molto, molto forte. E cosi’, tra una tappa e l’altra del tour 2012, quello condiviso con Stefano Bollani, c’e’ stato spazio per un ‘’ritorno’’ in Calabria: a Roccelletta di Borgia, davanti ai ruderi romani del Parco di Scolacium. In quell’angolo di forte suggestione, Chick Corea ha avuto la possibilita’ di cominciare, con una qualche emozione, a riannodare la trama delle sue origini. L’occasione, dietro le quinte del concerto tenuto nell’ambito del Festival Armonie d’Arte che ogni anno illumina l’area degli scavi, e’ stata offerta - come racconta uno dei protagonisti di quell’incontro, Lorenzo (Enzino) Corea - e’ stata offerta dalla rimpatriata sancita grazie alla presenza di una delegazione del Comitato festa San Nicola da Tolentino, protettore di Albi e molto venerato dagli emigranti sparsi per il mondo. Parlando con Salvatore Giglio, Martina Garofalo, Lorenzo Corea, Antonio Filippo Corea (poeta ed emigrante di ritorno) che ha fatto da interprete, e con Domenico Corea, Chick, con gli occhi lucidi, si e’ soffermato a lungo, rivangando ricordi e momenti di vita della sua famiglia e del rapporto, intriso di nostalgia, che i suoi cari mantenevano con la terra d’origine. Un ‘’ritorno’’, il suo, al momento solo ideale che si ricollegaad un altro compiuto tempo fa. Ad Albi, difatti, circa un trentennio addietro, assieme ai genitori alla moglie e al figlio, il musicista era giunto in incognito a caccia di qualche lontano parente e animato dalla voglia di conoscere un po’ di piu’ della propria famiglia e dei propri avi. E nel borgo presilano, dove i Corea sono in tantissimi (qualcuno fa risalire l’etimo del nome ad una discendenza di stirpe orientale), c’e’ ancora la casa della sua famiglia assieme a tanti che portano il suo stesso cognome e che non attendono altro che celebrarlo degnamente. Anche per questo c’e’ chi sta pensando di organizzare una visita di Chick Corea, magari in estate. In paese, nella bella stagione, si tiene da anni un festival di musica (RockAuser) che si e’ ritagliato un suo spazio nel panorama underground calabrese. Sul palco allestito per l’occasione si avvicendano nomi noti della scena italiana e gruppi emergenti in un ‘’tour de force’’ che va avanti per almeno tre giorni. Un luogo ideale per Chick Corea, e un modo per ritrovarsi e celebrare la memoria familiare. A partire da nonno Antonio, cui il musicista, come lui stesso ha raccontato la scorsa estate, deve il nomignolo di Chick. E ai ‘’concittadini’’, che gli hanno recato in dono una statuetta di San Nicola da Tolentino un rosario e un libro di poesie, ha anche svelato il mistero del nomignolo che lo accompagna da sempre, ‘’Chick’’. Un aneddoto che lo lega a quello stesso nonno, partito dalla Calabria senza mai piu’ farvi ritorno, che da bambino lo dondolava sulle sue ginocchia ripetendogli come una sorta di nenia ‘’chick,chick,chick,chick…’’