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Martedì, 07 Luglio 2020

La dieta mediterranea è nata a Nicotera. Ha cinquant’anni, ma non li dimostra…

Adesso c’è anche una proposta di legge all’esame del Consiglio regionale. La dieta mediterranea ha piu’ di cinquant’anni sul groppone, ma non li dimostra per nulla. Tutt’altro. La dieta mediterranea, insignita nel 2010 del titolo di patrimonio immateriale dell’Umanita’ Best Lifestyle tutelati dall'Unesco, infatti, proprio ben oltre mezzo secolo fa, tra il 1957 e il 1960, venne consacrata come dieta di riferimento per tenere alla larga alcuni degli accidenti piu’ insidiosi per la salute dell’uomo.Accadde a Nicotera, nel vibonese, laboratorio vivente dello studio pilota del Seven Countries Study (Studio dei Sette Paesi) condotto all’epoca dallo scienziato americano Ancel Keys. Attraverso quelle acquisizioni scientifiche si giunse alla conclusione che ha portato ad evidenziare come il regime alimentare adottato dai residenti in zona, non provocasse problemi di infarti, ipertensione e obesita'. I benèfici effetti della dieta mediterranea, dunque, affondano le loro radici in questo angolo di Calabria che si affaccia sul mare Tirreno. L'indagine, come aveva spiegato in occasione del cinquantesimo, il compianto prof. Flaminio Fidanza, ricercatore e coordinatore dell'indagine pilota del Seven Country Study, ''ha dimostrato prevalenze di infarto del miocardio, diabete, ipertensione, sovrappeso ed obesita' estremamente basse. E, per questo, quella mediterranea e’ stata definita la dieta italiana di riferimento’’. Fidanza, autentico paladino della dieta mediterranea, non c’e’ piu’: e’ scomparso nel 2011 a qualche anno di distanza dal riconoscimento dell’Unesco. ‘’E' con grande soddisfazione – dichiaro’, commentando la notizia della deliberazione dell’organismo internazionale - che ho appreso del raggiungimento di questo risultato. Dal nostro studio era emerso, inoltre, che la dieta mediterranea assume un indiscutibile ruolo preventivo non solo per la cardiopatia coronarica, ma anche per molte altre malattie cronico-degenerative. Siamo di conseguenza orgogliosi di aver contribuito con questi studi ad un beneficio per la salute umana''.

Ancel Keys


Quello dei Sette Paesi rappresenta, infatti, uno dei piu' importanti studi ecologici mai condotti soprattutto perche’ e' stato il primo a dimostrare una significativa relazione tra le abitudini alimentari di popolazioni molto differenti tra loro e la rispettiva incidenza di cardiopatia coronarica e relativa mortalita'. Dopo l'indagine pilota nell'autunno 1957 a Nicotera e Creta (Grecia), lo studio e' stato esteso a 16 coorti di uomini di 40-59 anni di eta' residenti in centri abitati in Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, ex-Jugoslavia, Olanda e Stati Uniti d'America. Dall’osservazione scientifica e' emerso che, per quanto riguarda le nove coorti rurali europee, quelle mediterranee (Creta e Corfu' in Grecia, Crevalcore e Montegiorgio in Italia e Dalmazia nella ex-Jugoslavia), presentavano al quindicesimo anno di riesame, nel 1977, un tasso di mortalita' per cardiopatia coronarica meta' rispetto a quello delle coorti non mediterranee (Finlandia occidentale ed orientale, Slavonia e Velika Krsna nella ex-Jugoslavia). Analoga situazione e' stata osservata allo scoccare del venticinquesimo anno di riesame. Le diete dei due gruppi erano ben diverse. Nelle cinque coorti mediterranee erano maggiormente presenti olio di oliva, cereali, ortaggi, frutta e vino, mentre in quelle non mediterranee carne, uova, formaggi, sostanze grasse di origine animale e margarine e le bevande alcoliche erano birra e superalcolici, consumate in genere fuori pasto. Lo studio, per valutare in modo obiettivo quanto una dieta liberamente scelta si avvicini o si allontani da una dieta mediterranea presa come riferimento, ha elaborato l'Indice di adeguatezza mediterraneo (Iam) che si ottiene dividendo la percentuale dell'energia fornita dagli alimenti caratterizzanti una dieta mediterranea salutare (cereali, patate, legumi). Dall'indagine clinica condotta nel 1957 sulla coorte di Nicotera, la prevalenza di infarto del miocardio e' risultata bassissima (solo 4 casi su 578 uomini di 45-64 anni di eta'). La dieta seguita dagli abitanti del comune calabrese intorno agli anni Sessanta ha quindi dimostrato un positivo riscontro epidemiologico. ''Gli studi di nutrigenomica - conferma il prof. Antonino De Lorenzo, ordinario di Nutrizione umana all'universita' di Tor Vergata - applicati al modello di dieta mediterranea di riferimento di Nicotera hanno provato l'efficacia per prevenire la cardiopatia ischemica, ma anche le patologie cronico-degenerative tra cui obesita' e diabete. In particolare, la dieta mediterranea biologica rappresenta oggi un valido contributo nella terapia di determinate patologie''. Intanto anche oltreoceano cresce l’attenzione per il ‘’mangiare meridiano’’ per eccellenza. Marta Van Loan, docente all'Universita' di California, nominata osservatrice speciale per l'adozione di questo modello alimentare e la sua diffusione tra i consumatori degli States, non nasconde tuttavia una certa attenzione per le conseguenze della stretta economica sulle tavole americane. ‘’C’e’ preoccupazione – ha detto Van Loan -  per gli effetti della crisi economica perche' fasce sempre piu' ampie di statunitensi saranno costrette ad alimentarsi con cibi spazzatura che aumentano obesita' e patologie collegate''.  Ad occuparsi di dare un profilo legislativo alla dieta mediterranea, approdata sulle coste calabresi e del sud Italia dalla Mezzaluna Fertile (Levante, Egitto e Mesopotamia), dove ottomila anni fa circa nacque l’agricoltura, c’e’, adesso, anche un disegno di legge ''Interventi per la riscoperta della dieta mediterranea'' presentato dal consigliere regionale Alfonsino Grillo e che presto dovra’ essere esaminato dal Consiglio regionale. ''Mi propongo – ha spiegato Grillo presentando l’elaborato - di far riscoprire alla popolazione calabrese la dieta mediterranea come stile di vita e di alimentazione sano e corretto in grado di prevenire malattie coronariche ed obesita'. Siccome Nicotera e' riconosciuto come uno dei paesi elettivi e tanti sono i riconoscimenti scientifici in tal senso, la valorizzazione dei prodotti e dei metodi di preparazione della dieta, rientra sicuramente nell'area degli interessi pubblici meritevoli di tutela da parte della Regione. Cio' sotto un duplice profilo: anzitutto, quello della tutela della salute, e poi sotto quello economico, poiche' i prodotti della dieta mediterranea rappresentano un volano di sviluppo per il turismo enogastronomico, un segmento in costante e continua crescita nel panorama dell'offerta turistica calabrese''. Ma la riscoperta della dieta mediterranea, assume maggiore attualita’ anche in previsione dell'Expo internazionale 2015 di Milano nel quale la Calabria partecipera' proprio con uno spazio dedicato. ''Per prepararci all'evento – ha sostenuto ancora Grillo - la legge istituisce un gruppo di lavoro fra i Dipartimenti Tutela della Salute, Cultura ed Agricoltura con il compito di valorizzare i prodotti alimentari costituenti base della dieta mediterranea’’