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Sabato, 15 Agosto 2020

Cooperazione universitaria. Laboratorio europeo tra Reggio e Siviglia

L'Università Mediterranea di Reggio Calabria chiama Siviglia. Un filo diretto quello che lega queste due terre del Mediterraneo e che, passando per l'Università Politechnika Lubeska (Polonia), costruisce l'ossatura di una rete di cooperazione. A parlarcene è Josè Antonio Lopez Martinez, L'Università Mediterranea di Reggio Calabria chiama Siviglia. Un filo diretto quello che lega queste due terre del Mediterraneo e che, passando per l'Università Politechnika Lubeska (Polonia), costruisce l'ossatura di una rete di cooperazione. A parlarcene è Josè Antonio Lopez Martinez, docente di architettura dell'Università di Siviglia e coordinatore del Master Erasmus Mundus EMDiReB in Restauro.

Professore, è una bella sfida coordinare la docenza di un percorso di alta formazione post-universitario organizzato da tre atenei.

Josè Antonio Lopez Martinez


Ho la fortuna di essere il coordinatore del Master EMDiReB, un percorso formativo europeo condiviso dalle facoltà di Architettura di tre Università che ha l'obiettivo di contribuire all'eccellenza con un programma di studio integrato focalizzato sui processi di diagnosi, restauro, adeguamento, miglioramento degli edifici e degli spazi urbani. Diamo a tutti i nostri studenti la concreta possibilità di specializzarsi sul campo e di fare cose che durante i corsi di laurea non si fanno perché si studia per l'esame di laurea.

Si tratta di qualcosa che va oltre la disciplina del restauro.

Si. L'architettura oggi si relaziona con una serie di innovazioni nei materiali e nelle metodologie di lavoro che ci consentono passi importanti verso la modernizzazione nel campo del recupero di edifici storici e della costruzione di nuovi. Prendiamo quanto è stato fatto in tema di risparmio energetico e di utilizzo di eco-materiali e consideriamo anche che la crescita degli investimenti nel settore del recupero di edifici e centri urbani è stata molto importante e più consistente di quelli fatti nella nuova edilizia. Il Master deve essere letto in questo percorso di innovazione. E difatti quello che lo caratterizza è l'impostazione molto tecnica della formazione.

In che senso?

Larga parte della formazione europea in architettura si occupa del lato più artistico. Quello che noi offriamo è orientato alla specializzazione tecnica nel restauro di edifici di valore. Il fatto che in Europa condividiamo un passato comune fantastico ci ha permesso di collaborare bene. Io sono il terzo, in ordine temporale a occuparmi del Master, me ne occupo da quest'anno e prima dime ci sono stati Carmen Rodriguez Lina e Ricardo Vuete che hanno iniziato questo progetto.

Come si svolge nel concreto il percorso di studi?

L'università di Siviglia


Tutte e tre le Università, assieme, realizzano una parte condivisa a seguito della quale ogni partecipante trascorre un periodo di soggiorno in alcuni atenei partner che hanno specializzazioni differenti ma che in una certa maniera si occupano tutte di recupero edilizio: l'esperienza italiana negli interventi sugli edifici con valore storico, l'impegno sociale per il recupero degli spazi urbani dei tecnici polacchi, la preoccupazione e la crescente sensibilità per il miglioramento energetico degli edifici e la loro conservazione degli spagnoli.

In base a cosa viene scelto un Paese piuttosto che un altro?

Esempio: gli studenti dell'Università di Reggio possono decidere di venire a Siviglia piuttosto che andare in Polonia, perché hanno una maggiore facilità nell'uso della lingua spagnola o qui trovano branche disciplinari che si confanno alle loro inclinazioni e alle loro aspirazioni professionali.

Il Master è un progetto finanziato dai programmi di formazione lanciati dalla Commissione Europea. Un programma in realtà aperto alla cooperazione mondiale.

Si. Il programma consente anche di ospitare o di inviare studenti in altre università del mondo o avere a che fare con diversi ambiti professionali che prescindano dall'architettura, ma che rappresentino discipline affini o complementari. L'obiettivo è dialogare per individuare nuove soluzioni e scambiare le diverse expertises. Noi, per esempio abbiamo ospitato architetti e tecnici indiani, australiani, ecc, la cui formazione era caratterizzata da un'impronta artistica forte, ma che si è rivelata debole soprattutto sulla parte che riguarda le strutture o gli scavi.

Quanto serve oggi l'Europa?

Credo sia fondamentale. L'Europa deve andare avanti a livello politico, ma la caratura degli uomini politici forse non lo consente, Sembra anzi che abbiano scelto la politica per non saper fare altro.

Il netowrking universitario e la formazione continua possono aiutare a formare una coscienza e una sensibilità europea?

Si, senza dubbio. Tutto quello che riguarda un approfondimento della conoscenza gioca questa partita. Io continuo a studiare da quando ho iniziato. Il che vuol dire che non ho mai smesso. E gli studenti mi aiutano molto, ponendo dubbi che a volte, nemmeno io mi sono mai posto.

Le piace l'Italia, Professore?

L'Italia è unPaese fantastico: c'è una forte somiglianza linguistica e siete un popolo straordinariamente ospitale e accogliente. Ci sono stato molte volte, avrò trascorso 8 o 9 mesi e mi sono sempre sentito a casa. E' piena di meraviglie e voi italiani avete una sensibilità artistica e un'attitudine al bello che è solo patrimonio vostro.

Reggio e Siviglia sono due città di frontiera. C'è un'identità mediterranea, esiste un modo per promuoverla e svilupparla?

L'Università di Catalogna ha realizzato Reabilitavez, un progetto che ha conseguito magnifici risultati. Si trattava di analizzare come erano fatte le costruzioni realizzate in tutto il bacino del Mediterraneo e capire cosa avessero in comune. Come si sviluppava il tessuto urbano, che tanto si somigliava. Non possiamo costruire come si faceva secoli fa. Abbiamo nuovi materiali che possiamo utilizzare per mantenere questa tipologia, questo stile di vita. Le società che si sono sviluppate attorno al Mediterraneo hanno una sensibilità molto simile. Il clima ha favorito un adattamento al paesaggio. Si tratta di un'esperienza a tutto tondo: le coltivazioni, l'alimentazione, la presenza di condizioni miti e favorevoli. Roma è arrivata e ha conquistato senza distruggere quello che già esisteva, ma migliorandola, razionalizzandola.

Che pensa della possibilità di costruire un programma Erasmus per il Mediterraneo?

Si tratta di collaborare con Paesi relativamente emergenti. Io ad esempio ho amici che lavorano in Libia o in Tunisia. Per cui mi dico: se le imprese e le società sono capaci di attivare rapporti di collaborazione, anche l'Università, senza alcun dubbio deve farlo. Ci sono però dei limiti evidenti cui bisogna porre rimedio. E' capitato che ci fosse in Libia una riunione per avviare un progetto di architettura. Era presente un architetto donna molto in gamba che prese la parola e illustrò la sua proposta. Gli uomini libici seduti al tavolo non la ascoltavano, anzi la ignoravano, perché a parlare era una donna!