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Venerdì, 18 Settembre 2020

Alessandra Lucchino, un portento con la sciabola

L’energia positiva di Alessandra Lucchino. Una campionessa mondiale di scherma tutta calabrese.  Parlando con lei, quello che subito  colpisce è  che sia una ragazza alla mano. Nonostante i suoi numerosi successi sportivi, non si è montata la testa.
Al suo attivo ha una medaglia d’oro nella sciabola a squadre vinta al campionato mondiale di scherma tenutosi nel 2003 a L’Avana, un bronzo nella sciabola individuale conseguito a Lipsia nel 2005, un bronzo nella sciabola a squadre vinto agli europei di scherma a Lipsia nel 2010, sempre un bronzo nella sciabola a squadre vinta a Legnano nel 2012.

Alessandra Lucchino


Più numerosi altri titoli vinti, conseguiti da quando, la ventinovenne lametina Alessandra Lucchino,  ha preso in mano, all’età di dieci anni il suo primo “fioretto”, crescendo sportivamente nel Circolo scherma lametino – ora è tesserata con il Gruppo sportivo dell’aereonautica - per diventare in seguito, una campionessa mondiale di sciabola, portando in alto la bandiera italiana.  Dice: “Io sono molto orgogliosa di essere calabrese, mi piace la mia regione, la amo e questo aspetto lo sottolineo sempre, ogni volta che, poi, raggiungo un obiettivo sportivo ne sono ancora più fiera, e ci tengo a ricordare le mie origini. Spesso gli sportivi del Sud vogliono scappare, ma io la penso diversamente. Amo la mia terra, mi piace vivere qui, adoro la spontaneità delle persone, la loro naturalezza. Mi dispiace quando ne sento parlare male da chi sottolinea gli aspetti negativi, anziché cercare di far emergere quello che di buono ha questa terra”.
E pensare che quando fu notata, ancora bambina, in un autosalone della sua città da Armando Ruffo, per la sua grande vitalità, energia e agilità nei movimenti - era intenta a saltare come un grillo da una macchina all’altra –  amava giocare a calcio e fu scambiata per un maschietto, perché a quel tempo, essendo il suo idolo Roberto Baggio, portava i capelli corti...con tanto di codino.
“Quel giorno non lo dimenticherò mai, perché ha avuto inizio tutto da lì. Papà mi aveva portato con sé per vedere un nuovo modello di auto della Fiat, e mentre ero intenta a passare da una macchina all’altra, allegra e contenta per quel diversivo, il maestro Armando Ruffo, avvicinandosi a mio padre disse: Oh, ma quel ragazzino è proprio una peste! E mio padre, senza neanche girarsi rispose: No, è mia figlia.

Lucchino Coppa Del Mondo Sciabola Femminile Lamezia Terme 2008


Da quel momento, tutto per me ha avuto un altro senso. Ho cominciato a dieci anni, così per gioco ma con l’insistenza di Ruffo, a frequentare la pedana di scherma, prima con il fioretto e, a distanza di quattro anni, sono passata alla sciabola,  arma che prima non era destinata alle ragazze perché considerata troppo aggressiva, innamorandomene completamente, e portando a casa la mia prima vittoria in questa disciplina grazie al mio maestro Giuseppe Costanzo, che a tutt’oggi mi segue e mi prepara negli allenamenti”.
Quell’ energia  l’ha contraddistinta fin dai suoi primi esordi. Quel naturale talento è combinato con una fresca simpatica  che la rendono solare, diretta, spontanea, irruenta:  “Una cosa è sicura, sono una “casinista. Dove c’è caos sicuramente lì ci sono io, come è ancora più probabile che lo abbia creato io stessa; io poi adoro stare tra la gente e divertirmi, cerco di accontentare quanto mi è possibile i fans che mi sostengono e mi trasmettono  calore e  affetto. Devo molto a loro, e  sulla pedana, ogni mio successo è un omaggio alla stima che loro nutrono in me. Io tra i giovani, poi, mi sento una ragazzina, stare in mezzo a loro per me è il massimo, se non fosse per gli allenamenti, io passerei ogni giorno a fare baldoria con gli amici. Ma il dovere è dovere”.
Proprio così, perché quando è sotto allenamento o in procinto di una gara, Alessandra dà tutta se stessa per raggiungere gli obiettivi prefissati, e sa risalire la china e rialzarsi dopo un infortunio che per periodi più o meno lunghi, la tengono forzatamente lontana dalle competizioni, perché ha grinta e voglia di ricominciare, ma soprattutto di vincere. Racconta: “Ho avuto tanti momenti di sconforto, nel corso di questi anni, per i quali avrei anche potuto lasciare la scherma, dall’improvvisa perdita di mio padre, che dall’inizio della mia entrata nel mondo della scherma mi ha seguito ovunque,  a vari infortuni; ma mi ritengo fortunata perché ho sempre avuto accanto a me l’affetto della mia famiglia.

Campionessa del Mondo a Squadre Assoluti Sciabola Femminile- Cuba 2003


Mia sorella mi ha sostenuta moralmente, quando nostro padre è morto e mi ha spinta a partecipare, dopo appena una settimana, ad una importantissima gara, la Coppa del Mondo, che ho vinto. Non finirò mai di ringraziarla. Per me la mia famiglia è tutto; mia madre, mio fratello e mia sorella, come anche i miei amici di sempre sono importantissimi. So che se un giorno dovesse finire tutto, per loro non cambierebbe nulla, e continuerei ad averli accanto a me, come ora”.La sua naturalezza e la passione che ha verso questo sport, che in pochi anni le ha fatto scalare sempre più velocemente il ranking e che gli ha dato tanto,  Alessandra lo dimostra attraverso la grinta e la capacità di riuscire a trasformare un momento out  in qualcosa di positivo che oltretutto l’ha portata tante volte sul gradino più alto del podio: “Quella mancanza, dovuta alla morte di mio padre, è stata compensata dalla grinta in pedana. La voglia di fare, quindi, mi ha permesso di vincere i mondiali, mi ha permesso di vincere i titoli italiani, gli europei, insomma diciamo che è stato l’apice della mia carriera nel 2005/06. Poi, purtroppo, sono stata penalizzata da infortuni, problemi familiari, sono stata un po’, diciamo, sbalzata  da una realtà ad un'altra e quindi è sempre dura ogni volta dopo un infortunio  risalire la china. Però io puntualmente riesco a rialzarmi, perché la scherma è la mia arma vincente nella vita. Anche ultimamente, per quattro mesi, sono stata ferma per un infortunio, ma mi sono rialzata e mi sono portata il titolo italiano a casa…Quindi,  fino a quando avrò la forza di farcela e rialzarmi, mi alzerò sicuramente e continuerò senza sosta, se non avrò più la forza”. Nella lunga chiacchierata con Alessandra, non si parla solo di sport naturalmente, ma  anche di lealtà, stima, amicizia fra colleghe, piccole trasgressioni culinarie e femminilità. Ed esce fuori che è una buona forchetta, che ha due pietanze alle quali non rinuncerebbe mai, neanche in prossimità di una gara, e che qualche volta, ma giusto quando nessuno la controlla, non segue la dieta che ogni atleta rigorosamente ha nella sua tabella di marcia: “Posso dirti un piccolo segreto? Tanto non ci sente nessuno.

Campionati Italiani Assoluti Bologna 2012-3


Io non è che seguo proprio sempre la dieta…Mi piace la soppressata, anche se non mangio il piccante, ma se mi regalano una soppressata sono capace di farla fuori in poco tempo, e poi adoro la parmigiana, quella che prepara mia sorella è la migliore in assoluto. Quando torno a casa, specialmente dopo lunghi viaggi all’estero, come per esempio dall’America, dalla Cina, la prima cosa che faccio e dico è: ok, riempitemi il piatto e portate tutto a tavola”..
Parlando delle sue colleghe di squadra (Ilaria Bianco, Gioia Marzocca e Irene Vecchi, per intenderci) dice di trovarsi molto bene, perché oltre al fatto di essere compagne di squadra, sono legate da un bel rapporto di rispetto reciproco: “Ho buoni rapporti con tutta la Nazionale di scherma, tra di noi c’è rispetto reciproco. Grazie al mio carattere aperto in questi anni ho stretto amicizia con molte schermitrici anche di altre nazioni, in particolar modo con la vice campionessa olimpica che è una ragazza russa, abbiamo una stima reciproca, ci apprezziamo come atlete e come persone. Io sono una giocherellona, scherzo con tutti, mi piace conoscere le persone, prima che l’atleta. Pensa che ho realizzato insieme a tutte le colleghe di tutte le nazionali di scherma un video in cui balliamo l’Harlem shake, e ci siamo divertite un mondo. Io sono fatta così”. Infine: qual è il tuo rapporto con la femminilità…con il trucco, tacchi…per intenderci? “Ok, c’è, esiste da qualche parte, quando l’occasione lo richiede, un Alessandra femminile, ed è anche un Alessandra molto bella a dir la verità. Quando mi vesto elegante sono proprio un'altra persona. Io stessa, tolta la divisa d’ordinanza,  jeans, felpe, scarpe basse, non mi riconosco. All’inizio, come è plausibile, ho avuto difficoltà a camminare con i tacchi, devo essere sincera, però adesso, un tacco basso, comodo lo uso e mi piace. Naturalmente dietro tutto questo c’è lo zampino di mia sorella. E’ lei che mi sceglie l’abito per le grandi occasioni e mi trucca. Senza di lei sarei un disastro, la ritengo la mia personal shopper, la mia stylist”.
Anche in fatto di amore, Alessandra racconta che riesce a conciliarlo con i suoi innumerevoli impegni, e non ha remore nel confessare che il suo cuore è impegnato anche se non sta più insieme al suo fidanzato: “Io riesco ad organizzarmi per arrivare a poter fare tutto quello che voglio, senza dover necessariamente rinunciare o fare male qualcosa. Tutto quello che inizio lo devo portare a compimento nel migliore dei modi. Quindi, sono riuscita a trovare spazio anche per l’amore. Per diversi anni sono stata fidanzata con un collega della nazionale maschile italiana, amico di Montano, da poco il nostro rapporto è finito, ma non posso dire di non provare ancora amore per lui. Il mio cuore appartiene ancora a lui”. Gli impegni prossimi? Parte  per Roma, dove farà gli allenamenti con la Nazionale, in prossimità di una importante gara: “Mi sto allenando per ritornare in forma perché in testa ho un obiettivo preciso, un traguardo che mi auguro di raggiungere, per me in primis e per tutti quelli che credono in me, qualificarmi per le prossime Olimpiade di Rio de Janeiro del 2016”.