Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Sabato, 15 Agosto 2020

Johannes Hahn: “Più rigore nella gestione dei fondi ed una maggiore strategia da parte delle Regioni”

Incontriamo Johannes Hahn, Commissario Europeo alla Politica Regionale, viennese di nascita, esponente di spicco del partito popolare austriaco, già ministro. Ci fa il punto sulle Regioni, sull'Europa e sulla strategia di sviluppo dei suoi territori.

Commissario Hahn, l'Europa delle Regioni, questa grande sconosciuta. Ce la spieghi in una battuta.

Johannes Hahn


"Uniti nella diversità", il motto dell'Unione Europea!

Che significa?

Non sono solo gli Stati membri, ma anche le Regioni a dare all'Unione quel coacervo di diversità così peculiare. Comprendere l'Europa attraverso di esse significa sia riconoscere l'identità dei suoi popoli, sia che è a livello locale che le politiche europee danno il loro effetto.

Come si traducono questi principi in azioni?

La Politica Regionale trasforma in azioni concrete i principi - e il motto - contenuti nei Trattati. Il nostro obiettivo più importante è rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale riducendo la forbice di disparità tra i livelli di sviluppo dei singoli territori e dei Paesi della Comunità.

Non sarà troppa la differenza tra Paese e Paese, Regione e Regione?

Per superare queste differenze e, al tempo stesso, tutelare i valori e mettere gli Stati e le loro Regioni nella condizione di poter dispiegare a pieno tutto il loro potenziale, la Politica Regionale deve essere "cucita su misura", a partire dalle caratteristiche e dai bisogni di ogni Regione di modo da spingere le amministrazioni locali e regionali a trarre il meglio dalle opportunità offerte loro.

E va bene, ma le Regioni, concretamente, che peso hanno?

Il Trattato di Lisbona chiarisce che gli enti e le amministrazione locali e regionali hanno il potere di prendere decisioni a livello locale, dato che sono i più vicini ai cittadini e contribuiscono al processo decisionale democratico a livello europeo.

Cioè?
Significa che, per esempio, le Regioni Italiane sono, assieme al Governo, partner dei negoziati con la Commissione Europea per la programmazione dei fondi comunitari 2014-2020. Giocano anche un ruolo chiave nell'attuazione delle relative politiche, dato che percentuali consistenti di quegli stessi fondi sono allocati e distribuiti attraverso i Programmi Operativi Regionali, in particolare quando si tratta di settori per i quali esse hanno una competenza esclusiva o concorrente, in base al dettato costituzionale italiano. Inoltre quando i livelli regionale e locale vengono coinvolti nel processo di decisione e di pianificazione dei fondi, l'esperienza mostra che questo approccio bottom-up (dal basso, ndr) contribuisce in maniera sostanziale alla buona gestione dei progetti regionali.

Perché?
Ciò accade perché si genera un sentimento di appartenenza e responsabilità che fanno in modo che tutto sia "al posto giusto". L'allocazione dei fondi ne guadagna in efficienza e trasparenza contribuendo in ultima istanza alla performance economica dell'UE nel suo complesso.

Sul coefficiente democratico del processo decisionale possiamo stare tranquilli.

Certamente. Oltre ad assicurare che le decisioni siano prese al livello più vicino al cittadino, il principio di sussidiarietà autorizza i Parlamenti nazionali a opporsi a una proposta che violi questo stesso principio, facendo in modo che quella proposta possa essere eventualmente emendata o revocata dalla Commissione, o bloccata dal Parlamento europeo o dal Consiglio, come assicurato dal Trattato di Lisbona. Questo principio è - e rimarrà sempre - ineludibile per mantenere il giusto livello di democrazia nel processo decisionale dell'Unione. Noi siamo molto impegnati a spingere le autorità locali a giocare fino in fondo il loro ruolo nella pianificazione di come le somme investite dall'UE saranno effettivamente utilizzate.

Il bilancio è argomento scottante di questi tempi, sia in Italia, sia a Strasburgo e a Bruxelles...
Il dialogo attualmente in corso che culminerà nei cosiddetti "accordi di partenariato" nel mese di giugno è un esempio calzante. Gli investimenti che facciamo sono indirizzati a "capitalizzare" i punti di forza individuali e i settori di eccellenza delle singole Regioni all'interno di un quadro che indirizza i propri sforzi verso gli ambiti prioritari di ricerca, innovazione ed energie rinnovabili. Questo meccanismo è di per sé un esercizio di sussidiarietà e noi lo stiamo attuando con un occhio attento sia a rafforzare le competenze di gestione delle autonomie locali nell'uso dei fondi, sia per fare in modo che le Regioni possano svolgere correttamente la loro parte in qualità di rappresentanti dei cittadini a livello locale.

Speriamo solo che l'Europa regga.

La Politica Regionale Europea mira a superare le disparità tra le Regioni e le terre d'Europa. Senza dubbio potrebbero esserci differenze in termini di sviluppo, date da fattori come i diversi bagagli culturali, le caratteristiche geografiche o anche le strategie di gestione della crisi. Dopotutto l'esperienza ci insegna che i programmi regionali hanno contribuito positivamente alle economie degli Stati membri e le previsioni statistiche sono ancora più positive per il prossimo periodo di programmazione.

Certo, solo che in tempi di crisi la contrapposizione tra Nord e Sud è un puntello che affascina molti...

Dovremmo evitare accuratamente questi stereotipi di Nord e Sud. Anche i cosiddetti membri più ricchi devono far fronte a sacche di povertà e necessità varie: mi riferisco ad esempio alle ex aree industriali del nord della Francia, del nord dell'Inghilterra, del sud del Belgio o della Germania orientale. Nessuno Stato membro sta attraversando questa crisi indenne. La competitività di ogni singola Regione contribuirà sempre di più alla prosperità e alla stabilità politica di tutta l'Unione. E' il motivo per cui mi piace parlare di questa Politica Regionale non solo come di uno strumento per la coesione, ma anche, soprattutto, di una politica di investimento.

Come inquadra la collaborazione regionale transfrontaliera?

In Europa non è un tema nuovo, anzi.  A parte i Quattro motori d'Europa, accordo pioniere in ambito di cooperazione rafforzata tra Regioni, abbiamo la Great Region (costituita dalle Regioni confinanti di Germania, Francia, Belgio e Lussemburgo), che è stata istituita nel quadro del programma INTERREG con l'obiettivo di promuovere la competitività e l'attrattività e rafforzare la coesione sociale. Nell'ultimo anno è emerso quanto conti la strategia macroregionale.

Un esempio?

La Strategia del Danubio e le Strategie Baltiche sono la prova di un quadro estremamente efficace per far fronte a problemi comuni, dalla lotta contro il crimine alle sfide ambientali, dalle infrastrutture e i trasporti alla ricerca e al businness netowrking. Alla fine dello scorso anno, con l'Italia capofila, diversi Paesi Europei hanno chiesto alla Commissione di presentare una proposta per la creazione di una nuova macroregione Ionica Adriatica e sostanziare la sua strategia di sviluppo.

In questo quadro crede che i project bond si possano rivelare uno strumento utile?

I project bond EU 2020 sono stati lanciati come iniziativa pilota che sarà oggetto di valutazione a partire dal 2015. A seconda dei risultati che emergeranno, se il progetto verrà portato avanti come nuovo strumento (finanziario ndr) per il prossimo periodo di programmazione, gli Stati membri potranno contribuirvi allocandovi risorse.

Mi sembra speranzoso...

Potrebbe venir fuori un potenziale interessante per rendere più attrattivi gli investimenti privati in campo infrastrutturale parzialmente finanziati dai Fondi Strutturali e da quelli di Investimento. Altrimenti ci troveremmo di fronte a un'attrattività dei privati limitata o nulla, data dal fatto che  non si verificherebbero condizioni sufficientemente favorevoli.   

Sono da migliorare le performance di alcune Regioni nell'utilizzo dei fondi europei

Effettivamente abbiamo riscontrato seri problemi di attuazione e relativi ritardi particolarmente nelle Regioni del Sud Italia, Calabria, Campania e Sicilia. Il Piano di Azione Coesione che ha messo in campo il Governo Italiano ha consentito di rendere più rapido l'utilizzo dei fondi europei e di concentrare in modo consistente la programmazione sulle priorità del piano Europa 2020 e quelle del 2012 Youth SME, iniziativa del Presidente Barroso.

I problemi restano?.

Certo.  Per questo la Commissione preme fortemente, per il periodo 2014-2020 affinché venga elaborata una strategia efficace, accompagnata da azioni concrete in grado di migliorare le performance delle organizzazioni e degli enti coinvolti nella gestione dei fondi strutturali. Ciò riguarda particolarmente le amministrazioni regionali che giocano il ruolo di gestori dei fondi europei, ma anche significativamente le amministrazioni locali (come per esempio i Comuni) che sono spesso incaricati dell'attuazione del progetto..

Qualcosa è migliorato dopo il Piano Coesione?

Si. Abbiamo notato un miglioramento reale da quando il Piano è stato lanciato. Ad Aprile 2011 il tasso medio di assorbimento dei fondi si attestava circa al 18%, tra gli ultimi dell'Eurozona. Oggi la percentuale è quasi raddoppiata, cosa che ci fa ben sperare. E' il riflesso di un impegno politico più stringente e di sforzi maggiori effettuati da amministrazioni come Puglia e Basilicata.

Ora bisogna chiudere gli accordi sul nuovo periodo di programmazione...

L'accordo sul budget per il prossimo settennato è stato approvato dagli Stati Membri ma deve esserlo ancora dal Parlamento Europeo: i fondi strutturali si confermano come lo strumento più importante di investimento nelle zone con un basso tasso di sviluppo che continueranno ad essere le maggiori beneficiarie della politica regionale.

Quindi l'accordo ancora non è formalizzato

Ho recentemente espresso al collega Janusz Lewandowski, Commissario al Bilancio e alla Programmazione Finanziaria, il mio rammarico per il ritardo sui negoziati. Abbiamo bisogno di un accordo e di dare al più presto un certo margine di sicurezza  agli investitori, di modo che la programmazione possa essere finalizzata mentre noi continueremo i negoziati con gli Stati per capire come poter utilizzare al meglio gli investimenti.

Quali saranno le caratteristiche del prossimo bilancio?

Servirà più rigore e una maggiore strategia da parte delle Regioni e dei Paesi membri per indirizzare i fondi verso settori chiave per la crescita come innovazione, ricerca, sostegno delle PMI, un progressivo abbandono dell'economia delegata al carbone, sia che questo significhi dare maggiore spazio all'efficienza energetiche, sia che riguardi le energie rinnovabili.

E la Calabria?

Speriamo che la Calabria faccia la sua parte, raccogliendo queste sfide e facendo in modo che le opportunità concesse da questi finanziamenti  non vengano sprecate.