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Venerdì, 04 Dicembre 2020

Pascal Goergen: "Aumentiamo il peso delle Regioni nella governance economica europea"

Parla il Segretario dell’Assembly of European Regions: Pascal Goergen, classe 1963 ed una lunghissima esperienza in tema di Europa e amministrazioni locali. Dottorato in Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica di  Louvain, coordina le attività di una delle grandi e storiche Parla il Segretario dell’Assembly of European Regions: Pascal Goergen, classe 1963 ed una lunghissima esperienza in tema di Europa e amministrazioni locali. Dottorato in Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica di  Louvain, coordina le attività di una delle grandi e storiche organizzazioni di lobbying che conta al suo interno decine di Regioni europee, diversi associazioni che vi aderiscono e anche partner privati come Électricité de France. Spiega: “L'AER ha come scopo la promozione della dimensione regionale in Europa, lo fa già da 25 anni.

Pascal Goergen, Segretario dell’Assembly of European Regions


Si è adoperata per creare il Comitato delle Regioni nato circa 20 anni fa. Continuiamo a lavorare adattandoci ai nuovi assetti del mondo e agli effetti della crisi. Ci adoperiamo per costruire un'Europa con le Regioni, un'Europa dove le Regioni siano parte permanente di tutto il processo decisionale europeo, in cui Bruxelles e gli Stati membri tengano in debito conto il parere delle autorità locali. Come partner nella crescita delle Regioni ci siamo aperti alle imprese e al mondo accademico. Assieme contiamo di proporre progetti concreti all'Europa che intercettino i bisogni dei cittadini. L'Europa ne ha solo da guadagnarci".

L'Europa, però, è un concetto che sta perdendo tutto il suo appeal. Non crede?

In questi ultimi anni è stata criticata ingiustamente: la distanza tra i cittadini e l'UE non è stato mai così grande. Sono le Regioni gli enti più adatti a colmare questa distanza perché operano sui territori e conoscono bene le aspirazioni e i bisogni dei loro popoli. E' facile per i Governi nazionali scaricare le responsabilità sull'Europa quando le cose vanno male. Ma chiediamoci: cosa sarebbe oggi l'Europa senza l'UE? Diamoci una risposta..."

Infiniti mondi possibili... Fatto sta che le Regioni, e la dimensione territoriale, sembrano lontane anni luce da questa Europa. A che punto è il processo di applicazione del principio di sussidiarietà?

In seno all'UE è il Trattato di Lisbona che consacra la dimensione territoriale. L'aumento del potere della parte regionale nella governance multilivello è ormai largamente riconosciuta, fosse solo per il diritto concesso al Comitato delle Regioni di adire direttamente la Corte di Giustizia Europea in caso di violazione del principio di sussidiarietà. Il protocollo numero 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità incoraggia una maggiore partecipazione dei parlamenti nazionali alle attività dell'Unione e concede loro un diritto di parola più pregnante sulla legislazione europea grazie al meccanismo dell'allerta precoce. Ciò presuppone chiaramente l'aumento della partecipazione dei Consigli regionali che hanno, in funzione delle competenze loro attribuite, una sovranità sulla decisione delle azioni che rientrano nel quadro delle loro competenze. Il principio dell'autonomia locale ne esce rafforzato, ma anche pienamente ratificato attraverso la firma del trattato di Lisbona.

Ma tra il dire e il fare....

Il principio di sussidiarietà non è ancora pienamente applicato, anzi constatiamo una riemersione della centralità degli Stati a scapito del metodo comunitario - e ci riferiamo specialmente a quanto abbiamo potuto constatare lo scorso anno in materia di governance economica europea -. In alcuni Stati la crisi ha rilanciato o sta rilanciando l'idea di fusione dei livelli amministrativi a scapito delle autorità locali. Anche se non si può parlare di un indebolimento delle Regioni dell'Unione, dato che la Commissione è particolarmente sensibile al ruolo chiave che svolgono, esse devono malgrado tutto affrontare molte difficoltà per far sentire la loro voce.

Ma  i tagli orizzontali effettuati a livello nazionale dagli Stati membri non aiutano...

Purtroppo dobbiamo dire che a livello nazionale la sussidiarietà si traduce troppo spesso nel delegare competenze senza che siano offerti i mezzi adeguati ad esercitarle. La situazione è ancora più difficile da gestire in questo momento di crisi a seguito di cui i bilanci pubblici sono spesso oggetto di tagli arbitrari a livello nazionale.

E' solo una questione di risorse o c'è altro?

Prendiamo il caso dell'Ungheria, per esempio. Anche se il governo nazionale ha riconosciuto l'importanza delle Regioni come attori di sviluppo del Paese, attribuendo loro competenze in tema economico, il processo di riforma non è stata accompagnato da un trasferimento di budget alle Regioni. Il risultato è stato l'acquisizione di nuove competenze senza il denaro necessario per esercitarle. La crisi attuale non fa che esacerbare questi problemi in un momento incui le Regioni dovrebbero avere il loro posto nella governance economica degli Stati e dell'Unione.

E poi ci sono le spaccature tra il Nord e il Sud dell'Unione, le divisioni, le spinte localistiche e i vari identitarismi...

I cittadini europei hanno l'opportunità di vivere in pace da settanta anni. Bisogna dirlo e ripeterlo: è grazie all'Europa e al progetto europeo di Schumann e altri condottieri europei. E' vero che ci sono differenze tra il Nord e il Sud e tra l'Est e l'Ovest. Non è però il caso di parlare di divisioni, ma di diversità. Ricordiamo il motto dell'Europa: “Unità nella diversità”. Le Regioni Europee sono tutte diverse: ognuna ha dei punti di forza e delle debolezze. La cosa più importante è ridurre le differenze tra di loro attraverso i fondi strutturali e utilizzare le potenzialità di ogni Regione per costruire un'Europa dei cittadini ancora più forte. L'Europa non può essere fatta senza cittadini. E' per questo che sono necessari progetti concreti e decisioni che si rivelino adeguate ai problemi quotidiani della gente. E' questo che facciamo con AER. L'UE resta la risposta ai nostri dubbi e ed è vitale che tutti i livelli operino insieme per riconnettere l'Europa alle sue popolazioni.

L'Europa è al bivio tra centralismo e identitarismo?

Strasburgo - Parlamento Europeo


In epoca di globalizzazione gli stati Nazione tradizionali perdono la loro capacità di realizzare effettivamente gli obiettivi che spettano loro. Di fronte alle nuove sfide sono tutti i livelli decisionali che devono trovarsi coinvolti nell'attuazione delle varie politiche. Il peso economico, finanziario e politico delle autorità regionali e locali è un fattore determinante per la riuscita sul terreno delle riforme da fare. Non possiamo che biasimare la tendenza alla centralizzazione che sono apparse dal 2012 in seno al dibattito su una nuova governance economica europea.

Insomma servono nuove prospettive ed  una nuova visione?

In un'intervista a Eurobarometro dell'autunno 2009 due su tre stimavano che “le autorità locali non sono sufficientemente tenute in conto nell'adozione delle politiche in seno all'Unione (66%)”. Quattro anni più tardi il successo del M5S alle elezioni italiane va nella stessa direzione: l'Unione Europea deve evolvere. La costruzione europea è rimasta troppo a lungo monopolio degli Stati. In futuro ci si deve attendere di contare come mai prima sulle collettività territoriali forti e autonome, in virtù del ruolo essenziale che giocano presso i cittadini e delle azioni concrete che realizzano per rispondere alle grandi sfide di fronte a cui si trova il nostro continente. E' cruciale che gli Stati membri comprendano l'importanza di un'azione concertata a livello europeo e che dotino l'UE di un budget all'altezza delle difficoltà che tutti conosciamo. In tal senso l'ARE ha sostenuto da gennaio 2012 l'idea del Presidente della Commissione Europea Barroso di una riprogrammazione dei fondi strutturali non ancora impegnati del periodo 2007 - 2013 e ha sottolineato in una nota inviata a tutti i Presidenti delle Regioni Italiane l'esemplarità del Piano Mezzogiorno adottato dall'Italia.

Cosa dovrebbe fare l'UE per le sue Regioni?

Di fronte alle politiche attuali di austerità, chiediamo un impegno forte degli Stati membri e dell'Unione nei settori chiave per il futuro dell'economia, in primo luogo istruzione, eco-innovazione e sostegno alle piccole medie imprese.. L'economia verde può essere volano di riconversione del nostro sistema industriale aprendo la strada a nuovi settori e nuove opportunità di impiego, ma occorre individuare strumenti bancari adatti: servono strumenti di finanziamento bancario locale piuttosto che di investimento. Le nostre Regioni hanno ugualmente raccomandato all'UE di creare per le pmi che puntano sulla green economy un fondo di garanzia ecologico allo 0% che faciliterebbe loro l'accesso al credito e di sostenere il 'risparmio verde' presso le banche locali per finanziare i loro eco-progetti . Quanto alle pmi esse rappresentano il 99% del tessuto produttivo europeo, forniscono il 67% del totale dei posti di impiego e sono dunque la colonna vertebrale della nostra economia: è indispensabile migliorare il loro accesso ai fondi comunitari, riducendo la burocrazia e semplificando i regolamenti al fine di permettere il loro coinvolgimento nei programmi Cosme e Horizon2020. Ed è altrettanto importante il loro accesso ai finanziamenti attraverso delle alternative ai tradizionali prestiti per sostenere le microimprese. Di fronte a questa crisi è imperativo che il periodo budgetario che si aprirà nel 2014 permetta a ogni livello di governance di lavorare con tranquillità per avanzare verso l'obiettivo della coesione territoriale stabilito dal trattato di Lisbona e rilanciato dalla strategia Europa 2020. Meccanismi di credito efficaci, combinati con un budget forte per l'Unione sono la via da seguire se l'Europa vuole uscire dalla crisi e dotarsi dei mezzi necessari ad avviare un periodo di prosperità.

Capita che i fondi vengano impiegati male dalle Regioni o che debbano essere addirittura restituiti a Bruxelles...

L'assorbimento dei fondi strutturali è una questione importantissima in paesi come l'Italia, ma non solo in Italia. Quando ci sono difficoltà di questo tipo di solito si tratta di un deficit amministrativo e di ostacoli politici maggiori, legati a questioni elettorali o di schieramento. Si deve agire sui due piani: il rafforzamento delle capacità amministrative è una priorità per i Paesi che hanno problematiche con l'acquisizione dei fondi. Bisogna destinare personale amministrativo regionale sufficiente a mettere in opera i Programmi Operativi e formarlo in modo completo e adeguato. Quanto agli ostacoli politici, l'ARE è molto impegnata nella promozione di campagne di sensibilizzazione sull'importanza dei fondi strutturali per le Regioni, così come prende posizione netta a favore di una politica forte di coesione, efficace e semplificata.

Vedremo cosa sarà del budget per il prossimo settennato. Cosa auspica AER?

Noi continuiamo a incoraggiare il Parlamento Europeo a rivedere non solo la struttura ma anche le cifre del budget. La revisione al ribasso delle voci appannaggio della politica regionale non rappresenta una buona notizia per nessuna delle Regioni d'Europa. Tuttavia i Paesi membri dell'UE concordano sulla necessità di fare uno sforzo significativo per le Regioni che rientrano nell'obiettivo Convergenza. Esse dunque non dovrebbero essere le più toccate dal ribasso del budget europeo".

Quanto serve oggi comunicare efficacemente l'Europa?

L'Europa deve essere comunicata di più e meglio ed è un onere che deve essere assunto dai livelli più vicini ai popoli, quindi quello regionale e locale.  In un'Europa che vuole essere prossima ai cittadini, il fatto che il grande pubblico conosca poco e male i suoi programmi porta via una parte del valore aggiunto dell'Unione. Per questo AER ha pubblicato nel 2012 un rapporto politico su «l'informazione e l'accesso ai finanziamenti europei» per aiutare le Regioni a comprendere e utilizzare meglio i fondi europei. Ciò consentirà agli attori regionali un più facile accesso ai vari programmi e agli inviti a presentare proposte per attuare le loro strategie di sviluppo. Tutte le azioni concrete che ne deriveranno dovranno essere puntualmente comunicate dalle autorità regionali ai loro cittadini, per dimostrare che l'Unione europea è un formidabile strumento per il benessere dei popoli, e non la macchina eurocratica che qualcuno vuole ritrarre. Ma comunicazione è anche fornire informazioni sui bisogni e le aspettative dei cittadini verso l'Europa e anche questa è competenza locale.