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Martedì, 27 Ottobre 2020

Dossier “Sud altrove”. Costabile: “Ecco, io e te, meridione, dobbiamo parlarci…”

Oltre 1 milione e 350mila persone hanno lasciato il Sud negli ultimi dieci anni .  Sud Altrove:  progetto di narrazione partecipata prodotto da LiberaReggio Lab, associazione indipendente di promozione sociale e culturale e racconta la nuova emigrazione da Sud, articolato Oltre 1 milione e 350mila persone hanno lasciato il Sud negli ultimi dieci anni [dati Svimez 2012].  Sud Altrove:  progetto di narrazione partecipata prodotto da LiberaReggio Lab, associazione indipendente di promozione sociale e culturale e racconta la nuova emigrazione da Sud, articolato in un libro, un documentario, un sondaggio ed un tour che accende i riflettori su questa dolorosa emorragia sociale. Sud Altrove si rivolge alla coscienza critica ed alla politica, perché si assuma la responsabilità di comprendere il senso di queste partenze e contenerne gli effetti dirompenti. Che colpiscono al cuore della Calabria. Di chi parte e di chi resta.

L’altrove nell’anima

In bilico tra andare e restare. Tra soffocanti sensi di colpa e incontenibile desiderio di affermazione e riscatto. Sono queste le emozioni che bruciano dentro le anime in fuga dal Sud. Che restano del Sud per sempre. Ovunque si trovino. Anime che si cercano e si riconoscono in un poi, altrove, che a volte non è un domani. Ma un presente, presagio di un ritorno, che forse non avverrà. Le partenze creano vuoti a chi resta. Non solo a chi va via. I numeri di queste partenze sono grandi. Talmente grandi che non si possono non vedere. Non si possono non osservare con uno sguardo critico. Capire il perché di queste partenze è un dovere politico e sociale. Per andare oltre e contenere gli effetti dirompenti di questi distacchi. Di queste rese. Di questo disincanto nei confronti di un Sud percepito come una mamma che può accudire fino allo svezzamento. Ma che poi non riesce a sostenere i desideri adulti.  Ed emancipati.

Emigranti trendy con vestiti griffati. 

Le partenze verso un altrove che il Sud non offre e non promette delineano i tratti di una nuova emigrazione. Con vestiti firmati e trolley glamour, i contemporanei emigranti (ma non chiamateli così) prendono treni e aerei come ascensori sociali. Che si muovono in un'unica direzione verticale. Verso un Nord che diventa la garza di una profonda emorragia. Una garza ogni anno più stretta e che non riesce a coprire la ferita per intero. Una consapevolezza amara, questa, che serpeggia tra i passeggeri in viaggio sull’ascensore sociale. Non tutti riusciranno a costruire altrove la propria vita. Si sa. La felicità non sarà lì ad attenderli tutti. Alcuni non troveranno ciò che cercano. Altri andranno a spendere fuori i soldi della propria famiglia per formarsi e poi rientreranno con i titoli a carico. Altri ancora resteranno schiacciati dalla crisi o dalla nostalgia e vorranno tornare. Non ce l’avranno fatta. E poi, proprio no, il Nord non è un ammortizzatore sociale.

L’appartenenza.

Il gruppo di "Libera Reggio LAB"


Conclude così Alessio Magro la sua prefazione al libro: “Tutti noi, ci si sente emigranti ancor prima di partire, ma allo stesso tempo nessuno di noi si sente emigrato: che siano o meno profonde le radici che si costruiscono altrove, il senso dell’appartenenza è più forte, e si è sempre stranieri. E allora si possono costruire dei ponti con l’altrove, e far circolare al Sud nuove energie, esperienze, modelli, dare strumenti e insegnare il cambiamento. Ultimo pericolo, quello davvero fatale, è il replicare nell’altrove i mali che ci si è lasciati alle spalle. La ramificazione mondiale della ‘ndrangheta è purtroppo il frutto di questa tendenza. È questa la sfida che ci pone davanti. Se la dovessimo perdere tutto sarà vano e quella dei giovani meridionali sarà l’ennesima diaspora silenziosa della storia”.

I numeri

Oltre 1 milione e 350mila persone hanno lasciato il Sud negli ultimi dieci anni [dati Svimez 2012]. Ogni anno la Calabria perde uomini, donne, menti creative ed entusiasmi. La maggior parte va via con una laurea. Pagata con i soldi dello Stato e delle famiglie calabresi che diventano una sorta di “azionisti” dei nostri atenei come di quelli romani, milanesi, bolognesi. Studiare è indispensabile per entrare nel mondo del lavoro. Ma poi succede che a Sud c’è un mondo ma non il lavoro. Non per tutti. Scrive Denise Celentano: “Al Sud due giovani su tre non trovano lavoro. Al Sud c’è il più alto divario tra giovani overeducated e opportunità concrete di trovare uno sbocco per questo ‘eccesso di formazione’. Meno di una donna su quattro lavora, tanto che per le donne meridionali siamo legittimati a usare l’espressione segregazione occupazionale – le donne, categoria (resa) svantaggiata in tutt’Italia, al Sud pagano lo scotto di un doppio svantaggio. D’altronde sappiamo bene che le risorse meno valorizzate, al Sud come in Italia, sono proprio quelle che avrebbero più da dare: i giovani e le donne appunto”.

La continuità storica

Sud Altrove dedica ampio spazio alle radici dei flussi migratori e racconta con amarezza la storia dello spopolamento dei centri urbani calabresi. Ripercorre le storie. Riproduce esempi documentati di casi emblematici di una politica nazionale che ha penalizzato la produzione calabrese adottando modelli di investimento industriale che si sono dimostrati inefficaci. E che invece di produrre sviluppo, ricchezza ed occupazione hanno causato l’abbandono della terra e delle sue false promesse. Avrà ragione il 45% dei giovani intervistati da LiberaReggioLab a considerare lo squilibrio tra Nord e Sud una scelta politica nazionale programmata? “Il centro-nord è più ricco del sud per una chiara volontà politica”.

La poesia

La letteratura calabrese è intrisa di Calabria nostalgica. Letizia Cuzzola rievoca i sentimenti enfatizzati da Costabile ed Alvaro. In particolare nella poesia di Costabile irrompe la solitudine e la rabbia dei nuovi emigranti. Tu non puoi / intendere le notti / del marciapiede, /la mia vita alla luce / delle insegne luminose: / erro, con passo / da soldato sconfitto”, così scriveva Costabile nel’50. La Calabria è luogo e cuore pulsante del racconto dei contemporanei autori come Mimmo Gangemi, Carmine Abate, Rossella Postorino, Angela Bubba. Ed è proprio Angela Bubba, finalista al premio Strega, a raccontare a Sud Altrove di essere stata in qualche modo obbligata ad andare via per avere credibilità. “Sono andata via perché nessuno mi prendeva sul serio”. Racconta. Un paradosso.

Paradossi. Investimenti senza ritorno.

Così chi va via a studiare spesso non ritorna. E chi parte con la pergamena magari fa un lavoro che non ha niente a che vedere con quello per cui ha studiato. Dopo stage e contratti di inserimento con rimborsi spese ridicoli. Ma il problema non è solo l’occupazione. La chiave di lettura sono le prospettive. Le aspettative. Le possibilità. La storia passata della Calabria è fatta di partenze. Di treni della speranza. Di treni della felicità. L’immagine del calabrese con la valigia di cartone è ancora talmente viva nell’immaginario collettivo che la nostra rappresentazione ne è totalmente inquinata. Ma questo passato di partenze ha fatto si che si alimentasse, quasi in modo inconsapevole, oppure colpevole, l’idea che la partenza del calabrese verso l’altrove fosse qualcosa di naturale, scontato, ovvio, ineludibile. Un destino.

Il falso mito: partire per destino

È per sfatare questo falso mito che Sud Altrove indaga questo  fenomeno migratorio contemporaneo. Sciolinando numeri e dati statistici che danno il senso freddo della realtà. Siamo di fronte a uno sradicamento che ha una sua matrice, una sua variegata essenza ed una contestuale necessità. Rispondere a queste domande: Perché qui non ho? Perché vado altrove a cercarlo? Perché questo è avvenuto negli anni e continua ad avvenire nel silenzio generale della politica? Perché l’emigrazione non viene considerato una priorità dell’agenda sociale?

Il silenzio della stampa: La Calabria non esiste

Raffaella Cosentino, giornalista calabrese di 31 anni, che lavora fuori e che ha scritto dello sfruttamento della professione giornalistica da parte delle testate locali (“Quattro per cinque. Quattro centesimi per cinque pallottole”) sostiene che “In Italia, nelle redazioni giornalistiche, la Calabria è vista come un buco nero dove può succedere qualsiasi cosa e nessuno si stupisce di niente” l’unica cosa che fa notizia in Calabria sono le reazioni. E poi si chiede perché i giornali nazionali non hanno redazioni in Calabria? “Trovo molto grave – dichiara – che Repubblica non abbia una redazione in Calabria e che l’Ansa non ci sia a Reggio. Questo causa la scomparsa della Calabria nei media”.

Il silenzio della politica. Le politiche regionali

Alessio Neri, presidente di LiberareggioLab, mette a confronto le misure di politiche di contrasto all’emigrazione giovanile assunte dalle regioni del mezzogiorno. Emerge la Puglia con Bollenti Spiriti e la Sardegna con Master and Black. Si tratta di progetti innovativi volti ad investire sui giovani perché si formino, con alti profili, fuori dalla Regione per diventare risorse per lo sviluppo regionale. La Regione da anni coordina i percorsi di rientro mettendo inrete gli enti privati e pubblici per accompagnare i giovani qualificati nell’inserimento lavorativo. In Calabria – scrive Alessio Neri – le politiche adottate  a livello regionale sono ancora focalizzate sul fenomeno dell’emigrazione all’estero, i calabresi nel mondo, nei confronti dei quali sono previsti degli strumenti per l’assegnazione degli alloggi popolari, l’inserimento scolastico dei figli, l’inserimento nelle attività produttive.

Accuse reciproche

Nella fotografia scattata da Sud Altrove emerge un dato. Che tra chi parte e chi resta in Calabria ci si accusi, spesso, reciprocamente. Se parti sei un vigliacco, uno che non lotta per il progresso della propria terra. Se non lo fai sei uno che scende a compromessi. Che accetta di essere non pagato o pagato in nero. In altre parole: sfruttato. Sei uno che accetta i condizionamenti della mentalità del favore, che alimenta i poteri politici e della ‘ndrangheta. Una significativa risposta la offre Angela Bubba, che alla domanda “Cosa risponderesti a chi dice che emigrare è un fallimento, che è da vigliacchi. Avverti la tua partenza come una responsabilità?” Risponde: “Ci sono situazioni e situazioni, ci sono vigliacchi e vigliacchi. Chi emigra per non scendere a compromessi, chi emigra per non ottenere un lavoro o una qualsiasi altra cosa senza alcun favoritismo o pseudoricatto o rapporto vassallatico dietro, chi emigra perché purtroppo non c’è altra scelta, a mio modestissimo giudizio, non è per nulla un vigliacco, bensì una persona degna della massima stima. Soltanto uno smidollato potrebbe definire vigliacca un’esperienza così dolorosa come l’emigrazione”.

Scelta o costrizione?

Nel silenzio dei media e  in quello della politica la ‘ndrangheta sorride. Spiega Denise Catalano che lasciare intendere che le partenze siano scelte obbligate alimenta i poteri criminali. “La ndrangheta può attecchire facilmente dove matura lo sconforto e la sfiducia per un riscatto del territorio”.

Testimonianze e sondaggi

Sud Atrove introduce le testimonianze di giovani che sono andati altrove. Ognuno con la propria storia. Ognuno con la propria motivazione di viaggio. Chi desidera rientrare, chi, dice, non lo farà mai. Chi parla di casta, chi di cliché, chi di mentalità, chi di opportunità di vita, chi di riscatto dalla ‘ndrangheta, chi di arretratezza culturale, chi di delusioni per un nord decisamente sopravvalutato.  LiberareggioLab ha inoltre condotto un sondaggio. Qui solo alcuni dati. Il 48% degli intervistati è partito per lavoro, il 23% per la maggiore offerta culturale e il 26% per la mentalità più aperta della gente. Il 59% degli intervistati ha provato a lavorare in Calabria. Scoraggiante il dato relativo alla percezione che altrove si ha della Calabria, nel 44% dei casi si riscontra una percezione negativa (senza lavoro e con la ndrangheta). Alla domanda “Ritorneresti?” Il 44% ha risposto “si, se solo potessi trovare soddisfazione personale e lavorativa” ed il 32% ha risposto “si, me lo auguro”. Il 70% ritiene che l’emigrazione sia la maggiore causa dell’arretratezza culturale, sociale ed economica. Mentre il 49% dichiara che emigrare significhi lasciare la propria terra nella quale non ci sono opportunità.  E tra le testimonianze c’è anche chi dice che: I giovani reggini non lavorano durante l’Università. La mentalità è molto provinciale. E aspettano che qualcosa piova dal cielo o si cullano sull’idea del “so che se non ho la raccomandazione non potrò mai fare niente”.

Iovogliotornare_la spinta meridionalista di Castrovillari

Si chiama “Iovogliotornare“ ed è un progetto di Innovazione sociale che promuovere il ritorno alla terra natia dei calabresi emigrati, soprattutto giovani. Valentina è di Castrovillari ed insieme al gruppo ha ideato il progetto. Intervistata da Alessio Neri, ne spiega gli obiettivi.  “Nel nome iovogliotornare conserviamo la natura del viaggio. Noi crediamo che bisogna partire, guardare, formarsi e poi ritornare. Il ritorno nelle proprie terre può essere fisico o solo propositivo, l’importante e che sia consentito a chi ne ha voglia di mettersi a disposizione delle città native. Iovogliotornare si pone tre obiettivi: censire quanti siamo, creare una comunità e ideare e sviluppare progetti da realizzare nei territori in cui si vuole tornare. Iovogliotornare mette insieme il più grande capitale di una nazione, ovvero la gente, servendosi delle nuove tecnologie ma, soprattutto, fa in modo che le idee dialoghino con i territori d’origine. Un nuovo modo per far incontrare e collaborare le persone generando economia sociale e sostenibile. Fare squadra è alla base di un percorso sociale, che in Italia ormai abbiamo perso, accecati dall’io come forma egoistica e non come stimolo alla sfida costruttiva. La spinta del sentimento di appartenenza al territorio risulta sicuramente più stimolante perché unisce la voglia di creare il proprio lavoro e l’amore di farlo nella propria terra”.

La causa del sud

“Vivere al sud non vuol dire necessariamente rivendicare la causa del sud -scrive nelle conclusioni Nicola Casile - Questa premessa si presta a due interpretazioni concettualmente opposte tra loro. (..) Da una parte c’è chi non ci sta ad essere il portatore di una bandiera, il testimone di una lotta, il protagonista di una precisa vicenda storica. Sono quelli che, in linea con il pensiero unico dominante, non avvertono l’esigenza di trovare nei conflitti e nelle contrapposizioni la leva per il cambiamento. (..) Sono quelli che vogliono starne fuori, che non amano essere coinvolti, che sono assolutamente convinti che le opportunità e le possibilità che questa società offre non siano distribuite su base geografica ma solo su base casuale: la fortuna e le capacità hanno il medesimo ruolo che tu stia a nord o a sud. Dall’altra parte, invece, c’è chi attribuisce alla propria appartenenza e alla propria provenienza un forte valore sociale, trovando spiegazioni più o meno plausibili alla propria condizione e a quella della propria gente. Sono quelli che, quindi, prima di tutto, riconoscono una differenza. La differenza tra un sud ed un nord che non si riducono a semplici indicazioni geografiche, a banali punti cardinali. Un sud e un nord che spesso prescindono dalla latitudine e si configurano come risultato geo-strategico di una pianificazione ben precisa che sta alla base degli attuali equilibri globali. Sono quelli che a volte si auto-criticano aspramente e che a volte si autoassolvono. In ogni caso ci tengono a sentirsi parte di un popolo e di un sentimento comune. Sia per i primi che per i secondi vivere al sud non vuol dire necessariamente rivendicare la causa del sud. Può essere una precisazione o una triste constatazione. È sia ai primi che ai secondi che Sud Altrove vuole e deve rivolgersi. È nella sintesi tra i due atteggiamenti e tra le due filosofie che va trovato il modo migliore per comprendere le ragioni di un problema ancora insoluto. Ma anche per spiegarsi come, nell’arco di una vita, tante persone possano cambiare idea. Quando il Sud diventa un tratto distintivo, un patrimonio, un bagaglio culturale ed emozionale, allora ce lo si porta con sé ovunque, e non conta che tu lo faccia con orgoglio o con indifferenza”.

Il progetto Sud Altrove

Il progetto di narrazione partecipata Sud Altrove è cofinanziato dall’Agenzia Nazionale per i giovani nell’ambito del programma UE Youth in action. Il libro (AA.VV.) è un prodotto di LiberaReggio LAB, associazione indipendente di promozione sociale e culturale di Reggio Calabria, composta da Alessio Neri, Denise Celentano, Nicola Casile, Letizia Cuzzola, Giuseppe Messina, Salvatore Salvaguardia.  La versione digitale di “Sud altrove. Il libro” è realizzata in collaborazione con Asterisk edizioni (ww.asteriskedizioni.it). Info su www.terrearse.it.