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Venerdì, 18 Settembre 2020

Ramòn Luis Varcàlcel Siso: “La ricchezza dell’Europa sono le Regioni e le autonomie locali”

A colloquio con il presidente dell’Assemblea politica delle regioni e delle autonomie locali (344 membri)  a Bruxelles: "Per il bene delle Regioni, ci attendiamo che il Parlamento europeo migliori l'accordo concluso dal Consiglio sul budget comunitario". Coesione economica,  cooperazione tra regioni, rispetto dei livelli di governance, riduzione del divariodi sviluppo tra i territori dell'UE, esigenze di armonizzazione: l'Europa delle Regioni passa da qui.

Ramòn Luis Varcàlcel Siso presidente dell’Assemblea politica delle regioni e delle autonomie locali


E' la stessa Europa per cui nel 1991 Jacque Dèlors, alla presentazione del trattato di Maastricht, diceva: «la sussidiarietà non è solo la limitazione dell'intervento di un'autorità superiore su una persona o una comunità in grado di agire da sola, ma è anche l'obbligo per tale autorità di fornire i mezzi per cui persone e comunità possano raggiungere i loro scopi».  Chiarisce meglio Ramòn Luis Varcàlcel Siso: "Proprio così. I territori e le autonomie locali rappresentano la forza e la ricchezza dell'Unione. E' da essi che provengono l'iniziativa economica, la ricchezza e la diversità culturale. E' nelle Regioni che l'Europa investe. Come Comitato delle Regioni ci occupiamo di coinvolgere gli enti regionali e locali nel processo decisionale europeo e, in senso inverso, siamo gli ambasciatori dell'Europa nelle regioni, nelle città e nei comuni, nonché i loro portavoce nel dibattito europeo. Votiamo raccomandazioni politiche sulle strategie europee, partecipiamo all'elaborazione della legislazione comunitaria, manteniamo un dialogo diretto con i nostri concittadini sulle realizzazioni dell'Europa e contribuiamo a spiegare e a dar conto dell'attuazione e dell'impatto delle politiche europee a livello territoriale. Promuoviamo la buona governance, incoraggiamo il processo di decentramento, favoriamo la coesione attraverso il networking e la cooperazione tra le regioni d'Europa".

I risultati emersi dall'ultima rilevazione di Eurobarometro (strumento della Commissione per rilevare le tendenze dell'opinione pubblica sui temi europei) chiariscono  che, pur  a fronte di una crescente spaccatura tra il Nord e il Sud di un'Unione a vocazione sempre più localistica, il 20% degli intervistati afferma che i dirigenti locali e regionali sarebbero le persone più indicate a comunicare l'Europa. Che importanza hanno le Regioni per l'UE e, viceversa, l'UE per le sue Regioni?

Le Regioni e i Comuni rappresentano il livello di governo più vicino ai problemi e alle preoccupazioni dei cittadini. Riconoscendo questo elemento imprescindibile, il trattato di Lisbona ha dato al Comitato delle Regioni il ruolo di guardiano del principio di sussidiarietà. D'altronde - e non è un caso - il 75% della legislazione europea è attuata dalle autonomie locali. Ciò significa che esse giocano un ruolo chiave nella politica europea, assicurando che le decisioni prese a Bruxelles abbiamo una ricaduta tangibile sui territori, in termini di efficacia e di efficienza. Gli enti locali "trasformano", concretizzandolo, quanto stabilito in sede comunitaria e consentono all'UE di dispiegare la sua politica di coesione, strumento principe dell'Unione per affrontare le sfide del mondo odierno e venire incontro ai bisogno dei cittadini.

Il vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani ha dichiarato che «in linea con l'orientamento del Governo, se le Regioni lo volessero, si potrebbe studiare, insieme alla Banca Europea degli Investimenti, l'utilizzo dei project bond facendo leva sui fondi regionali non spesi». Si tratterebbe di una soluzione alternativa per garantire lo sviluppo regionale e locale in un momento in cui la parola d'ordine pare essere austerità...

Ramòn Luis Varcàlcel Siso


La crisi economica nei nostri territori ha un impatto talmente forte sulla crescita e sul mercato del lavoro da rendere in un tale contesto il supporto del budget europeo assolutamente indispensabile. L'investimento pubblico rappresenta i due terzi del totale degli investimenti economici effettuati a livello locale e, data la morsa in cui sono stretti i debiti sovrani, in molte regioni non esisterebbe alcun investimento pubblico se non vi fosse l'intervento e il sostegno dei fondi strutturali. In questa fase cruciale di negoziazione sul futuro budget dell'Unione Europea, insistiamo sulla necessità di introdurre maggiore flessibilità per assicurare il buon allocamento dei fondi europei non spesi, anche in ragione della regola N+3 (che prevede il definanziamento delle risorse non spese entro il triennio successivo all’annualità di riferimento e comporta anche la parallela riduzione di disponibilità delle relative risorse di cofinanziamento nazionale, ndr).

Cosa significa flessibilità sui fondi regionali?

Innanzitutto fare attenzione, affinché la loro regolamentazione ne consenta un uso più adeguato ai tempi. E, nel contesto della programmazione dei fondi, supportare e rafforzare sinergie e partnership pubblico - privato. Inoltre noi sosteniamo e incoraggiamo un approccio basato sui risultati, ben sapendo che i relativi indicatori dovrebbero essere adattati ai differenti contesti territoriali.

Che è anche una buona indicazione per migliorare l'efficacia e l'efficienza dei fondi europei per i prossimi sette anni di programmazione... Cos'altro?

Il miglio modo per assicurarne la buona gestione è che siano accompagnati da una reale governance multilivello, seguendo la quale le istituzioni europee, gli Stati membri, le Regioni e i Comuni d'Europa lavorino assieme e in partenariato per conseguire risultati di sicuro effetto.

Molto si gioca oggi sul prossimo budget dell'UE. Quali sono le priorità del Comitato?

Un budget globale più ridotto per il futuro periodo di programmazione non è in sé un risultato positivo, in particolare in questo periodo in cui tocca affrontare gli effetti della crisi. La priorità per il CoR è che  la programmazione per il prossimo settennato possa essere avviata senza ritardi l'1 gennaio 2014. Ci auguriamo allo stesso modo che il Parlamento Europeo si avvalga pienamente del proprio ruolo di co-decisore e migliori l'accordo concluso dal Consiglio. Regioni e Comuni hanno bisogno della necessaria sicurezza finanziaria per far partire la loro programmazione dei fondi europei.

Che novità dobbiamo attenderci dai negoziati in corso e in particolare per i territori compresi nell'obiettivo Convergenza?

E' vero che la quota di budget destinata alla politica di coesione ha subito una riduzione in rapporto a quanto destinato nel periodo attuale, ma ciò non significa che non continui a rappresentare uno dei pilastri più importanti del budget europeo. La politica di coesione resta il migliore strumento per aiutare le Regioni ad affrontare i problemi dei cittadini, a migliorare la competitività delle piccole medie imprese, a contribuire a una migliore integrazione del mercato del lavoro e a venire incontro ai disoccupati, in particolar modo i giovani. I fondi strutturali, con particolare riferimento alla parte destinata ai territori più deboli e disagiati, continuano a rappresentare una grande opportunità di sviluppo e una fonte indispensabile.

L'accordo "I quattro motori dell'Europa" firmato da Lombardia, Rodano-Alpi, Catalogna e Baden Wuttembreg può diventare un modello esportabile nel resto dell'Unione per creare nuovi esperienze di cooperazione rafforzata?

Favorire la cooperazione transfrontaliera è uno degli obiettivi dell'Unione Europea affinché tutti i suoi territori possano trarre il dovuto vantaggio dal mercato interno unico. Le Euroregioni hanno come scopo di sviluppare la cooperazione tra le diverse collettività territoriali, superando le frontiere. Ciò è ancora più valido per i sevizi comuni. La cooperazione transfrontaliera, strumento che esiste già da qualche anno, ha ottenuto risultati molto variegati. Nel 2006, con l'appoggio politico del Comitato delle Regioni, il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno istituito il Gruppo Europeo per la Cooperazione Transfrontaliera: lo scopo è di mettere le autonomie locali e le Regioni dei Paesi membri nelle condizioni di cooperare più efficacemente, ad esempio offrendo loro la possibilità di accedere e gestire direttamente finanziamenti europei, in particolar modo quando si tratta di affrontare sfide comuni.

Silvio Nocera