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Venerdì, 30 Ottobre 2020

A Polistena l’utopia della “Ecoplan”

La missione aziendale della Ecoplan – Polistena, piana di Gioia Tauro -  sta forse tutta in questo claim aziendale assieme alla particolarità del logo. La E di ECO e la P  PLAN racchiuse in  un percorso articolato, irto di difficoltà di ogni genere, difficile, complicato, pieno di rischio ma che comunque trova alla fine uno sbocco e che punta in alto, con l'obbiettivo di mettere in pratica una idea di sviluppo, nuova, diversa, innovativa e, soprattutto, ecologicamente sostenibile.

Domenico Cristofaro, fondatore, presidente ed amministratore delegato di Ecoplan srl


Ma questa, oltre ad essere una missione imprenditoriale, ha voluto sin dal primo momento essere al tempo stesso anche una missione sociale, etica, responsabile, stimolatrice, legata al territorio di appartenenza. Di cui vuole sfruttarne in maniera positiva ed innovativa le sue peculiarità, le sue caratteristiche ed uno dei suoi principali, pochi per la verità, “prodotti di scarto”. Cioè quello rappresentato dalla sansa esausta delle olive, residuo solido finale della filiera di produzione dell'olio, il cui smaltimento ha sempre rappresentato un problema, trasformandolo appunto in risorsa, in un'opportunità di crescita,  di sviluppo e di creazione di ricchezza e di tutela di risorse naturali.
Senza però stravolgerne l'assetto, con lo sguardo rivolto al futuro in maniera “glocale” ma allo tempo stesso ecologica e sostenibile, con l'ambizione di eccellere in innovazione e in qualità.
‘’Alla base di questa idea, venutami oltre 15 anni fa, c'è quindi, probabilmente – dice Domenico Cristofaro, fondatore, presidente ed amministratore delegato di Ecoplan srl - un po' di “sana utopia”, cioè la voglia di fare qualcosa  che finora non era stata mai fatta ed uscire fuori dai “soliti” schemi e modelli di sviluppo che dalle nostre parti, quando vengono proposti sono sempre gli stessi e che spesso degenerano, diventando solamente occasione di arricchimento e depredazione. Utopia, voglia di futuro e di eccellere, non solo dal punto di vista del processo produttivo, ma anche da tutta una serie di altri aspetti che rappresentano poi i vari punti, e soprattutto le difficoltà di partenza. Cioè quella di lavorare la plastica riciclata e “caricarla” con queste “tipiche” fibre vegetali, presenti in ingentissime quantità, consentendo così una riduzione del quantitativo di materia plastica ed aumentando nel contempo le caratteristiche del materiale ottenuto e/o del prodotto finito, sia esso un pannello e/o un profilo, che può quindi sostituirsi ai manufatti e prodotti tradizionali in plastica e/o in legno e in altri materiali naturali la cui conservazione è ormai un'esigenza improcrastinabile’’.
Il più grande scrittore calabrese di sempre, Corrado Alvaro,  nel suo diario, all'inizio di un suo viaggio che lo avrebbe portato a Torino per insegnare, scriveva “... è anchetroppo quello che sono riuscito a combinare con tutti gli inconvenienti con cui sono partito: meridionale, povero, scrittore…»
‘’Lungi da me – dice Cristofaro - dal volermi paragonare a Corrado Alvaro, ma se sostituiamo solamente la parola scrittore con la parola imprenditore, la frase contestualizzata non perderebbe, anzi forse aumenterebbe il suo significato sociale, civile epolitico. Si, perché quello che la ECOPLAN è riuscita a combinare in questi anni, è qualcosa più di unico che raro nel territorio in cui essa ha deciso di operare. Cioè creare, partendo da zero, e senza nessuno dietro, un'azienda manifatturiera che, di per sé, è unica nel panorama internazionale, per tipologia di materiali, per processo produttivo e di prodotto  e per  know-how tecnologico. Facendola nascere appunto in una zona della Calabria dove, purtroppo, di aziende produttive vere e proprie ce sono davvero pochissime. E dove, se vuoi fare le cose per bene e nel rispetto della legge trovi difficoltà, mentre se vuoi “tagliare per il corto” magari tutto diventa più facile e fattibile. A cominciare dal rapporto con la PA, con le istituzioni, con le banche, con i fornitori con i clienti, con il tessuto sociale e imprenditoriale e cosi via’’.
Probabilmente, anzi sicuramente, se al posto di un'azienda industriale avanzata e innovativa e, perché no, creativa che è nata pensando e puntando  sin dal primo istante su quella che oggi tutti chiamano, magari a sproposito, Green Economy, cioè nell'ormai lontano 1993;  si fosse scelto di fare un'azienda operante in un settore tradizionale magari in quel momento remunerativo ma pur sempre noto e sfruttato da molti, o peggio ancora un supermercato  o qualcosa di simile, la Ecoplan avrebbe già chiuso i battenti già da tantissimo tempo.
‘’Invece – concluide Cristiofaro - abbiamo scelto anche noi l'orgoglio industriale della produzione ed il coraggio dell'innovazione, senza scoraggiarsi e lasciarsi incantare dalle sirene del fatturato alto e degli utili comunque ed il prima possibile. Folli visionari innovativi, direbbe Schumpeter. Ed è appunto con questi  stessi convincimenti  e presupposti che abbiamo deciso di aderire a SYMBOLA. Nei cui scopi e finalità abbiamo creduto dal primo momento in cui abbiamo saputo della sua esistenza, convinti che, se fossimo diventati anche noi una maglia di una grande rete che punta sulla qualità e sulle potenzialità dei territori, anche il nostro, tradizionalmente interessante e bellissimo, ma pur sempre descrivibile con quel detto che Benedetto Croce amava spesso ripetere a proposito di tutto il meridione e cioè che “… il Sud è un paradiso abitato da diavoli…”, potrà  dare  il suo valido e, perché no, decisivo, contributo al riscatto di un intero Paese come l'Italia ed alle sfide che quotidianamente e chiamato ad affrontare e soprattutto noi con esso’’.