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Martedì, 22 Settembre 2020

Villella: il cranio della discordia non torna a casa…

Sospesa l’efficacia esecutiva dell’ordinanza con cui il Tribunale di Lamezia Terme aveva disposto la restituzione al comune di motta santa lucia del cranio  di Giuseppe Villella  che ha dato  fondamento alla teoria del “delinquente nato” di Cesare Lombroso. Con ordinanza Sospesa l’efficacia esecutiva dell’ordinanza con cui il Tribunale di Lamezia Terme aveva disposto la restituzione al comune di motta santa lucia del cranio  di Giuseppe Villella  che ha dato  fondamento alla teoria del “delinquente nato” di Cesare Lombroso. Con ordinanza depositata l’8 gennaio, la Corte di Appello di Catanzaro, Sezione Prima Civile, ha sospeso l’efficacia esecutiva dell’ordinanza con cui il Tribunale di Lamezia Terme aveva accolto la richiesta del Comune di Motta Santa Lucia di ottenere la restituzione del cranio di Giuseppe Villella, vissuto nell’800 e detenuto nel carcere di Vigevano, esposto presso il Museo Lombroso di Torino di proprietà dell’Università degli Studi del capoluogo piemontese.

Il cranio di Villella


Si tratta di un reperto storico molto importante dal punto di vista della storia delle medicina, in quanto lo studio del cranio fu alla base dell’elaborazione nella seconda metà dell’800, da parte di Cesare Lombroso, della teoria dell’ “uomo delinquente nato o atavico”, secondo la quale l’indole criminale sarebbe riconoscibile da alcune caratteristiche fisiche dell’individuo ed in particolare dalla forma del fronte occipitale.  Dal dibattito sorto a seguito di tale teoria, sia pure successivamente abbandonata dalla scienza medica, è sorta la moderna criminologia.
Il Tribunale di Lamezia Terme aveva accolto la domanda proposta dal comune calabrese,  volta a dare sepoltura al cranio, ritenendo che, essendo ormai superata la teoria del Lombroso, sarebbero venute meno le “causali giuridiche” che giustificavano la detenzione ed esposizione del cranio da parte del Museo torinese.  Il Tribunale aveva condiviso la prospettazione del Comune di Motta Santa Lucia, secondo il quale l’esposizione del cranio provoca pregiudizio all’immagine sociale ed alla reputazione della comunità locale; il giudice aveva riconosciuto il “diritto al riscatto morale” del Comune, quale ente rappresentativo della comunità locale.
Avverso il provvedimento del Tribunale, l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catanzaro aveva proposto appello nell’interesse dell’Università degli studi di Torino, chiedendo la sospensione dell’efficacia esecutiva del provvedimento. L’Avvocatura sosteneva l’insussistenza del diritto riconosciuto dal tribunale, rilevando che il teschio rientrava nella collezione del museo ed era pertanto da considerare un bene culturale protetto dalla specifica normativa di settore; nell’appello veniva inoltre evidenziato il grave rischio di danneggiamento del bene culturale ove si fosse data esecuzione all’ordine di restituzione del cranio per la sepoltura. La Corte di Appello ha accolto l’istanza proposta, da un lato, affermando che le argomentazioni svolte nell’atto di appello, ad una sommaria valutazione, non appaiano infondate; la Corte ha, dall’altro, effettuato una valutazione comparativa degli interessi in gioco e ha reputato prevalente l’interesse pubblico alla conservazione del bene culturale, che poteva essere gravemente pregiudicato dall’esecuzione della decisione del Tribunale, che avrebbe comportato comportando la restituzione del cranio al Comune per la sepoltura.
La decisione della Corte d’Appello sulla sospensione della sentenza di primo grado non pregiudica l’esito finale del giudizio, al quale tuttavia si giungerà solo tra qualche anno.