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Martedì, 07 Luglio 2020

Rocco Mangiardi: “Contro la mafia per sentirsi liberi…”

Un testimone di giustizia, che ha fatto condannare i suoi estorsori, ed un giudice, Gerardo Dominijanni, in prima linea   contro le cosche. Confronto a più voci e  senza reticenze a Lamezia Terme.  Seguendo l’esempio di Mangiardi, che non considera Un testimone di giustizia, che ha fatto condannare i suoi estorsori, ed un giudice, Gerardo Dominijanni, in prima linea   contro le cosche. Confronto a più voci e  senza reticenze a Lamezia Terme.  Seguendo l’esempio di Mangiardi, che non considera eroismo l ‘indice coraggiosamente puntato contro i suoi  estorsori, ma semplicemente  il doveroso  gesto di un cittadino onesto, la terza città della Calabria, Lamezia Terme, potrà vivere una nuova stagione.

Al centro il sostituto Procuratore di Catanzaro Gerardo Dominijanni e sulla destra il testimone di giustizia Rocco Mangiardi


Trent'anni di fiaccolate, di manifestazioni per la legalita', di rabbia da sfogare per i morti ammazzati per strada, per esprimere il rifiuto di vivere in una societa' non civile. Questo ha vissuto Lamezia Terme per troppo tempo, fino a quando qualcuno ha deciso che era il momento di voltare pagina, e dare un segnale forte a chi, da sempre oppresso, ha scelto di soffrire in silenzio. Rocco Mangiardi, ha 55 anni, e' l'uomo che ha detto no al pizzo ed ha puntato il dito contro chi lo pretendeva. Seduto in quell'aula di tribunale,  ha avuto il coraggio di raccontare la sua esperienza, la sua verita', di indicare chi, seduto in aula a pochi metri di distanza da lui, aveva preteso i suoi onesti guadagni derivanti dall'attivita' commerciale, un magazzino di autoricambi in via del Progresso. "Io non voglio pagare gente che non lavora per me, e che so che usera' i miei soldi per comprare proiettili, bombe e benzina. Preferisco assumere un padre di famiglia, ma subire un'estorsione no!" Queste le sue dichiarazioni nel processo scaturito dall'operazione Progresso. Ed e' da qui che parte tutto, da una testimonianza che vale molto di piu' del singolo processo. Questo e' the day after, quel giorno dopo che l'Associazione Crescere Insieme Lamezia Freedon Onlus ha voluto evidenziare in un incontro, tra chi e' stato protagonista di un procedimento  giudiziario che ha scritto una pagina di storia indelebile per Lamezia Terme, e le giovani generazioni, studenti attenti e partecipi del Liceo Classico Fiorentino e del Liceo Scientifico Galilei della citta' della piana. Un' incontro per costruire insieme il cambiamento ha sottolineato il presidente  della Lamezia Freedom Onlus, Antonio Mastroianni, per far capire che il bene e' la scelta giusta per continuare ad essere uomini liberi. " Io ci sono", io scelgo di impegnarmi a cambiare concretamente la societa' in cui vivo ed opero, questo il motto che i relatori hanno scandito a chiare lettere.

Il dott. Gerardo Dominijanni sostituto Procuratore di Catanzaro.


Perche' e' stata cosi' importante l' operazione Progresso? “Perche' nonostante da anni avessimo le prove che tutti in citta' pagavano il pizzo, nessuno ea disposto ad ammettere di essere vessato, a denunciare -  ha dichiarato  Gerardo Dominijanni, sostituto Procuratore di Catanzaro - fino a quando Rocco Mangiardi ha spezzato quel muro di omerta', un uomo che appariva insignificante agli occhi delle cosche, ma importantissimo per Lamezia Terme. Quando ci incontrammo per la prima volta- ha raccontato ancora il dottor Dominijanni - mi disse che avrebbe denunciato soltanto se gli fossero state garantite tre cose: la vicinanza dello Stato, la certezza della pena, per non ritrovarsi dopo due giorni i suoi aguzzini fuori dal negozio, e nessun compenso, nonostante fosse previsto per legge. E cosi' e' stato. E' importante dunque, scegliere da che parte stare, chi sceglie la 'ndrangheta e' gia' un uomo finito”. Ancora Dominijanni: “In ognuno di voi - rivolgendosi agli studenti - ci sara' il prossimo Falcone o Borsellino, soltanto se riuscirete a capire che la cultura e il merito vi possono portare lontano”.

Il testimone di giustizia Rocco Mangiardi


E’ il turno di Mangiardi, che agli studenti rivela: “Ho deciso di denunciare per una questione di dignita' personale. Perche' la vita e' una sola ed e' giusto viverla liberamente. Oggi vado in giro con la scorta, ma non l'ho chiesta io, denunciando ho fatto solo il mio dovere di cittadino”. Parole semplici, ma efficaci, che commuovono quasi: “Per due anni non ho dormito - ha continuato Mangiardi - perche' avevo dimenticato di fare il nome di un estorsore (dichiarato poi successivamente,ndr), quello di   Aldo Notarianni.un sanguinario.  Se l'avessi ricordato prima, se l'avessero arrestato, forse avrei salvato la vita ad un giovane, ucciso crudelmente e ritrovato carbonizzato all'interno di un'auto. Spesso mi domando - finisce Mangiardi ascoltato fino alla fine da centinaia di giovani che riempiono la sala e molti sono seduti per terra - perche' dopo 100 anni di 'ndrangheta, ancora non si riesce ad estirpare questo cancro. E' la volonta politica che manca o la volonta' civile?” La risposta è un applauso scrosciante dei ragazzi che si alzano in piedi e le parole di un di uno studente del Liceo Scientifico, che interviene per ringraziare Mangiardi.

Il testimone di giustizia Rocco Mangiardi


“perché – dice – ho  trovato nelle parole di Mangiardi la motivazione giusta per continuare ad impegnarmi per la mia   terra, per quel bene che non e' solo di ciascuno di noi ma di tutta la collettivita”.  Giovani che non hanno bisogno di retorica e proclami, “ma di esempi concreti - ha detto il presidente del Consiglio regionale  Francesco Talarico - Ero un ragazzo come voi, uno studente della Ragioneria quando ho iniziato a fare politica, per gioco, perche' ho sempre creduto che la politica, e' uno degli strumenti piu' preziosi a nostra disposizione per cambiare la societa' e dare spessore ai valori del bene comune.Se altri, seguiranno  l'esempio di Rocco Mangiardi, possiamo sperare nella liberazione della nostra citta' dalla criminalita' organizzata, ostacolo allo sviluppo economico e sociale”. “Lamezia rimane una citta' in bilico - secondo il sindaco Gianni  Speranza -  rammaricato del silenzio civile, che aleggia intorno ad un'altra importante operazione: Medusa. Squarciare il velo del silenzio, potrebbe essere il primo strumento di lotta' alla criminalita”. “Io ci sono con chi non si compromette - ha sostenuto il deputato  Doris Lo Moro -  dire la verita' crea tutto intorno solitudine, ma sono sicura che e' molto meglio lasciare ai propri figli un'eredita' onesta, come mio padre fece con me, prima di morire tragicamente. Io ci sono perche' ho scelto di stare dalla parte della giustizia. Spesso i ragazzi sono attratti da modelli poco edificanti ed alcune ragazze si innamorano dei cosiddetti bulli, finendo pe piangerli sulla tomba. Cosa c'e' dunque di edificante nel pretendere 1000 euro ad un commerciante senza esserseli guadagnati? Cosa c’è di edificante a sparare qualcuno alle spalle? Cosa c’è di divertente a fumare uno spinello, sapendo di contribuire ad alimentare il mercato criminale? Punti interrogativi su cui riflettere,  secondo il maggiore Maurizio Pellegrino, comandante della Guardia di finanza  di Lamezia Terme e Vito Margiotta, sottoufficiale. Evitare di frequentare negozi e locali gestiti da mafiosi, evitare particolari frequentazioni puo' essere il primo impegno per le giovani generazioni. Giovani, dunque, protagonisti del futuro ma dentro il presente difficile che esige più partecipazione civile sia a Lamezia che in tutta la Calabria.