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Mercoledì, 12 Agosto 2020

Il cranio seppellito e un calco in gesso al museo

E’ la proposta del  giudice Gustavo Danise, autore della sentenza che ingiunge al museo Lombroso di restituire il cranio di Giuseppe Villella alla Calabria. Estensore della sentenza che ha fatto storia, il giudice del Tribunale di Lamezia Terme,  Gustavo Danise ha accettato, in esclusiva, di dialogare con Calabriaonwebe approfondire i risvolti giuridici della vicenda concernente la restituzione del cranio del brigante Villela al Comune di Motta Santa Lucia.

Il giudice del Tribunale di Lamezia Terme, Gustavo Danise


Proponendo, anche, una sorta di "terza via" per conciliare l'esigenza della restituzione e l’interesse scientifico del museo Cesare  Lombroso di Torino,  dove attualmente si trova ancora il cranio della "discordia". “Tecnicamente - ha esordito il giudice Danise - è un'ordinanza, ma ha il valore di una sentenza. Ovvero un'azione giudiziaria proposta dal Comune di Motta Santa Lucia contro il Ministero per poter ottenere il cranio del brigante Villella dal Museo Lombroso” di Torino. Cranio che fu  oggetto di uno studio di Cesare Lombroso e all'epoca prototipo anatomico sulla cui base è stata eleborata la teoria dell'uomo delinquente. Voglio dire, a riguardo, come è stato giustamente rimarcato, che la sentenza è certamente storica, perché rappresenta l'unico precedente in una materia così delicata. Nel senso che è un unicum nel nostro ordinamento. Ma anche perché forse non c'è stato nessun Comune che ha avuto il coraggio di procedere con una rivendicazione giuridica del genere.

Dopo la sua sentenza,  il museo Lombroso ha provveduto a fare ricorso. Cosa accadrà in questo frangente, in attesa del giudizio d'appello?
Nel medio tempore, francamente, è una valutazione che non mi compete e non posso nemmeno saperlo. Tecnicamente, perché solo di questo posso parlare, la sentenza di primo grado che ho emesso io,  è esecutiva.  In teoria il Comune può andare a rivendicare il teschio. Poi, ovviamente,  ci sono anche degli strumenti giuridici; nel senso che è ammissibile nel giudizio d'appello la possibilità di una sospensiva dell'efficacia esecutiva della sentenza di primo grado su cui è competente il giudice d'appello. Questo, in generale. Nel particolare,  non mi compete pronunciarmi.

Di recente, lei ha avuto modo di partecipare a un convegno in cui si è parlato del "pregiudizio" e della voglia di riscatto dei meridionali. Questa vicenda rappresenta un po' la sintesi storico-culturale e antropologica di tutto ciò che emerge dal “caso” Villella e che si rinviene nella sua sentenza...

Il cranio del brigante Viellella ancora custodito nel museo "Cesare Lombroso" di Torino


Sì. Guardi, mi hanno invitato a questo convegno che si intitolava "Oltre il pregiudizio. La voglia di riscatto della razza maledetta" e, sostanzialmente, è stata rappresentata,  durante il  convegno, la questione meridionale, sotto il profilo culturale, sociologico e quant'altro. Devo dire che il convegno è stato molto interessante, perché sono intervenute  diverse personalità. Ognuna esperta in uno specifico settore. Io, in verità, ero tra il pubblico e poi mi hanno invitato sul palco per un commento. Ma io, tengo a precisare che, per motivi deontologici, mi sono limitato soltanto ad estrinsecare le considerazioni giuridiche sulle cui basi poi ho emesso la sentenza. Non entro nel merito della questione legata all'antimeridionalismo. L'unica sola cosa che posso dire, sempre rimanendo nell'ambito tecnico, senza sconfinare, è che si evidenzia una "frattura" tra il diritto individuale di ogni persona ad essere seppellito... E su quello, penso che ci sia poco da discutere. E però, c’è anche l'interesse scientifico-didattico a tenere in vita i musei anatomici, quali ad esempio potrebbe considerarsi il museo Lombroso. Diciamo che c'è questa "frattura"...

Infatti, nel dispositivo della sentenza da lei emessa c'è un passaggio in cui si fa riferimemto al fatto che un morto ha bisogno di una degna sepoltura...
Esatto. Il problema è proprio questo, si crea una discrasia tra questi due opposti principi. Da un lato, il diritto alla degna sepoltura e, dall'altro, un interesse scientifico che può essere determinato dall'esposizione in musei anatomici.

Signor giudice: come può essere dipanata la matassa? E' possibile trovare un equilibrio?
La risposta sta proprio nel contesto di questa "frattura", di questa discrepanza già accennata. La mia idea, che poi è posta alla base della mia ordinanza è semplicemente questa:  fino a quando il teschio del brigante o asserito brigante Villella, era stato utile per poter essere oggetto di studi, allora ben venga la sua esposizione. Ma, nel momento in cui la comunità scientifica ha abiurato le teorie del Lombroso e lo stesso museo, nella sua tesi difensiva ammette che questa teoria è fallace, ormai superata, allora viene meno l'esigenza e l'interesse a tenere esposto quel teschio. Quello che io propugno, l'idea mia - sempre sotto il profilo tecnico - è che la cultura può essere manifestata in diversi modi. Secondo me, un'idea che potrebbe consentire un bilanciamento e una sintesi tra le due esigenze, potrebbe essere quella di consentire il seppellimento del cadavere, cioè del teschio, dato  che ormai ha perso interesse scientifico, ed esporre al pubblico un calco in gesso; una riproduzione del modello stesso. Quindi, così facendo, si offre una risposta alle due esigenze: quella di carattere storico-culturale, attraverso l'esposizione del teschio riprodotto e  quella di poter consentire ad un soggetto di essere degnamente sepolto. Mantenere quel testo in originale nel museo, nel momento che ha perso anche l'interesse scientifico non ha senso. Mentre una riproduzione potrebbe consentire al museo di dimostrare al pubblico quello che è stato anche un errore di carattere scientifico, e dare una degna sepoltura ai resti di una persona che, a questo punto, appartengono a una persona come un'altra... L'idea che emerge dalla mia ordinanza, sempre sotto il profilo tecnico, è quella della sintesi delle due diverse esigenze.