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Mercoledì, 12 Agosto 2020

L’allarme di Legautonomie: comuni a rischio

Calabria  terra di contraddizioni e di estremi? La musica non cambia: tra il comune più ricco per contribuente , Rende (26.072 euro) e quello più povero Platì (11.693), la differenza è pari a oltre il doppio mentre tra quello più Calabria  terra di contraddizioni e di estremi? La musica non cambia: tra il comune più ricco per contribuente , Rende (26.072 euro) e quello più povero Platì (11.693), la differenza è pari a oltre il doppio mentre tra quello più ricco per famiglia Castrolibero (28.065) e quello più povero Centrache (8.790),  la differenza  sale ad oltre tre volte. E' anche una mappa della condizione economica calabrese quella che disegna il Rapporto su "Finanza comunale, ricchezza locale, sistema idrico & rifiuti" di Legautonomie Calabria. Dalla ricognizione sui conti di municipi piccoli e grandi della regione, viene fuori  uno spaccato notevole di problemi e difficoltà all’ombra degli oltre 400 campanili disseminati tra il Pollino e lo Stretto. E così si scopre che i 327 piccoli comuni calabresi contribuiscono solo per il 28,4% alla ricchezza regionale mentre nei 20 comuni con oltre 15 mila abitanti si concentra il 49,2% della ricchezza.
L’analisi dell’associazione autonomista , che si sviluppa nell'arco degli ultimi anni, analizza l'andamento della finanza e dell'economia locale calabrese fino al 2010, periodo di ultima disponibilità dei bilanci consuntivi e mette in evidenza che gli effetti più pesanti dal punto di vista delle entrate e della "tenuta" dei conti che si registreranno con maggiore evidenza nel biennio 2011-12. "Ma già fin d'ora - precisa  il documento- sono visibili alcuni elementi di veloce deterioramento dei bilanci locali". Un primo indicatore è costituito dall'andamento delle entrate totali in termini pro-capite da cui emerge una sostanziale stabilità delle spese correnti con il pro capite delle imposte più le tasse comunali che crescono, nel 2010, di 16 euro. Anche le entrate extratributarie si mantengono sostanzialmente stabili in un quadro, però, di carenza di servizi offerti. Resta in tutta la sua complessità il nodo della capacità di riscossione che, nell'ultimo quinquennio, non ha mai superato la soglia del 50%, avendo raggiunto nel 2010 il 43,4% (46,4% nel 2009) a fronte di una media nazionale del 65,3%. Si conferma l'anomalia calabrese per quanto concerne i trasferimenti con un valore pro capite meno della metà della media nazionale, e un risultato sulle entrate correnti pari a meno del 6% contro il 10% della media nazionale. L'80% del totale dei trasferimenti è appannaggio dello Stato (contro la media nazionale del 68%) e solo il 13% della regione, contro la media nazionale del 24%. Stabili gli indicatori economici (autonomia finanziaria, impositiva e dipendenza erariale), così come la spesa complessiva in termini reali. Ciò che risulta più interessante é la ricomposizione interna: al crescere della spesa corrente,decresce quella in conto capitale.
Nel rapporto non  si nasconde poi un   "elemento preoccupante"  relativo al fatto che i comuni calabresi finanziano la spesa con una percentuale doppia rispetto alla media italiana attraverso i prestiti, e perché il volume di spesa si concentra soprattutto su due settori, amministrazione, gestione, controllo e territorio ed ambiente, a scapito degli altri. Cenerentola rimane comunque nella regione la spesa per il sociale. Sempre in materia di spesa corrente, nel 2010, gli impegni sono ammontati a 1,49 miliardi di euro e quelli per investimenti a poco più di 700 milioni. Ulteriore elemento negativo è la capacità di spesa in conto capitale, meno dell'8% nel 2010 a fronte di quasi il 20% a livello nazionale. Le prospettive sono tutt'altro che rosee a partire dal 2012, quando la riduzione dei trasferimenti decurterà le entrate e andrà conseguentemente apenalizzare la dinamica della spesa degli enti comunali. Per effetto delle norme sul patto di stabilità interno e dell'obbligo di ridurre lo stock del debito, inoltre, già dal prossimo anno il 35% dei comuni calabresi non potrà più accedere ad alcuna forma di credito e dal 2014 la percentuale salirà al 67%. A pesare è ancora l'andamento della rigidità strutturale che ha raggiunto nel corso del 2010 il valore più alto negli ultimi otto anni, un valore di quasi venti punti oltre la media nazionale. Nel report sono stati aggiornati i dati comunali sia sul sistema idrico integrato (Sii) che sul servizio smaltimento rifiuti (Ssr). Si tratta di due settori di fondamentale importanza per le casse comunali che non fanno registrare un miglioramento rispetto alla situazione “fotografata” al 2008. Per quanto riguarda il sistema idrico se è vero che gli accertamenti comunali hanno fatto registrare la cifra record di oltre 205 milioni di euro nel 2010, si sono invece ridotti, rispetto al 2009 i risultati sulle riscossioni, sia di competenza che in conto residui . In valore pro capite diminuisce la spesa totale e la spesa corrente mentre rimane stabile la spesa per investimenti e quella per il personale . Ciò significa che anche per gli anni 2009 e 2010 il Sistema idrico integrato ha continuato a produrre un deficit complessivo di gestione, massimo nel 2009 con oltre 119 milioni di euro e di 87 milioni di euro nel 2010. Lo stesso meccanismo si evidenzia per quanto riguarda il SSR. Crescono gli accertamenti a diminuiscono le riscossioni. Anche nel caso dello smaltimento dei rifiuti  gli accertamenti non coprono le spese correnti per cui ci troviamo di fronte ad un settore con un disavanzo di gestione che nel 2009 ha fatto registrare il record di 81 milioni di euro e nel 2010 di 62 milioni di euro. Intanto il costo pro capite annuo della raccolta e smaltimento dei rifiuti ha raggiunto nel corso del 2010 la cifra di 102,5 euro.