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Martedì, 19 Gennaio 2021

“Noi vogliamo restare”. Da Firenze l’urlo della meglio gioventù.

Un grande segmento di gioventù si è ritrovata a Fortezza da Basso, in occasione del decennale del “Firenze Social Forum”, per organizzarsi intorno ad un appello e una campagna: “Io voglio restare”, nato dalla volontà di 150 promotori, di età Un grande segmento di gioventù si è ritrovata a Fortezza da Basso, in occasione del decennale del “Firenze Social Forum”, per organizzarsi intorno ad un appello e una campagna: “Io voglio restare”, nato dalla volontà di 150 promotori, di età compresa tra i 18 i e 35 anni, che intorno ad una piattaforma di rivendicazione sulle politiche sociali, culturali e lavorative vogliono restituire ai giovani, ai precari, ai soggetti in formazione, la prospettiva di rimanere nella loro terra anziché dover andar via. Un appello alla Politica dunque affinché metta al centro della propria agenda istituzionale il tema generazionale a trecentosessanta gradi: dalle politiche sociali dello Stato, alla formazione, passando per le politiche sul lavoro fino a quelle sull'innovazione. Una Politica che, non avendo risposte, lascia il passo alla rassegnazione e alla migrazione non solo verso l’estero, ma verso altre regioni. Tante le presenze dal Sud e dalla Calabria, accumunate nei loro interventi dalla voglia di restare e costruire un destino migliore nei luoghi natii, che spesso si lasciano per mancanza di opportunità culturali e di lavoro. Una sala gremita (oltre 300 i partecipanti) quella della Fortezza, dove nella prima parte dell’incontro si sono succeduti gli interventi che hanno spaziato dalla denuncia degli operai di Pomigliano d’Arco alla testimonianza di Carmen, studentessa calabrese, trapiantata per studi di Filosofia a Roma, che spiega come «un italiano su tre, dai 18 anni in su è senza lavoro e questa drammatica statistica cresce se guardiamo alle donne del Sud, che con oltre il 50% di disoccupazione si aggiudicano il triste primato steso dall’OSCE». «Per questo - prosegue la studentessa - occorre capire quali siano le pratiche per sfuggire a questa nuova guerra tra poveri, quale sia la soluzione per non essere costretti a cambiare Paese». Gli fa eco, Lorenzo Zamponi, dottorando di Ricerca a Firenze che precisa: «occorre abbandonare la retorica ed iniziare a darsi da fare, riunire tutti i pezzi sparsi in questo Paese che aspettano pratiche e idee per cambiare». Lorenzo cita Martin Luther King richiamando i presenti all’intensa “urgenza dell’ora” perché «occorre considerarci non più “sfigati” o vittime, ma risorse. Risorse che pretendono dignità, pretendono di essere pagati, di essere tutelati da un punto di vista sociale, culturale e sanitario».
Hanno le idee chiare, promotori ed aderenti, criticano non solo la politica dei Partiti e dei Palazzi, ma anche l’antipolitica che come dice Ciro D’Alessio, operaio della Fiat di Pomigliano, uno dei diciannove che Marchionne è stato costretto dalla sentenza del Tribunale del lavoro a reintegrare, «è il male più grande che possa colpirci, perché ci divide anziché unirci e noi abbiamo bisogno dell’unità tra i lavoratori, gli studenti e tutte quelle categorie ultime». Arriva anche il messaggio di Tito Russo, calabrese di Bagaladi, oggi funzionario della FLC-CGIL che da Roma racconta delle ferventi contestazioni del mondo della scuola, «contestazioni che sono volontà di migliorare il mondo dell’istruzione e quindi la società italiana».
C’è un filo rosso che lega le storie dei partecipanti, anche se la loro provenienza geografica è disparata ovvero la volontà di trovare strumenti di partecipazione e di costruire un luogo dove si riesca a non rimanere da soli, dove una società precaria e liquida lasci spazio per la costruzione di un futuro migliore e degno. Non vogliono restare solo i giovani del Sud, non vogliono cambiare la loro terra solo i ragazzi calabresi o le realtà antimafia della Sicilia, ma un’intera generazione si è riunita per trovare la chiave per il futuroIl Nord ed il Sud sono quindi uniti, uniti nella voglia di non lasciare affondare il Paese. Dopo l’assemblea plenaria, si sono svolti quattro gruppi di lavoro: precarietà e diritti del lavoro; welfare universale e reddito di base; saperi, istruzione e ricerca, produzione e consumi culturali; innovazione, cooperazione, nuovo modello di sviluppo e nuova occupazione, che metteranno in moto campagne e proposte per costruire un’alternativa non solo di piazza ma anche legislativa al mare magnum della precarietà. Nella prossime settimane i firmatari dell’appello daranno vita ad una serie di iniziative che punteranno a strutturare in maniera ampia questa campagna e a promuovere in tante città italiane gruppi di mobilitazione e di studio di chi ha deciso di restare e di trovare gli “strumenti per cambiare il Paese e non per dover cambiare Paese”.