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Domenica, 29 Novembre 2020

Cresce l’alleanza terapeutica grazie alle Giornate Cardio Metaboliche Reggine. Intervista al professore Franco Romeo

Ed anche quest'anno “è calato il sipario” sulle Giornate cardio metaboliche reggine giunte alla loro 11° edizione, appuntamento molto atteso dal mondo scientifico e dalla classe medica che si è chiuso, come nel 2017, con un gesto dall’alto valore simbolico e sociale con la donazione di cinquanta pasti alla Caritas.

Il consuntivo di questa edizione è senza dubbio positivo, forte di un’esperienza che è andata crescendo negli anni. Il cardiologo Enzo Amodeo assieme al diabetologo Giovanni Perrone, “padri fondatori” dell’assise scientifica hanno scelto un taglio pratico e divulgativo: prevenzione delle malattie cardiovascolari e metaboliche nonchè diffusione di tutte le novità in ordine a cure e terapie. E nel segno dell’euritmia e dell’equilibrio psico-fisico della persona, come sostenevano gli antichi greci, l’iniziativa ha ospitato anche quest’anno l’esposizione di dipinti e sculture a tema, degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria guidati dalle professoresse Domenica Galluso e Giovanna Mandalari.

Dopo aver ringraziato il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto per l’ospitalità, Amodeo ha detto: “Abbiamo trovato quella che a mio avviso è la soluzione vincente: mettere assieme cardiologi e diabetologi e, in questa occasione ancor più, coinvolgere figure istituzionali di spessore come le società scientifiche Anmco (associazione cardiologica ospedaliera) che ha il maggior numero di iscritti in assoluto e l'Amd (società scientifica che tiene assieme di tutti i diabetologi). L’incontro fra queste due società - spiega Amodeo - è legato anche ad una serie di successi che insieme a Perrone abbiamo ottenuto in seno alle due associazioni: il sottoscritto eletto nel direttivo nazionale cardiologi ospedalieri (la prima volta per un reggino negli ultimi 50 anni) e Perrone per la prima volta nel direttivo nazionale dell’Amd con il ruolo di tesoriere. Ma a parte questo ‘matrimonio’ che si doveva comunque fare perché era inevitabile che ciò avvenisse - ha commentato scherzosamente - l’arricchimento deriva dal fatto che mettere assieme cardiologi e diabetologi significa alzare il livello sia culturale della medicina cardiologica e diabetologica che scientifico perché queste società hanno il compito di redigere le linee guida che vengono poi messe al vaglio delle competenze del Ministero, e quindi una volta redatte, acquisiscono rilievo di tipo internazionale. Ormai c'è una osmosi costante tra società scientifiche italiane ed europee. Solo per fare un esempio l’associazione medici cardiologici ospedalieri entra a pieno titolo e quindi è un socio di maggioranza dell'Esc (società europea di cardiologia) che ci vedrà riuniti il prossimo agosto a Monaco di Baviera dove si continuerà a parlare dell'innovazione tecnologica. La faculty si rinnova anno per anno e - ha aggiunto - vi sono sempre nuovi innesti che riguardano figure professionali sempre diverse che rappresentano un per l'uditorio momento di arricchimento. Stiamo passando, in buona sostanza, da una fase in cui si era verificato uno spacchettamento delle specialità mediche ad un riaccorpamento delle stesse, inteso come lavoro di squadra nell'interesse dell'ammalato. Solo per fare un esempio, già nell'ambito della cardiologia si era arrivati ad una parcellizzazione con la creazione di figure come l'elettro fisiologo, l'emodinamista il cardiologo clinico, l'ecocardiografista; oggi invece si sente il bisogno di fare gioco di squadra insieme a tutte le altre figure mediche, con i diabetologi in questa occasione, e come abbiamo fatto da ultimo con gli oncologi, ricordo a tutti che quindici giorni fa per la prima volta è stato realizzato in Calabria il primo congresso nazionale di cardio-oncologia di cui sono stato il promotore e come faremo da qui a breve con i reumatologi. La motivazione è semplice: il paziente non è più singolarmente il paziente cardiopatico o nefropatico o metabolico; in genere, il paziente cardiopatico è anche un paziente nefropatico e anche un paziente metabolico e quindi è necessario che ognuno, dall'alto della sua specialità e con le competenze che lo contraddistinguono, sappia operare e fare gioco di squadra in un confronto diretto con gli altri specialisti. Noi qui oggi abbiamo creato la rete che vede la presenza anche di Federfarma, delle farmacie territoriali e la partecipazione dei medici di famiglia proprio perché tutti insieme dobbiamo cercare le connessioni per portare il paziente al compimento del secolo di vita e migliorare, soprattutto, la qualità della vita.

Fondamentale resta adottare un corretto stile di vita. “Parafrasando Ippocrate, noi siamo ciò che mangiamo; dunque l’alimentazione è il primo step e la prima indicazione da seguire in maniera attenta e scrupolosa” - ha detto il diabetologo Giovanni Perrone. “Le modifiche dello stile di vita in generale sono sempre importanti per garantire la longevità ma soprattutto la qualità della vita. Inoltre acculturare il paziente e fargli capire che riconoscere il sintomo significa poter intervenire prima sulla malattia e quindi evitare danni irreparabili è una delle sfide attuali che peraltro può avere positivi effetti di riduzione dei costi della sanità”.

Da sinistra Amodeo e Perrone

Un’intera sessione del meeting scientifico è stata dedicata all’alimentazione ed alla nutraceutica, in occasione della ricorrenza dell’anno internazionale del cibo italiano nel mondo, con l’intervento, fra gli altri, del prof. Vincenzo Mollace sul tema: “Bergamotto: da “Principe” degli agrumi a “Re” dei nutraceutici; mentre di terapia insulinica ha parlato, fra gli altri, il dott. Pier Francesco Tripodi nella sessione dedicata all’impatto dei farmaci antidiabete su rene e cuore.

 

 

 

 

 

 “Tagliare la ricerca è come tagliare le radici di un albero”. A colloquio con il prof. Franco Romeo (direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’Università di Roma Tor Vergata)

 

Tra le presenze, tutte di alto profilo alle “Giornate Cardio Metaboliche Reggine”, anche quella del prof. Franco Romeo, direttore del Dipartimento di Cardiologia di Tor Vergata, al quale abbiamo posto qualche domanda. 

Da-sinistra Amodeo, Perrone e Romeo

Come Università di Tor Vegata avete fatto molte ricerche sull’utilizzo del bergamotto per contrastare il colesterolo. A che punto siamo con la ricerca?

“Si è affermato in modo definitivo il concetto che il colesterolo, soprattutto il colesterolo ossidato, è la prima causa patogenetica dell’aterosclerosi coronarica che, a sua volta, è la responsabile di tutti gli incidenti coronarici: angina, infarto, morte improvvisa coronarica. Quindi il nostro obiettivo è di tenere il più basso possibile il livello del colesterolo e soprattutto della forma ossidata. Siamo quindi alla ricerca, come primo approccio, di una modifica dello stile di vita che porti a ridurre non soltanto i livelli di colesterolo ma soprattutto della forma ossidata. Alcuni prodotti della nostra dieta mediterranea, in particolare il bergamotto, sono ricchi di sostanze antiossidanti che quindi non solo migliorano in termini di quantità i livelli di colesterolo ma migliorano il tipo di colesterolo presente nel nostro organismo, riducendo la quota ossidata a favore della quota non ossidata. Quindi le premesse sperimentali e biologiche assieme agli studi clinici sono così importanti tali da farci considerare il bergamotto come un elemento fondamentale della nostra dieta per ridurre quella quota di colesterolo ossidato che è la causa di tutte le patologie coronariche aterosclerotiche”.

Qual è il valore della ricerca per il progresso della medicina?

La ricerca rappresenta le radici dello sviluppo. Senza ricerca non vi può essere sviluppo, cioè tagliare la ricerca è come tagliare le radici di un albero perché l’albero muore. Se noi vogliamo avere dei frutti in futuro anche in termini di risultati clinici e pratici dobbiamo puntare sulla ricerca. In un bellissimo editoriale un autore americano scriveva: ‘Dalla ricerca di base all’esperienza clinica qualcosa si perde, ma se non c’è la ricerca di base non ci può essere esperienza clinica’”.

La sanità in Calabria vive tante criticità e sono alti i numeri dell’emigrazione per motivi di salute. Che futuro possiamo intravvedere?

“E’ un argomento che purtroppo conosco bene e che ho cercato anche di approcciare in passato. Io credo che debba essere assolutamente bloccata tutta l’emigrazione sanitaria non giustificata. E dell’emigrazione sanitaria che parte dalla Calabria oltre il 50% è assolutamente ingiustificata ed è l’espressione di un marketing aggressivo che alcune strutture del Nord in modo scorretto fanno nei confronti della sanità calabrese che non ha bisogno che alcune patologie siano curate al Nord; possono essere curate molto bene e forse anche meglio qui in Calabria”.