Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Mercoledì, 21 Ottobre 2020

Bergamotto, tra i nuovi “corteggiatori” anche la scienza medica

Eccellenza produttiva del territorio calabrese. Profumatissimo, assomiglia all’arancia, ma ha il colore giallo brillante del limone. Si coltiva in un piccolo fazzoletto di terra nel cuore dell’Area grecanica e nel corso degli ultimi quattro secoli è stato oggetto di interesse Eccellenza produttiva del territorio calabrese. Profumatissimo, assomiglia all’arancia, ma ha il colore giallo brillante del limone. Si coltiva in un piccolo fazzoletto di terra nel cuore dell’Area grecanica e nel corso degli ultimi quattro secoli è stato oggetto di interesse e studio da parte di botanici, medici, ricercatori, grandi chef, esperti  di benessere e famosi creatori di profumi.Bergamotto E’ il bergamotto, il leggendario “beg-armudi”, ovvero, ‘pero del signore’, più conosciuto come ‘oro verde’ per le sue molteplici e uniche proprietà che per una serie di circostanze fortuite legate al clima  e alla morfologia del territorio. Il prezioso agrume ha potuto crescere e svilupparsi con successo nei soli 100 chilometri di costa jonica reggina divenendo una fondamentale risorsa economica per l’intera regione tanto da meritare l’ambito titolo D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta) e venire riconosciuto come patrimonio territoriale per le proprie peculiarità.
Non è un caso se il 95% della produzione mondiale si concentri proprio qui dove sono a dimora i 1200-1300 ettari di bergamotto che arricchiscono con la loro essenza più di 300 marchi commerciali di profumi nel mondo. E pensare che fino al 2008, non veniva neanche considerata una coltura agraria ma prettamente industriale. Non aveva patria al Ministero delle Politiche Agricole, ma solo a quello dello Sviluppo Economico.

CENNI STORICI

La sua origine è incerta e, ancora oggi, avvolta nel mistero. Diverse sono le teorie sulla sua provenienza. Secondo un’affascinante ma improbabile ipotesi, il frutto sarebbe originario delle Canarie o delle Antille dove sarebbe stato importato da una zona chiamata Barga, da cui il nome bergamotto. Alcuni studiosi, invece, reputano che la culla di questo agrume sia la Cina o la Grecia, altri danno per certa la derivazione spagnola. Si narra, infatti, che il moro di Spagna vendette un ramo di bergamotto per diciotto scudi ai signori Valentino di Reggio Calabria, che a loro volta lo innestarono su un arancio amaro in una loro proprietà nel quartiere di Santa Caterina a Reggio. Tra l’altro, esiste una testimonianza storica che ne comprova il suo utilizzo alla Corte di Cosimo I de’ Medici, Duca di Firenze dal 1537 e Granduca di toscana dal 1569 al 1574 dove Bernardo Buontalenti,  considerato grande genio dell’epoca, stupì tutti creando un sorbetto composto da una crema aromatizzata con bergamotto, limoni e arance. Anche a Versailles, alla Corte di Re Sole, non mancavano prodotti a base di bergamotto grazie ad un gentiluomo siciliano, tale  Francesco Procopio che si presentò alla Reggia portando con sé dei fusti di rame che contenevano un misterioso liquido dal profumo intenso. In quell’acqua ambrata, erano contenute le proprietà di un agrume da lui scoperto durante il passaggio dallo Stretto di Messina.bergamotto L’acqua al bergamotto che dimostrò di possedere eccezionali proprietà igienizzanti in grado di porre rimedio ai problemi provocati dal divieto vigente dell’uso dell’acqua, responsabile secondo la classe medica di quell’epoca della diffusione della peste e di tante infezioni, conquistò tutti i presenti. Il lungimirante siciliano introdusse la novità delle “acque gelate”, ovvero,  le attuali granite e gli squisiti sorbetti agli agrumi o al bergamotto. Procopio si trasferì a Parigi e fondò nel 1686 il ‘Caffè Procope’,  il più antico  caffe del mondo di fronte alla ‘Comèdie  Francaise’ dove si esibiva la celebre compagnia di Molière.  Il piemontese Gian Paolo Feminis, sempre a fine seicento, inventa ‘l’Acqua mirabilis’, la prima acqua di toeletta destinata a diventare in seguito la celebre ‘acqua di Colonia’ in ricordo della città dove era stata prodotta. L’aromatica essenza del bergamotto divenne così l’ingrediente più prezioso e ricercato nella composizione dei profumi più prestigiosi destinati all’aristocrazia e all’alta borghesia internazionale. L’essenza fu utilizzata con successo anche nella cosmetica e in tutti i prodotti di toelette. La domanda di olio essenziale di bergamotto, in poco tempo, superò la disponibilità dell’offerta e per ovviare a questo la coltivazione fu intensificata in tutta l’area vocata.

 Anche  in campo gastronomico la storia di questo prodotto  è antichissima

Verso la fine dell’800, il Lord inglese Sir Grey, proprietario di vaste piantagioni di tè in India ebbe, anch’esso, l’intuizione di aromatizzare le foglie del tè indiano con la fragranza del famoso agrume calabrese. Da questo matrimonio nacque il tè ‘Earl Grey, diventato nel corso dell’ultimo secolo, uno dei tè aromatizzati più bevuti al mondo. Peccato che della regione di provenienza della fragranza che caratterizzò il fortunato prodotto non vi sia alcuna traccia. L’idea di mettere a frutto l’agrume creando una vera e propria piantagione denominata ‘bergamotteto’, si deve a un proprietario terriero della costa reggina, Nicola Parisi, che assecondò la crescente domanda europea e del nuovo mondo.  La piantagione sorgeva nel fondo della Rada dei Giunchi, di fronte all’attuale Lido comunale Zerbi. Numerose famiglie del posto, anch’esse proprietarie di fondi e dedite alla coltivazione degli agrumi, lo imitarono e tutto il territorio costiero della fascia reggina divenne un unico profumato  bergamotteto.  Quando, infatti, il famoso viaggiatore inglese Edward Lear sbarcò nel 1847 a Reggio gli sembrò di essere entrato ‘ in un immenso giardino….un luogo di tali delizie come pochi sulla terra’.   In quel giardino si era verificato un miracolo della natura: tra le distese di aranci, mandarini e limoni, era nato un albero dalle qualità straordinarie il cui frutto, ancora oggi,  non ha uguali al mondo.
Nella seconda metà del settecento e durante l’ottocento, la coltivazione e la lavorazione dell’essenza divennero le principali attività economiche del territorio. In quel periodo, la provincia di Reggio funzionò come un vero e proprio centro propulsore di benessere e sviluppo per tutta la Calabria. bergamottoNacque un nuova figura professionale: il ‘maestro spiritaro’ o ‘sfumatore’ , abile nel trattare o selezionare i frutti, lavorare la scorza ed estrarre l’essenza. Nel 1844, il reggino Nicola Barillà inventò la macchina calabrese che abbreviò sensibilmente i tempi di estrazione ma ebbe anche il merito di garantire un’essenza di qualità rispetto a quella precedente detta ‘a spugna’. L’età dell’oro del bergamotto fu interrotta, però,  da due  importanti avvenimenti: il terremoto del 1908 e il tentativo di alcune industrie chimiche internazionali di annullarne la leadership negli anni ’60 e ’80. Per superare la difficile prova nel 1986, fu istituito il Comitato Internazionale di Difesa del bergamotto. L’avvento del terzo millennio ha coinciso con una nuova particolare attenzione verso tutto ciò che è naturale. Questo risveglio naturalistico-biologico ha contribuito a rivitalizzare il comparto del bergamotto favorendo il sorgere di iniziative volte a  diffondere e potenziarne l’uso in campo terapeutico, cosmetico e gastronomico, nonché, a recuperare usi dimenticati o perduti come la produzione artigianale di tabacchiere al bergamotto.

Le proprietà benefiche

Negli ultimi anni la richiesta di bergamotto si è moltiplicata per merito della ricerca scientifica. Il puro succo di bergamotto - è stato dimostrato - riduce sensibilmente  i livelli nel sangue di trigliceridi, colesterolo e glucosio. Sono sempre maggiori, infatti,  le attestazioni di studiosi e Università - la più attiva è quella di Cosenza - che confermano le sue capacità terapeutiche. Una spremuta di bergamotto, per il paziente che soffre di colesterolo alto, potrebbe arrivare a significare la riduzione dei farmaci dai fastidiosi effetti collaterali come conferma anche uno studio condotto dalla prestigiosa Università degli studi Tor Vergata di Roma. Ma non è tutto, l’essenza di bergamotto avrebbe benefici nel trattamento  di stati ansiosi e come antidepressivo, come indicato da alcune pratiche di aromaterapia. Effettuare suffumigi, peraltro, con alcune gocce di olio di bergamotto, oltre all’azione calmante, può fornire un aiuto per il benessere delle vie respiratorie che potranno godere delle sue capacità antibatterica  e antiinfiammatoria. Per le sue proprietà, l’agrume reggino è ritenuto un rimedio naturale anche come disinfettante e antivirale; ha capacità antiossidanti e applicato sulla pelle può  essere utile per cicatrizzare piccole ferite e combattere la micosi alle unghie. Insomma, il frutto della salute  prodotto soltanto nella nostra provincia.

Molto più antico è l’uso che se ne fa nella profumeria.

Non a caso l’essenza di bergamotto è una delle più usate da questo settore che lo considera  il ‘prodotto principe’ della cosmesi  di tutto il mondo.  L’essenza di bergamotto, grazie alla sua freschezza, è l’ingrediente fondamentale oltre dell’acqua di colonia classica di numerosi prodotti di profumeria.  Possiede un certo effetto fissativo quando è usato in concentrazioni abbastanza alte e  armonizza con quasi tutti gli altri olii trasmettendo ai profumi dolcezza e freschezza. In definitiva, si capisce, quindi, perché il bergamotto sia così impiegato dall’industria profumiera. Attualmente se lo contendono le maggiori  multinazionali e le grandi griffe come Chanel, Dior, Demancy, Parfumeur Crèature e Dior che  l’ha scelto anche per il suo’ Rose dei Mai’ . Il bergamotto usato nelle creazioni olfattive Dior proviene da una tenuta di Reggio gestita da più generazioni che destina il suo raccolto annuale alla maison francese  in esclusiva.

La coltivazione del bergamotto in passato ha rischiato di diventare una coltura residuale.  Negli anni ‘70 erano quasi 4000 mila gli ettari messi a dimora. Solo da pochi anni la coltura è ripresa, come spiega il presidente del Consorzio di tutela del bergamotto Ezio Pizzi.

bergamotto3“Il bergamotto è tornato ad una coltura di reddito anche grazie a una serie di iniziative che lo slegano dal solo fine di produrre l’essenza. L’agrume adesso è presente in maniera cospicua  sui banchi del supermercato  tanto che le premute di bergamotto sono diventate molto ambite soprattutto per i benefici  che arreca alla salute”.

Quindi, un  concreto toccasana per il benessere

“Certamente, infatti, grazie ad alcuni studi è stato possibile capire le potenzialità di questo frutto contro lo sviluppo dei tumori. I flavonoli, contenuti nel bergamotto, non solo indurrebbero la morte delle cellule tumorali ma ridurrebbero significativamente la proliferazione di metastasi e, inoltre, sarebbero utili contro l’ipertrofia prostatica benigna”.

Oggi la quantità dei frutti raccolti si aggira attorno ai 150-200 mila quintali. Solo negli ultimi anni si stima un aumento della superficie coltivata del 20%. Un compartimento che dà lavoro a oltre 7000 addetti ma la cifra  secondo Ezio Pizzi potrebbe anche raddoppiare.

“Ciò perché le possibilità di impiego sono diverse. Costituisce l’elemento base  dell’industria farmaceutica e alimentare, infatti,  come ormai ampiamente dimostrato è un ottimo antidoto al colesterolo. Il successo di questo agrume dal sapore intenso si deve anche al crescente interesse negli ultimi anni delle aziende profumiere. Il profumo basato su una fragranza al bergamotto il   ‘Sauvage Dior’  , il cui testimonial è stato Jhonny Depp, è stato eletto profumo dell’anno da una giuria composta da 65.000 consumatori. Nelle scorse settimane, peraltro,  sono arrivate nel cuore dell’Area grecanica le rappresentanza di 5 prestigiose firme del settore della profumeria internazionale come Dior, Luis  Vuitton, Chanel, Firmenich e Sunrice che sono rimaste entusiaste  dalla nostra filiera, dalle strategie messe in campo per la produzione  che consentono di soddisfare la richiesta di essenza e hanno ricevuto, altresì, rassicurazioni sull’andamento dei prezzi di vendita. A tal proposito, l’Unionberg, (associazione che raggruppa la maggioranza dei produttori) ha provveduto a stabilizzare il prezzo di vendita per evitare dannose speculazioni”.

Crescente anche l’interesse dell’industria alimentare

“Ci sono prodotti recuperati dalla tradizione come i liquori , tra cui il Bergamino, però, oggi si producono anche birra, vino  e alimenti con polpa succo di bergamotto ma anche tisane e tè  senza dimenticare che è un eccellente aromatizzante per caramelle, canditi, torroni e gelati.  Proprio il succo sta diventando un’autentica moda negli ultimi anni anche se lievemente acidulo ma molto più profumato di altri succhi di agrumi viene utilizzato in purezza o per cocktail.  Con profondo orgoglio, posso dire che molte strade si stanno aprendo nella commercializzazione di un agrume che rappresenta un fiore all’occhiello per la nostra regione tanto da meritarsi una speciale menzione  dall’autorevole ‘New York Times’  che lo ha definito  ‘ prodotto unico al mondo’   ed è per questo che le superfici coltivate stanno aumentando di anno in anno”.

Sull’unicità della coltivazione e sulle molteplici proprietà benefiche che caratterizzano   questo pregiato agrume  punta, dunque,  la ripresa dell’economia locale.

“Ed è proprio in quest’ottica  che si inserisce la scoperta  dell’ architetto reggino Antonella Postorino. Si tratta dell’intonaco al bergamotto che se utilizzato potrebbe dare il via ad un rilancio green dei borghi storici calabresi riattivando, a costi più contenuti rispetto agli intonaci a base di malta cementizia, l’industria locale perché ottenuto dalla miscela di calci naturali locali con i residui della lavorazione del bergamotto”.

Architetto Postorinoun progetto interessante all’insegna della green economy

“Lo studio frutto di anni di ricerca mi ha  portato in giro per la nostra Calabria con l’obiettivo di recuperare i materiali costruttivi della tradizione edile locale. Basti pensare che sono circa 45 i borghi di pregio della regione che necessitano di interventi e 1500 gli edifici storici che andrebbero restaurati. L’intonaco al bergamotto potrebbe garantire risparmi sui costi a carico degli enti locali superiori al 30% rispetto ai metodi attualmente in uso. Nella provincia di Reggio si producono circa 140 mila tonnellate di ‘pastazzo’ ogni anno pari al 70% del totale della produzione di bergamotto. Una quantità enorme di scarti che attualmente hanno un valore di mercato bassissimo perché destinati alla discarica oppure in agricoltura, alla produzione di alimenti per il bestiame ma che, se reimpiegati nell’edilizia, potrebbero innescare un meccanismo virtuoso per lo sviluppo economico”.

Una novità rivoluzionaria ma che ancora, forse, non è riuscita ad ottenere il dovuto  riconoscimento

“Certamente. L’intonaco non è ancora stato brevettato né si riesce, sino ad oggi, a trovare imprenditori interessati ad avviarne la produzione su scala industriale e la relativa commercializzazione in Calabria nonostante il prodotto, premiato da Legambiente nel 2010, abbia già attirato l’attenzione di molti costruttori  dell’edilizia italiana. Tutto quello che esiste ancora in commercio sono le rimanenze della ricerca di laboratorio che stanno terminando con il rischio, probabilmente, che questo prodotto, appena riscoperto, possa essere destinato, ancora una volta, a tornare nel dimenticatoio. Ritengo  che fare impresa nel nostro Paese, purtroppo, sia quasi impossibile e spesso e volentieri le buone idee non  solo non vengono premiate, ma addirittura ostacolate”.