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Domenica, 20 Settembre 2020

Dossier banche (Cgia di Mestre): Mezzogiorno a rischio strozzinaggio

Impietoso e preoccupante il rapporto sulle banche e le politiche del credito stilato dalla Cgia di Mestre per il Sud Italia e la Calabria. Stando al dossier diffuso dall’Istituto di ricerca, negli ultimi 2 anni le banche hanno erogato a Impietoso e preoccupante il rapporto sulle banche e le politiche del credito stilato dalla Cgia di Mestre per il Sud Italia e la Calabria. Stando al dossier diffuso dall’Istituto di ricerca, negli ultimi 2 anni le banche hanno erogato a famiglie e imprese quasi 100 miliardi di euro in meno, rispetto al biennio precedente.Soldi “Con meno soldi a disposizione e la disoccupazione in aumento, il rischio usura assume dimensioni sempre più preoccupanti al Sud: soprattutto in Campania, Calabria e Abruzzo”. Non usa mezze parole il direttore della Cgia Giuseppe Bertolussi per descrivere la grave esposizione di imprese e cittadini meridionali e calabresi, diventati il bersaglio preferito dei cravattari.
I numeri fanno paura: in Calabria il rischio di finire in mano agli usurai ha raggiunto un tasso del 146,6, su un dato medio italiano fissato a 100. Il che significa che c’è il 46,6% di possibilità in più rispetto all’italiano medio di bussare alla porta degli strozzini. La nostra regione è seconda solo alla Campania, che ha un tasso del 164,3. Qui si contano tutta una serie di ragioni che ci rendono fragili di fronte al rischio dello strozzinaggio: troppa disoccupazione, tassi d’interesse altissimi, pochi sportelli bancari e tanti protesti, mentre le imprese colano a picco lasciandosi solo debiti alle spalle.
“Le segnalazioni purtroppo sono ancora molto poche – sostiene Bertolussi nell’illustrare il rapporto – Ciò che pochi sanno sono le motivazioni per le quali molte persone cadono tra le braccia degli strozzini. Oltre al perdurare della crisi, sono soprattutto le scadenze fiscali a spingere molti piccoli imprenditori nella morsa degli usurai”.
UsuraIl meccanismo è spietato: lo Stato chiede di avere quanto gli spetta attivando le procedure coattive di recupero crediti, le banche non concedono contanti e agli imprenditori non rimangono che due possibilità: dichiarare fallimento con le inevitabili conseguenze personali e familiari oppure rivolgersi agli strozzini e finire in un vortice anche peggiore.
Il focus sulla Calabria è ancora più crudo. Il tasso di disoccupazione è del 182,5 (ovvero il 22%), il più alto d’Italia. Il tasso d’interesse sui finanziamenti, invece, è secondo solo al Molise: 140,1 (3,77%) contro il 140,5. Se gli Istituti di credito prestano soldi ai cittadini, poi li rivogliono indietro a caro prezzo o almeno più caro che altrove. La Calabria è terza per protesti, con un tasso del 152,8, mentre sono pochissime le denunce per usura (12 nel 2012), meglio per le estorsioni (275 nello stesso anno). Spiccano anche leprocedure avviate contro le imprese in stato di insolvenza, che sono 106,4 contro i 100 della media italiana. Tutto ciò ha portato un peggioramento della situazione: se nel 2006 la Calabria occupava il terzo posto della classifica che misura il rischio usura, adesso la Regione ha superato anche il Molise, arrivando al secondo posto nel 2013.
Un quadro che diviene ancora più a tinte fosche se si analizzano le modalità con la quali le banche scelgono i soggetti a cui concedere credito. Sul punto è recentissima la denuncia di Luigi Donato, capo del servizio rapporti esteri e affari generali della vigilanzadella Banca d'Italia, che ha più volte chiesto agli istituti di credito di verificare la “qualità” della loro clientela, utilizzando al meglio le informazioni possedute. Per evitare di sbattere la porta in faccia ad imprenditori puliti strangolati dal fisco e della crisi e di spalancarle a chi magari è legato ai torbidi ambienti della criminalità organizzata, ma che garanzie ne possiede a dismisura.