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Martedì, 22 Settembre 2020

Allarme Mezzogiorno. Impietoso rapporto Svimez

Italia spaccata in due con il Mezzogiorno che sprofonda sempre più in basso. Ma anche all’interno dello stesso Meridione esistono diverse velocità di sviluppo tra le Regioni e, purtroppo, la Calabria si segnala per essere fanalino di coda. E’ impietoso Italia spaccata in due con il Mezzogiorno che sprofonda sempre più in basso. Ma anche all’interno dello stesso Meridione esistono diverse velocità di sviluppo tra le Regioni e, purtroppo, la Calabria si segnala per essere fanalino di coda. E’ impietoso il rapporto Svimez sull’Economia del Mezzogiorno, le cui anticipazioni sono state diffuse durante gli scorsi giorni. rapporto svimez 2014“In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2013 è sceso al 56,6% del valore del Centro Nord, tornando ai livelli del 2003, con un Pil pro capite pari a 16.888 euro”. Sono le crudissime cifre del rapporto che poi esamina ciascuna Regione d’Italia in maniera singola per stilare una graduatoria che vede, in relazione all’anno 2013, la Valle D’Aosta come Regione più ricca d’Italia (Pil pro capite pari a 34.442 euro) e proprio la Calabria come maglia nera d’Italia (Pil pro capite pari ad Euro 18.453).
In altri termini, chiosa in maniera lapidaria lo Svimez, “un valdostano ha prodotto oltre 18mila euro in più di un calabrese”.

Prodotto interno lordo


Stiamo assistendo ad un processo che non riesce ad essere arrestato: il Sud precipita in un baratro senza fondo e i governi nazionali non riescono ad elaborare politiche di sviluppo e perequazione che possano servire ad arginare il gap con il Nord del Paese. Il divario di Pil pro capite con il Settentrione nel 2013 è tornato al livello di dieci anni fa. Ma l’arretramento comprende tutti i parametri analizzati dal rapporto Svimez che segnala un crollo dei consumi delle famiglie pari al 13%, una riduzione del 53% degli investimenti nell’industria e anche una riduzione del numero di iscrizioni alle Università che sarebbe tornato ai livelli del 2000.
Il Sud si trasforma così in un fardello insopportabile per tutto il Paese che, complessivamente, riesce ad essere superato  anche dalla Grecia. Dal 2011 al 2013, secondo l’analisi Svimez, il tasso di crescita registrato in Germania  è stato del 15%, del 19 in Spagna, del 14,3% in Francia e del 1,6% in Grecia. L’Italia, invece, realizza un inquietante -0,2%. Un trend negativo frutto della compensazione tra Nord e Sud del Paese: se il Centro-Nord cresce del 2%, il Mezzogiorno lo affonda con un -7%.

Adriano Giannola, Presidente della SVIMEZ Adriano Giannola, Presidente della SVIMEZ


Inevitabile che in unquadro del genere si assista ad un crollo verticale dei consumi con un decremento pari al 2,4%. Un’emorragia continua se si analizza il periodo che va dal 2008 al 2013. Nel quinquennio i consumi delle famiglie calabresi sono calati del 13%, un dato pari al doppio di quello registrato nel resto del Paese. Nel periodo di riferimento considerato, le famiglie meridionali hanno diminuito la spesa per consumi alimentari del 14,6% e addirittura del 23,7% quella per l’acquisto di vestiario e calzature.

Occupazione


Un altro dato assai significativo è quello che riguarda l’occupazione. Il numero dei soggetti occupati nel Meridione è sceso sotto la soglia dei sei milioni di individui, il livello più basso mai avuto dall’anno 1977.
Anche in questo caso se l’analisi si allarga al quinquennio di crisi 2008-2013, il Mezzogiorno registra una caduta dei livelli di occupazione del 9% che vuol dire una perdita di circa 600mila posti di lavoro. Per dirla in maniera ancora più esplicita: su 985mila persone che in Italia hanno perso il lavoro, circa 583mila sono residenti al Sud. Nel Meridione d’Italia, dove si concentra la più bassa percentuale di soggetti occupati con appena il 26% del totale italiano, si ha la più alta perdita di posti di lavoro determinata dalla crisi pari circa al 60% del complessivo numero di nuovi disoccupati registrati sull’intero territorio nazionale.
Sempre basso, inoltre, il livello di occupazione femminile. Se in Europa il tasso di occupazione medio delle donne è del 66%, in Italia si scenda a picco tranne l’eccezione dell’Emilia Romagna che è in linea con i parametri europei. Maglia nera sempre al Sud che riesce ad andare peggio anche della Romania. Il tasso di occupazione femminile al Sud è inferiore al 40%, con la Calabria ferma al 37%, superata solo dalla Sicilia che non va oltre il 35%.
La disoccupazione non risparmia neanche i soggetti che possiedono titoli di studio medio-alti, con una percentuale di disoccupazione arrivata al 54% per i diplomati e al 43% per i laureati.
Facile immaginare le conseguenze in termini di flussi migratori che dal Sud vanno verso il Nord. In dieci anni (dal 2001 al 2011), secondo le stime diffuse dal rapporto Svimez, sono migrate dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord oltre un milione e mezzo di persone, di cui 188mila laureati. Un impoverimento che sfiora la desertificazione e non costituisce certo un segno di speranza per il futuro del Meridione.

Fondi europei unica soluzione


E’ un mantra che si ripete ormai da lunghissimo tempo. L’unica ancora di salvezza per le Regioni meridionali è rappresentata dalla programmazione della spesa comunitaria. Le anticipazioni del rapporto Svimez, analizzando sempre il periodo che va dal 2008 al 2014, mostrano  in maniera chiara come l’ammontare complessivo delle risorse disponibili per il Sud all’interno dei Fondi Coesione sarebbe pari a 13,6 miliardi di euro per il 2014. Ciò vuol dire che se si riuscisse a spendere l’intero ammontare delle risorse comunitarie disponibili si avrebbe un impatto che nell’area meridionale porterebbe ad un più 1,3% del Pil, facendo diventare positivo anche il saldo per l’intero Paese. Un aumento del Pil che ovviamente avrebbe una positiva ripercussione anche sui livelli di occupazione. Si tratta, purtroppo, di mere simulazioni in quanto i parametri di impegno della spesa comunitaria nelle varie Regioni meridionali non lasciano intravedere una sostanziale modifica di andamento rispetto al passato.