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Domenica, 20 Settembre 2020

Ecco a voi il Senato delle Regioni. Cento senatori e riforma delle funzioni. Addio al bicameralismo perfetto

Arriva il Senato delle Regioni, cala il sipario sul bicameralismo perfetto e anche sulla seconda Repubblica. Il decreto legge siglato dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi è passato a palazzo Madama con 183 voti a favore e 4 astenuti. Arriva il Senato delle Regioni, cala il sipario sul bicameralismo perfetto e anche sulla seconda Repubblica. Il decreto legge siglato dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi è passato a palazzo Madama con 183 voti a favore e 4 astenuti. Le opposizioni, in segnodi protesta, non hanno preso parte alla votazione. Palazzo MadamaAdesso il decreto, come previsto per ogni legge di riforma costituzionale, dovrà affrontare altre tre letture, due alla Camera e un’altra al Senato, prima di diventare legge. Il ministro Boschi, inoltre, ha assicurato che, a prescindere dall’esito delle prossime votazione, la riforma sarà sottoposta al giudizio dei cittadini con un referendum che dovrebbe svolgersi nel 2015.
La riforma, che modifica profondamente la Costituzione e cancella il Senato così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, potrà dunque subire ulteriori modificazioni, ma ci sono alcuni punti fermi che segnano un radicale cambiamento anche del potere legislativo del Parlamento.

Composizione del nuovo Senato

La fine del Senato elettivo è certamente la novità più rilevante della riforma costituzionale targata Renzi e prevede la fine dell’elettività di primo grado. Il futuro Senato sarà composto da 95 membri rappresentativi delle istituzioni territoriali e cinque di nomina presidenziale. Saranno i Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano a scegliere i senatori, con metodo proporzionale, fra i propri componenti. Inoltre ciascuna Regione eleggerà un senatore tra i sindaci dei rispettivi territori. La ripartizione dei seggi tra le varie Regioni avverrà in proporzione alla loro popolazione, ma nessuna Regione potrà avere meno di due senatori.
La durata del mandato dei senatori, che godranno dell’immunità come i colleghi deputati, coincide con quella che si ha nei “propri” organi territoriali.
La riforma, riducendo il numero dei senatori e azzerando le loro retribuzioni, produrrà un consistente risparmio per le casse dello Stato.

Il presidente del Senato Pietro Grasso. Il presidente del Senato Pietro Grasso.


Se si considera che oggi un senatore senza cariche particolari riceve ogni mese più di 14 mila euro - tra indennità, diaria e rimborsi forfettari per viaggi e assistenti - lo Stato dovrebbe evitare una spesa di circa 50 milioni di euro.

Funzioni

Cambiano radicalmente le funzioni del Senato e la riforma stoppa l’esercizio collettivo delle funzioni legislative che ha rallentato in maniera notevole i tempi dell’approvazione delle leggi. Il Senato non voterà più la fiducia al governo, e solo per alcune materie conserverà la funzione legislativa e i poteri di sindacato ispettivo. Potrà interrogare i ministri, verificare l’attuazione delle leggi, esprimere pareri sulle nomine governative e nominare commissioni d’inchiesta sulle autonomie territoriali, ma da palazzo Madama dovranno passare solo le riforme della Costituzione, le leggi costituzionali, le leggi sui referendum popolari, le leggi elettorali degli enti locali, le ratifiche dei trattati internazionali e, grazie all’emendamento leghista approvato a scrutinio segreto, il diritto di famiglia, il matrimonio e il diritto alla salute.
Tutte le altre leggi saranno di competenza della Camera dei deputati. Su queste ultime il nuovo Senato potrà esprimere proposte di modifica, su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti, ma in tempi strettissimi: gli emendamenti dovranno essere votati entro trenta giorni, dopodiché la legge tornerà alla Camera che si pronuncerà definitivamente e potrà anche respingere le proposte di modifica.
I senatori saranno chiamati a esprimersi anche sulle leggi di bilancio, ma dovranno votare le proposte di modifica entro 15 giorni: anche in questo caso però l'ultima parola spetterà alla Camera. Infine, se la maggioranza assoluta dei suoi componenti sarà d’accordo, il Senato potrà chiedere alla Camera di esaminare un determinato disegno di legge che, però, dovrà essere messo ai voti nel giro di sei mesi.

Il premier Matteo Renzi Il premier Matteo Renzi


Stato-Regioni

Con le ulteriori modifiche al titolo V della Costituzione inserite nel decreto Boschi, sono cancellate le Province e viene rovesciato il sistema per distinguere le competenze dello Stato da quelle delle Regioni. Mentre oggi vengono elencate tutte le materie su cui queste ultime possono legiferare, con la riforma è lo Stato a delimitare la sua competenza esclusiva (politica estera, immigrazione, rapporti con la Chiesa, difesa, moneta, sistema tributario, burocrazia, ordine pubblico, cittadinanza e stato civile, giustizia, diritti civili, salute, istruzione, previdenza, leggi elettorali locali, dogane, ambiente, beni culturali e paesaggistici, ordinamento delle professioni, energia, infrastrutture strategiche, porti e aeroporti).

Presidente della Repubblica

Cambiano anche le regole per l'elezione del presidente della Repubblica. L'attuale Costituzione impone il quorum dei due terzi fino al terzo scrutinio, oltre il quale è sufficiente la maggioranza assoluta. La nuova norma richiede invece il quorum più alto per primi quattro scrutini, poi lo fa scendere ai tre quinti nei successivi quattro, e solo alla nona votazione lo abbassa alla maggioranza assoluta dei grandi elettori.

Referendum

Le firme necessarie per i referendum restano 500mila, con il quorum del 50% più uno degli aventi diritto. In caso si arrivi a 800mila firme il quorum, invece, si abbassa alla maggioranza dei votanti dell’ultima tornata elettorale. Sono introdotti, infine, i referendum propositivi e d’indirizzo. Per presentare una legge di iniziativa popolare bisognerà raccogliere 150mila firme in luogo delle attuali 50mila.

Cnel, Province e Commissariamenti

Le Province scompaiono dalla Costituzione definitivamente dopo le leggi approvate dagli ultimi governi che ne hanno limitato, o azzerato, le funzioni. Le loro funzioni vengono trasferite allo Stato.
Sarà inoltre possibile commissariare le Regioni e gli Enti locali qualora incorrano in grave dissesto finanziario, esercitando una sorta di “clausola di supremazia” nei confronti delle Regioni a tutela dell’unità della Repubblica e dell’interesse nazionale.
Viene abolito, infine, il Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro.