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Venerdì, 14 Agosto 2020

Rapporto Istat 2014: in Calabria le famglie più povere d’Europa

Il Mezzogiorno continua ad essere il fanalino di coda e perde occupazione più del resto del Paese. È il dato emerso dalla  presentazione del XXII Rapporto Istat. Nulla di nuovo, si potrebbe dire.
Nel 2013 la caduta del Pil risulta molto più accentuata nel Mezzogiorno.Rapporto annuale 2014 - La situazione del Paese A  fronte di un calo nazionale dell’1,9%, il Sud ha fatto registrare una riduzione del 4%, doppia rispetto al dato complessivo. E il disagio sociale aumenta sempre di più. Il livello di povertà tra le famiglie è tra i più alti in Europa (19,5%), e i consumi continuano ad essere in ribasso. Se da un lato,  le famiglie hanno ridotto i consumi, dall’altro si è registrato un incremento di spesa per comunicazioni, abitazione, combustibili ed energia, ed è rimasta invariata la spesa destinata all’alimentazione, alla Sanità e ai trasporti. Sul piano dell’occupazione, i giovani sono la classe sociale più colpita dagli effetti della crisi. Nel primo trimestre del 2014 il numero delle persone disoccupate sfiora i 3,5 milioni. Grave anche il livello dei senza lavoro tra i giovani dai 15 ai 24 anni, che sale al 46,0%.
Una persona residente al Sud beneficia mediamente di una spesa sociale annua di circa 50 euro per i servizi comunali, contro i 160 euro del Nord-Est. In particolare, dal Rapporto Istat, emerge che in Calabria i Comuni offrono servizi di welfare per una spesa massima di 26 euro per ogni cittadino.  Gli asili nido sono insufficienti e i servizi integrativi per la prima infanzia quasi inesistenti.
Tra le regioni italiane, la Calabria in termini di percentuale di comuni coperti spicca con il valore più basso (13,0 %). Al Sud i bambini che usufruiscono di asili nido comunali o finanziati dai Comuni variano dal 3,5 % al 17,1 %, mentre al Nord-est i Comuni che garantiscono la presenza del servizio variano dal 24,3% all’82,6%. E in Calabria solo il 2,4% dei bambini usufruiscono dei servizi all’infanzia e le differenze si riscontrano anche sul tipo di offerta integrativa e innovativa.
Il tema dolente dell’occupazione, si ripercuote su tutte le regioni meridionali, e alla Calabria spetta un triste primato: è la regione con il più alto tasso di disoccupazione, lavoro nero e contratti irregolari.lavoro Secondo l’Istat la Calabria è l’ultima per quel che concerne l’occupazione maschile che è al 49,4% e al 32% per le donne, ad eccezione di Catanzaro,  dove per i maschi il tasso di occupazione varia tra il 54,5% e il 65,2%, e per le donne tra il 32,5% e il 45,8%.
A Vibo Valentia, Reggio Calabria, Cosenza e Crotone il tasso di occupazione minimo maschile è inferiore al 50% e l’occupazione femminile presenta valori allarmanti.
Il calo dell’occupazione si ripercuote drammaticamente all’interno delle mura domestiche,  si riducono le famiglie con almeno un componente tra 15 e 64 anni e senza pensioni da lavoro che possono avvalersi di due o più occupati in casa e crescono quelle in cui non è presente alcun occupato. Tra le famiglie che hanno un solo occupato crescono quelle in cui l’unica fonte di reddito proviene dal lavoro della donna.  Tali tendenze aggravano ulteriormente la debolezza strutturale del mercato del lavoro nel Mezzogiorno.
Il Rapporto Istat 2014, oltre a illustrare gli effetti economici e sociali della crisi, mette in evidenza le potenzialità del Paese delineando possibili scenari per il futuro. L'attenzione è focalizzata sulle sfide con cui si dovranno confrontare gli aspetti economici e sociali della realtà italiana, in particolare del Mezzogiorno, per intraprendere un piano di ripresa, già dai prossimi mesi.
Gli squilibri esistenti tra le diverse aree del Paese sui diversi tassi di disoccupazione dimostrano chiaramente che occorrono politiche urgenti. Non si può prescindere da azioni, finalizzate a rilanciare la produzione e le imprese, che si rendono necessarie per determinare nuove prospettive di sviluppo. Occorre che il Governo e le amministrazioni locali, dopo le politiche fallimentari degli ultimi anni, agiscano con determinazione, attraverso misure immediate per affrontare questa emergenza sociale che assume risvolti sociali drammatici.