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Venerdì, 07 Agosto 2020

Nelle “periferie” uno sguardo nuovo sul mondo. I gesuiti al servizio del Sud

La Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale (sezione San Luigi), diretta a Napoli dai gesuiti, ha presentato, al Salone internazionale del libro di Torino, il programma delle proprie collane di ricerca (edite da “Il pozzo di Giacobbe”) all’interno di un dibattito La Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale (sezione San Luigi), diretta a Napoli dai gesuiti, ha presentato, al Salone internazionale del libro di Torino, il programma delle proprie collane di ricerca (edite da “Il pozzo di Giacobbe”) all’interno di un dibattito a più voci sulla formazione teologica nel Meridione, sul senso della presenza dei gesuiti a Napoli e su cosa significhi fare teologia al Sud.

Sergio Tanzarella (docente di Storiadella Chiesa presso la sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, dove dirige l’Istituto di Storia del cristianesimo, e direttore della collana “Oi christianoi”), Carlo Casalone (Superiore della Provincia d’Italia dei Gesuiti), Sergio Bastianel (docente di teologia morale, decano della sezione San Luigi e direttore della collana “Sequela di Cristo”), Roberto Repole (presidente dell’Associazione teologica italiana), Carmelo Torcivia (Presidente dell'Associazione italiana dei catecheti e direttore delle collane “Formazione e teologia” e “Kairòs”) Sergio Tanzarella (docente di Storia della Chiesa presso la sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, dove dirige l’Istituto di Storia del cristianesimo, e direttore della collana “Oi christianoi”), Carlo Casalone (Superiore della Provincia d’Italia dei Gesuiti), Sergio Bastianel (docente di teologia morale, decano della sezione San Luigi e direttore della collana “Sequela di Cristo”), Roberto Repole (presidente dell’Associazione teologica italiana), Carmelo Torcivia (Presidente dell'Associazione italiana dei catecheti e direttore delle collane “Formazione e teologia” e “Kairòs”)


Per spiegare il significato e il valore delle collane è intervenuto Sergio Bastianel, docente di teologia morale, decano della sezione San Luigi e direttore della collana “Sequela di Cristo”: “La sezione San Luigi prevede un primo ciclo di cinque anni, come tutte le facoltà di teologia, e tre specializzazioni in teologia biblica, teologia dogmatica e teologia morale e spirituale. Le pubblicazioni dei docenti devono tener conto di questo lavoro: servono testi per gli alunni al di sotto dei venticinque anni e per i dottorandi che li aiutino a prepararsi in maniera specializzata in un determinato campo. Fra gli alunni ci sono i futuri docenti della facoltà di teologia che hanno diritto ad una particolare attenzione ed è su questo che le nostre collane si concentrano”. E ne ha commentate alcune di esse: “La collana “Aloisiana” non è appetibile in quanto costosa e comprendente tesi di dottorato, per cui a leggerla non sono in molti. La collana “Ai crocevia” vuole essere, invece, più accessibile, non al grande mercato ma agli studenti di teologia, a cui offre un contributo formativo. La collana che pare abbia avuto affermazione e riscontro di apprezzamento notevole è “Oi christianoi – nuovi studi sul cristianesimo nella storia”, diretta da Sergio Tanzarella, che porta il contributo di una ricerca storica dedicata alla cristianistica”. Il punto su cui ha insistito Bastianel è l’importanza che le collane rivolgono alla formazione:

Sergio Bastianel, docente di teologia morale, decano della sezione San Luigi e direttore della collana “Sequela di Cristo” Sergio Bastianel, docente di teologia morale, decano della sezione San Luigi e direttore della collana “Sequela di Cristo”


“L’80% dei nostri studenti sono futuri sacerdoti. Ma ci occupiamo anche della formazione di laici che sono fortemente motivati e con la prospettiva di non utilizzare il titolo accademico religioso a fini lavorativi”.
A proposito della formazione al Sud, il decano della sezione San Luigi ha aggiunto: “Un po’ farà sorridere che a spiegare ciò sia uno del Nord, ma ho la cittadinanza e la residenza napoletane. Per poter svolgere una formazione teologica che tenga conto dei problemi meridionali è necessario sapere chi forma il corpo e noipossiamo contare su un corpo accademico in cui le varie componenti ecclesiali sono seriamente rappresentate: tra i diciotto docenti stabili vi sono nove gesuiti, due religiosi di altre congregazioni, quattro laici e tre diocesani. Noi cerchiamo di fare attenzione affinché la riflessione teologica sia non solo di chiesa, chiediamo che ci sia attenzione specifica a domande teologiche e filosofiche, ovvero vitali, che vengono dal contesto meridionale. E il problema che ci riguarda in Italia è il problema della chiesa nel mondo, di capire e trasmettere la fede; la riflessione teologica necessita di nutrirsi della realtà di vita dei credenti. Io non so se stiamo rispondendo alle esigenze teologiche del Sud, ma appunto la formazione che noi offriamo non è unicamente teologica in quanto è necessario che i saperi interdisciplinari si fondino tra loro”.
Carlo Casalone, Superiore della Provincia d’Italia dei Gesuiti,

Carlo Casalone, Superiore della Provincia d’Italia dei Gesuiti Carlo Casalone, Superiore della Provincia d’Italia dei Gesuiti


ha poi illustrato il senso della presenza dei gesuiti a Napoli, spiegando che negli ultimi dieci anni mezzo milione di persone è migrato dal Sud al Nord, prevedendo che nel 2050 diverranno tre milioni.
In sostanza, nel Sud è in atto una “desertificazione umana”: “papa Francesco afferma che sono le periferie i luoghi da cui guardare il mondo, perché gli occhi delle periferie rappresentano la resistenza alla globalizzazione.
È da li che può esserci una nuova prospettiva del mondo. Ecco la chiave interpretativa dei fenomeni sociali, culturali ed economici.
La fede è una risorsa che permette la convivenza sociale con valori che facilmente sfuggono. Comprendere questa realtà è il contributo che la fede dà alla società. Il rapporto tra fede e giustizia – ha proseguito Casalone – è messo a fuoco dalla compagnia di Gesù da cinquant’anni anni e vogliamo continuare a insistere. Ecco le ragioni per cui lavoriamo al Sud. Come? Attraverso tre regole chiave: 1) partecipare, ovvero lavorare all’interno della comunità, solo da qui è possibile una riflessione teologica: noi formiamo non solo nelle università, ma anche a Scampia e nel centro di Napoli attraverso la comunità di Gesù Nuovo; 2) discernere, cioè capire come lo Spirito agisce; 3) accompagnare, cioè mettersi a fianco di chi vive queste situazioni, senza giudizi di esclusione”.

Carmelo Torcivia, Presidente dell'Associazione italiana dei catecheti e direttore delle collane “Formazione e teologia” e “Kairòs” Carmelo Torcivia, Presidente dell'Associazione italiana dei catecheti e direttore delle collane “Formazione e teologia” e “Kairòs”


La parola è poi passata a Carmelo Torcivia, Presidente dell'Associazione italiana dei catecheti e direttore delle collane “Formazione e teologia” e “Kairòs”, che ha spiegato cosa significa fare teologia al Sud: “È necessario sapere che, senza voler fare le vittime, continua a sussistere una problematica, coincidente con la criminalità organizzata, che porta a uno sviluppo bloccato della cultura. Noi ci ritroviamo a dover elaborare teorie e a vivere prassi che tengano conto di questo quadro. La dimensione cattolica e religiosa è molto presente ma in maniera frastagliata, perchéabbiamo una tipologia di religiosità popolare radicata al Sud più che al Nord. Al Sud, giovani e anziani vivono le tradizioni religiose, ad esempio se si trovano al Nord tornano a casa per celebrare una festa religiosa. Dunque al Meridione si trasmette la fede con le tradizioni e misconoscerlo è un becero illuminismo. Si tratta di una religiosità di tipo sacramentale (andare a messa la domenica, chiedere i sacramenti nei riti di passaggio), quindi appare evidente come le tradizioni religiose rappresentino una bella fetta del cattolicesimo italiano. Cosa significa allora fare teologia al Sud? Significa incontrarsi con questi elementi culturali e religiosi in una dimensione di forte presenza di cristianità. Al Sud, il cristianesimo non è solo un collante per la società, non è giustificabile solo per motivi di tradizioni religiose popolari, ma è qualcosa di originale”.