Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Sabato, 15 Agosto 2020

Moresco, Petrignani e Valerio: la terna finalista del “Premio Tropea”

Antonio Moresco (“La lucina”, Mondadori), Sandra Petrignani (“Marguerite”, Neri Pozza) e Chiara Valerio (“Almanacco del giorno prima”, Einaudi): è la terna finalista dell’ottava edizione del Premio letterario nazionale Tropea, selezionata domenica 4 maggio presso la sala conferenze del Museo diocesano Antonio Moresco (“La lucina”, Mondadori), Sandra Petrignani (“Marguerite”, Neri Pozza) e Chiara Valerio (“Almanacco del giorno prima”, Einaudi): è la terna finalista dell’ottava edizione del Premio letterario nazionale Tropea, selezionata domenica 4 maggio presso la sala conferenze del Museo diocesano di Tropea dal Comitato tecnico scientifico presieduto da Gian Arturo Ferrari (già presidente del “Centro per il Libro e la Lettura” e con un passato da direttore generale della divisione libri Mondadori).
Una serata ricca di stimolanti interventi che hanno accompagnato la manifestazione culturale ideata e organizzata dall’Accademia degli Affaticati di Tropea e co-finanziata dalla Regione Calabria con fondi europei. “Ho il relativo vantaggioha esordito Ferraridi non avere mai avuto nulla a che fare con il premio e con questa terra e ciò mi ha dato l’opportunità di guardare da esterno questa realtà. Ho quindi accettato con piacere di presiedere quello che reputo un buonissimo premio e di prendere il posto di una grande amica, Isabella Bossi Fedrigotti. Dei duemila e cento premi che esistono in Italia, il ‘Tropea’ si colloca senz’altro tra i primi dieci come rilievo e come prestigio. Per chi vince un premio non è tanto importante il ritorno monetario, ma è fondamentale il prestigio che riesce a guadagnarsi nella comunità dei lettori e nella comunità di coloro che di libri, a vario tipo, si occupano e vivono: autori, editori, bibliotecari, giornalisti e coloro che costituiscono il mondo del libro. Credo che in questo momento bisogna proseguire e andare avanti, senza dover a tutti costi cambiare qualcosa, ma perseverare nelle cose buone, perché quando qualcuno trova una cosa che va bene così com’è, allora è necessario proseguire. La cosa che più ci si può augurare per il premio è quindi quella di riuscire a mantenere il livello qualitativo attuale”.
Tra i vincitori delle passate edizioni del premio Tropea, Vito Teti (con “Il patriota e la maestra”, Quodlibet) e Mimmo Gangemi (con “La signora di Ellis Island”), volti nuovi del comitato tecnico-scientifico insieme a Lionella Morano e Piero Violante.
Membri del comitato anche Gilberto Floriani (direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese), Pierfranco Bruni (vice presidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani) e i quattro soci fondatori:

Gian Arturo Ferrari, presidente del Comitato tecnico-scientifico del Premio letterario nazionale Tropea.


il giornalista Rai Pasqualino Pandullo (patron del premio e presidente dell’Accademia degli Affaticati), l’editore Giuseppe Meligrana, Pasquale d’Agostino e Antonio Pugliese. Quest’ultimo, durante la serata, ha rievocato le origini dell’antica organizzazione: “L’accademia, rifacendosi già nel nome a quella platoniana, nasce a Tropea nel quindicesimo secolo. Come per tutte le accademie nate in Italia durante il rifiorire culturale del Rinascimento, spesso i suoi membri prendevano nomi umoristici. A Tropea, ad esempio, gli ‘affaticati’ avevano nomi molto particolari, come ‘il glorioso’ o ‘l’ingegnoso’. A rinnovare l’Accademia tropeana è stato Orazio Scrugli e poi, a cominciare dal 1561, fecero parte degli ‘affaticati’ i fratelli Caivano, poeti e autori di centinaia di sonetti che si allineavano al petrarchismo. Molti sono stati i religiosi che ne fecero parte e infatti proprio in Cattedrale avvenivano alcune riunioni, durante le quali si componevano anche sonetti. Tra gli ‘affaticati’, la cui attività si chiuse dopo quasi quattro secoli, con varie interruzioni, comparirono anche uomini illustri, come il nostro filosofo Pasquale Galluppi”.
L’antropologo Vito Teti ha ricordato Saverio Strati, lo scrittore di Sant’Agata del Bianco scomparso il 9 aprile scorso in Toscana: “Un uomo sobrio come Strati, spesso si denudava per rendere esplicite le proprie idee ed è come se dovesse giustificarsi di aver scritto tanto e di dover ricordare agli altri la serie di capolavori che aveva scritto. In un certo senso Strati accompagna la fine del mondo contadino tradizionale, individuandone le contrapposizioni, descrivendo lo stato degli emigranti e denunciando le prime azioni della ‘ndrangheta, che in quegli anni andava organizzandosi.

Lo scrittore Vito Teti, membro del comitato tecnico-scientifico e vincitore della settima edizione del Premio letterario Nazionale Tropea con “Il patriota e la maestra” (Quodlibet).


Ai miei studenti direi ‘leggete Saverio Strati per il valore di quanto ha scritto, al di là del valore delle sue opere’”.
Il ricordo, a cento anni dalla nascita, è andato anche a un protagonista sui generis della storia letteraria italiana del ’900: Giuseppe Berto, lo scrittore veneto che attratto dal calore e dalla bellezza del meridione d’Italia - ha spiegato Pandullo, che ha condotto la serata - , per una sorta di folgorazione estetica, si stabilì a soli 10 chilometri da Tropea, a Capo Vaticano, costruendo una ‘pinnata’, cioè tipica abitazione locale, dove visse con la famiglia”. Pasquale D’Agostino ne ha quindi tratteggiato l’atteggiamento verso l’ambiente calabrese e la natura: “Berto pensava che la natura non dovesse essere lasciata dall’uomo così com’è, ma che dovesse essere curata e modificata e per raggiungere uno stato di pura bellezza. Lui pensava che il turismo a Tropea e Capo Vaticano dovesse diventare la risorsa principale, soppiantando l’agricoltura. Per me Berto non è stato solo un compagno di studi e di lavoro, ma anche di divertimento”.
A soffermarsi sulle connessioni tra la realtà siciliana e la Calabria è stato Piero Violante, che ha commentato: Le disconnessioni della cultura meridionale sono di certo state maggiori delle connessioni, che vengono spesso coperte dalle altre connessioni, quelle mafiose. Il legame tra Palermo e la Calabria, oggi, spesso riguarda solo i tribunali, ma prima era diverso. Il ruolo della cultura è quello di creare un nuovo canale. Rispetto alla natura, argomento di cui si parlava prima con Berto, penso che i letterati dovrebbero riflettere sul fatto che la cultura sia ferita e viviamo in un’epoca in cui l’orizzonte della natura non è più salvaguardato”.
Gilberto Floriani è intervenuto sul ruolo della lettura nella cultura della nostra regione rispetto ad altre realtà nazionali: “Sicuramente navighiamo nella parte bassa della classifica della letteratura in Italia.

Gilberto Floriani, direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese e membro del comitato tecnico-scientifico del Premio letterario nazionale Tropea.


Negli anni passati c’erano stati movimenti, ma la crisi degli scorsi anni ha fatto registrare un regresso e siamo ora in una zona grigia, dove si legge molto poco. Per far leggere di più bisogna investire più denari. Se le biblioteche non possono acquistare nuovi libri non si va da nessuna parte. Analogo discorso vale per la scuola o anche per lo stesso premio, che è cofinanziato, non finanziato, dalla Regione e deve essere mandato avanti tra tante difficoltà, a volte con il lavoro volontario e utilizzando le nostre sedi. Quindi, in un discorso come questo, è importante far emergere anche simili difficoltà”.
Mimmo Gangemi ha contribuito alla manifestazione con una riflessione sul mondo degli e-book, sottolineando il ruolo pionieristico del “Tropea” nel voler diffondere ai 450 giurati della Calabria i tre libri finalisti in formato elettronico:Non sono certamente un nativo digitale e questo lo testimoniano i miei capelli bianchi. Ho partecipato alla prima edizione del Premio che utilizzò gli e-book con un po’ di perplessità, ma in seguito mi sono ricreduto, perché il mondo è pronto ad accettare queste nuove forme di libro. Bisogna perdere atto del mondo che cambia, che si evolve e capire che il digitale, in alcuni paesi, ha superato il cartaceo e quindi riconosciamo che il Premio Tropea è stato il primo in Italia a intuire questo cambiamento”.
La terna finalista è stata selezionata dai 18 titoli in gara provenienti da 13 case editrici: “Le voci di Berlino” (Bompiani) di Mario Fortunato, “Il sale rosa dell’Himalaya” (Bompiani) di Camilla Baresani, “Almanacco del giorno prima” (Einaudi) di Chiara Valerio, “Condominio R39” (Einaudi) di Fabio Deotto,  “Per dieci minuti” (Feltrinelli) di Chiara Gamberale, “Il sorriso di don Giovanni” (Feltrinelli) di Ermanno Rea, “Ritorno all’inferno” (Ferrari) di Luigi Renzo, “Cadavere squisito” (Mondadori) di Luigi Carletti, “Nuovo dizionario delle cose perdute” (Mondadori) di Francesco Guccini, “La lucina” (Mondadori) di Antonio Moresco, “Marguerite” (Neri Pozza) di Sandra Petrignani, “Ovunque proteggici” (Nottetempo) di Elisa Ruotolo, “Le macerie dentro” (Pellegrini) di Carlo Simonelli, “Trattato generale dei pesci e dei cristiani” (Prova d’autore) di Maro Genco, “Marina bellezza” (Rizzoli) di Silvia Avallone, “Da che parte sta il mare” (Rubbettino) di Annarosa Macrì, “Carta vetrata” (Sabbia rossa) di Paola Bottera, “L’ultima indagine delCommissario” (Sellerio) di Davide Cammarone.
L’Accademia degli Affaticati consegnerà i libri finalisti ai membri della Giuria popolare (sarà nominata entro la fine di questo mese) che comprenderà, oltre ai 16 fondatori dell’associazione, anche i 409 sindaci della Calabria (o i loro delegati designati) e 25 persone di estrazione diversa, per un totale di 450 componenti. Il vincitore del Premio letterario nazionale Tropea sarà proclamato il prossimo 26 luglio.